Laguna segretaCampielli, isole e vigneti urbani

Lontani dalla frenesia di Piazza San Marco, dai vaporetti affollati, dalle code di turisti in fila per entrare nei musei alla scoperta del volto vitivinicolo della Serenissima

Venezia rivela a chi ama i ritmi lenti riti e abitudini che si ripropongono da secoli tra calli e campielli: nascosti (ma facili da percorrere) nella sua parte più segreta, la Serenissima ha in serbo itinerari che si snodano tra canali e laguna, tra isole e barene e che ricostruiscono la storia di scambi e traffici intensi, verrebbe da dire globali.

Città di navigatori e mercanti, Venezia nei suoi siglos de oro è stata il polo commerciale più importante d’Europa: qui arrivavano dall’Oriente merci rare e preziose, sete e damaschi, spezie e profumi, ma la flotta della Serenissima riforniva i mercati del Continente anche con i più pregiati vini del Mediterraneo.

E l’importanza del vino in città si ritrova anche nei nomi delle sue vie. I nizioleti (i lenzuolini bianchi che indicano i nomi delle strade veneziane) confermano: calli, campielli, sotoporteghi, corti, rive, campi celebrano Calle del Calice, Calle della Malvasia a cui sono dedicati anche un Sotoportego, una Fondamenta (della Malvasia Vecchia), un Ponte. E poi Calle (e Sotoportego e Corte) del Boter (il bottaio), Calle della Vida (la vite) e Riva del Vin, vero e proprio hub per gli scambi e i commerci cittadini.

Una Venezia “città del vino” non è mai entrata nell’immaginario collettivo, ragione per cui visitarla da enoturisti fa un po’ strano ma il Consorzio Vini Venezia ha realizzato un progetto per guardare la città e la sua laguna da un’ottica diversa e proporre ai visitatori tre wine tour. L’idea è nata – anche – per promuovere la Doc Venezia e quelle antiche denominazioni del territorio che ne fanno parte: i vitigni autoctoni delle Doc storiche (Merlot, Pinot Grigio, Manzoni bianco, solo per citarne alcuni) e in più le due Docg (Lison Classico e Malanotte).

L’itinerario Le vie del vin e de altre merci preziose, per esempio, attraversa la città per seguire le strade degli antichi mercanti e mercati in un viaggio che fa rivivere il commercio delle merci preziose dell’epoca, spizzicando qua e là vini e cicheti.

Se, però, sono gli incontri culturali a incuriosire, si potrebbe scegliere Culture e tratte d’Oriente per riscoprire i traffici di merci e quanto questi abbiano influenzato l’identità della città.

Per gli amanti del bien vivre c’è De arti, de vin e altre meravegie, la via delle scuole d’arte, delle gallerie e dei musei più interessanti. Ma oltre che importarlo dai paesi del Mediterraneo il vino si produceva anche in laguna dove, tra la città e le isole, erano coltivati a vite trecento ettari: secolare, insomma, la liaison tra Venezia e il vino.

Liaison che si vive anche oggi grazie a vigneti nascosti ma non troppo, anche se a volte sono pochi filari che fanno bella mostra di sé in giardini magici e in broli fuori mano. Pochi sanno, per esempio, che a pochi passi dalla Stazione di Santa Lucia, nel complesso di Santa Maria di Nazareth (la chiesa è un trionfo di affreschi del Tiepolo) si visita, nel giardino del Convento dei Carmelitani Scalzi, un vigneto composto da antiche varietà autoctone con settecento piante che producono una limited edition (non si arriva alle 2000 bottiglie) di due vini da tavola, il bianco Ad Mensam e il rosso Prandium.

Merito del Consorzio Vini Venezia che, dal 2010, ha dato vita al progetto di recupero della biodiversità vitivinicola in città piantumando una selezione di barbatelle che costituisce una banca genetica delle varietà presenti nel territorio veneziano. L’obiettivo? Scoprire origine, provenienza e caratteristiche dei vitigni presenti in città e la loro conservazione: sono stati raccolti più di 70 esemplari individuando ben 30 specie diverse di cui ancora 3 risultano sconosciute. Raboso Piave, Tocai Friulano, gli incroci Manzoni, i Pinot, il Refosco dal Peduncolo Rosso, i Cabernet, Merlot, Verduzzo trevigiano e friulano e Chardonnay, Malvasia istriana sono le varietà che sono state analizzate e mappate. Ed è proprio dietro le mura del convento, a due passi dal Canal Grande, che ha preso vita uno dei vigneti sperimentali del Consorzio dove maturano le uve che si trovano nella Doc Venezia.

