Un mercato è per sempreIl dilemma dell’Unione europea sulle sanzioni ai diamanti russi

La società russa Alrosa continua a commerciare con il Belgio, l’hub europeo delle pietre preziose

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Nei pressi della stazione centrale di Anversa, storico centro mercantile europeo, sorge un piccolo quadrilatero che vale miliardi di euro di fatturato. Per le sue strade si muove una moltitudine di nazionalità diverse, spostandosi da una transazione all’altra. Si tratta del Diamond District, uno dei luoghi più importanti al mondo per la lavorazione dei diamanti grezzi. In questi pochi chilometri quadrati migliaia di aziende e commercianti acquistano e vendono gemme. Anversa è la capitale del diamante: nel 1919, fu proprio qui che il matematico e gemmologo Marcel Tolkowsky calcolò che 57 sfaccettature erano il taglio perfetto per catturare il fuoco e la brillantezza della pietra preziosa.

Nel quadrilatero però continuano ad arrivare diamanti russi (anche se in quantità ridotte rispetto al passato), nonostante il conflitto ucraino abbia tagliato i ponti commerciali tra Europa e Russia. I diamanti hanno eluso l’elenco delle sanzioni finora: l’omissione è ancora più sorprendente, poiché il commercio riguarda un solo Stato membro, il Belgio.

La Russia produce circa il 30% dei diamanti del mondo, il 90% dei quali viene estratto e venduto da Alrosa, un enorme monopolio minerario strettamente legato al Cremlino. Un terzo del pacchetto azionario di Alrosa è di proprietà diretta dello Stato e un altro terzo è di proprietà dei governi regionali. Nello specifico, si tratta della repubblica russa di Yakutia e delle sue amministrazioni, dove si trovano numerose miniere.

Anche la leadership aziendale di Alrosa è estremamente vicina al Cremlino e il suo amministratore delegato Sergei Ivanov è stato colpito dalle sanzioni statunitensi. Suo padre, tra l’altro, è Sergei Borisovich Ivanov, uno dei più stretti alleati di Putin e già ministro della Difesa, colonnello generale del KGB e capo dello staff del presidente russo. La società è un’importante fonte di guadagno per i suoi azionisti: nel 2021 ha registrato vendite per oltre 4 miliardi di dollari, con un utile netto di 91 miliardi di rubli (943 milioni di dollari).

Soprattutto, in passato l’azienda ha finanziato un sottomarino da combattimento B-871, denominato proprio Alrosa. A giugno, l’imbarcazione è tornata in mare dopo un lavoro di aggiornamento durato otto anni che ha incluso l’equipaggiamento di missili da crociera Kalibr. A settembre, i funzionari dell’UE hanno fatto riferimento al finanziamento del sottomarino come un motivo più che valido per aggiungere la società ai soggetti colpiti dalle sanzioni dell’UE. Ma alla fine non si è trovato l’accordo e Alrosa è scomparsa dall’elenco.

“La pace è più preziosa dei diamanti”, ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al Parlamento belga quando, parlando in videoconferenza a fine marzo, ha esortato il Paese a tagliare le importazioni.

Prima dell’invasione dell’Ucraina, il 25% dei diamanti grezzi che passavano per Anversa proveniva dalla Russia. Alrosa immetteva un terzo della sua produzione attraverso la città fiamminga e 20 dei suoi 58 clienti avevano sede qui: dei 4,2 miliardi di dollari guadagnati dall’azienda nel 2021, ben 1,8 provenivano dalle vendite in Belgio. Durante quest’anno, il commercio ha avuto un andamento altalenante, con un aumento vertiginoso a giugno, per poi calare bruscamente. Nell’agosto 2022, il Belgio ha importato diamanti russi per 35,9 milioni di euro, rispetto ai 215,4 milioni di euro dello stesso mese del 2021, con un calo dell’83% rispetto all’anno precedente.

La Polonia e i paesi baltici ora stanno nuovamente facendo pressione affinché i diamanti siano inclusi nel prossimo ciclo di sanzioni dell’UE, il nono. Gli Stati Uniti hanno vietato le importazioni dalla Russia, mentre il Regno Unito ha sanzionato Alrosa già a marzo. Tuttavia, nessuno dei due Paesi rappresenta un centro commerciale di diamanti come il Belgio.

Anversa commercia diamanti dal XV secolo, ma il suo futuro come hub del settore potrebbe essere a rischio se colpito dalle sanzioni. Per questo motivo, anche di fronte alla delicata situazione bellica, i lobbisti si stanno muovendo per scongiurare l’intervento europeo sul tema.

I funzionari belgi hanno avvertito l’UE del problema dei posti di lavoro, anche se il governo ha reso noto di non aver mai cercato di bloccare le sanzioni. I diamanti rappresentano il 5% delle esportazioni belghe e generano circa 30.000 posti di lavoro ad Anversa, il che contribuisce a spiegare perché, dopo alcune discussioni esplorative iniziali, l’Unione Europea non abbia ancora presentato una mozione sulla loro inclusione. In molti sostengono che il Belgio debba prendere l’iniziativa visto che per anni si è presentato come leader nella lotta contro i problemi della filiera. Anversa e il Belgio si sono sempre profilati come un hub etico, rispetto a concorrenti come Dubai.

Il primo ministro belga Alexander de Croo ha ripetutamente affermato che il suo paese non ha bloccato e non bloccherà le sanzioni di fronte alla proposta UE. L’industria locale, tuttavia, dichiara che questa linea scatenerebbe un esodo di commercianti di diamanti verso il Medio Oriente e l’India, paesi che ancora commerciano con la Russia. In un certo senso, quello che filtra è un discorso simile a quello sentito a proposito delle importazioni nel settore energetico: farebbe più male all’Europa che alla Russia.

La Commissione europea ha rifiutato di commentare l’esclusione di Alrosa dalle precedenti sanzioni: alla domanda sull’inclusione dei diamanti nelle misure future, è filtrata solo una tiepida ipotesi di inserimento. Vedremo cosa succederà.