Il vigneto fa parte del Giardino Mistico degli Scalzi, un giardino dove la scelta di piante, erbe, ortaggi è ispirata a una simbologia sacrale: il vigneto richiama il vino eucaristico, l’orto dei semplici ricorda la purificazione del corpo e dell’anima, gli ulivi sono tredici come Cristo con gli apostoli, il frutteto indica la generosità del Creatore.

Il secondo vigneto sperimentale del Consorzio si trova a Torcello, una delle isole più piccole e romantiche della laguna. Dall’imbarcadero si segue il percorso pigro di un canale e dopo aver ammirato i mosaici della Basilica di Santa Maria Assunta, si attraversa il Ponte del Diavolo e ci si dirige verso la Tenuta Baslini, dove, tra antiche rovine, chiesette diroccate e orti, il vigneto cresce rigoglioso in un’atmosfera a dir poco paradisiaca.

Il risultato è una raccolta di vitigni che vanno a costituire una sorta di banca genetica a cielo aperto immersa nella struggente bellezza della laguna e dell’isola di Torcello.

Ma il genius loci enoico di Venezia si ritrova soprattutto nelle osterie e nei bacari, vere e proprie cattedrali pagane dove si officia da sempre uno dei riti più seguiti in città, quello dell’andar per ombre, ossia la degustazione di un calice di vino accompagnata da spuntini (i cicheti ) a base di baccalà mantecato, sarde in saor, polpi, pesciolini fritti.

Anche quando la movida e le tapas non erano ancora state importate, quando gli aperitivi erano di là da venire, a Venezia, il rito dei cicheti era già celebrato da tutti i componenti della tribù urbana: bancari e donne in carriera, boomer e startupper, veneziani doc e foresti.

Se per l’origine di ombra sono tutti d’accordo (un tempo i venditori ambulanti di vino si spostavano seguendo l’ombra del campanile di San Marco) per cicheti l’etimologia è incerta e controversa (il che non fa che aumentare il fascino del rito iniziatico…): chi la vuole derivata dal latino, chi, al contrario, la fa discendere dal francese. Fatto sta che quello di ombre e cicheti è un rito sociale: nessuno beve da solo e il bancone, i tavoli, i dehors delle osterie (anche nella stagione meno clemente) sono affollati da gruppi di amici che si vedono alla fine della giornata di lavoro, scambiano quattro chiacchiere, assaggiano uno stuzzichino e lo accompagnano con “un’ombra di quello buono”.

E così, prima di lasciare Torcello, ci si ferma all’Osteria al Ponte del Diavolo per la celebrazione di questo rito universalmente amato in città e in laguna. A fianco del canale la degustazione dei vini della DOC Venezia (Manzoni bianco e Chardonnay tra gli altri) è assicurata in abbinamento con il classico bocon venezian (sarde, baccalà, polipetti).

Ma anche in città c’è l’imbarazzo della scelta tra bacari e osterie (per gli indecisi c’è Bacarando, una vera e proprio guida per una immersione totale nel mondo dei bacari): una delle soste più gettonate è quella Al Mariner spartano quanto basta, affacciato su un canale, con cicheti robusti e dal gusto deciso, degustazioni a pelo d’acqua e una grande scelta di vini e bollicine venete. Ma l’aperitivo più esclusivo è quello, nel Sestiere di Dorsoduro, con vista sullo Squero di San Trovaso, l’ultimo cantiere dove si fabbricano a mano, come una volta, le eleganti gondole destinate e solcare canali e rii. Nella luce rosa del tramonto, tra le sagome total black delle imbarcazioni e lo svolio dei gabbiani, i cicchetti sembrano più golosi e il vino ancora più elegante.

Ogni anno il Consorzio Vini Venezia promuove, all’interno del Giardino Mistico degli Scalzi, Feel Venice, un piccolo ma ricercato evento che celebra la ricchezza enologica dell’area di Venezia portando i wine lovers alla scoperta dei vini provenienti dalle cinque denominazioni consortili. Protagoniste indiscusse della manifestazione sono, infatti, le referenze prodotte dalla DOC Piave, DOC Lison Pramaggiore, DOC Venezia, DOCG Malanotte e DOCG Lison che il pubblico può apprezzare anche in degustazioni guidate, nella magica atmosfera del Giardino Mistico degli Scalzi.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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