Riformista sul serioLisa Noja, la tenace capolista del Terzo Polo in Lombardia

L’avvocata milanese rappresenta Italia Viva e Azione nel collegio di Milano a sostegno della candidatura di Letizia Moratti per le regionali del 12-13 febbraio. Dalla nascita soffre di una atrofia muscolare spinale ma non si è mai rassegnata al vittimismo, cercando di migliorare la vita delle persone con disabilità. E non solo

LaPresse

C’è un dialogo indimenticabile del film “Come eravamo” del 1973, in cui lo scrittore qualunquista (Robert Redford) accusa l’amore della sua vita, una ostinata attivista politica (Barbara Streisand), di voler cambiare il mondo a tutti i costi, non capendo che le persone sono più importanti dei principi da difendere. E lei risponde: «Gli esseri umani non sono altro che i loro principi». Cinquant’anni dopo, una politica ha talmente amato questo film da aver fatto di quella frase il suo marchio politico: Lisa Noja. 

L’avvocata milanese, capolista del Terzo Polo per il collegio di Milano alle elezioni regionali in Lombardia del 12-13 febbraio, è affetta dalla nascita da una atrofia muscolare spinale, una malattia genetica che le impedisce di camminare. Nonostante le difficoltà non si è rassegnata al vittimismo e ha dedicato la sua carriera a difendere un principio: colmare il divario tra ciò che ci concede il destino e quanto può fare la volontà umana. In quella zona grigia fatta di pregiudizi, barriere architettoniche e svantaggi socioeconomici può incidere davvero la politica. 

«Ho avuto una sfortuna data dal destino, una malattia rara che comporta una grave disabilità, ma grazie alla mia famiglia, alla mia città, Milano, e alla comunità ho avuto il sostegno per conquistare il mio spazio e a essere giudicata solo per ciò che sapevo o non sapevo fare. Però, per la stragrande maggioranza di persone che si trovano in situazioni come la mia non è così. E il pensiero che una persona con le mie stesse capacità e difficoltà non possa avere le mie stesse opportunità, per me è intollerabile. Per questo ho iniziato a fare politica». 

Classe 1974, tifosa del Milan («Mio padre mi ha sempre detto “sei libera su tutto, ma devi tifare i rossoneri”») e appassionata degli U2, viene lodata dai colleghi di partito e stimata dagli avversari per il suo affabile pragmatismo, il dialogo assertivo e la rigorosa preparazione nell’affrontare i dossier più difficili. Tre doti coltivate nella sua vita precedente alla politica. Per vent’anni è stata avvocata specializzata in diritto della concorrenza.

La capacità di mediazione le è tornata utile quando è diventata deputata, eletta prima con Partito democratico 2018 e poi passata a Italia Viva nel 2019. Il suo più grande successo è stata l’approvazione della Legge Delega in materia di disabilità (la 227 del 2021), di cui era relatrice, che garantisce le basi normative per facilitare l’accesso ai servizi sociali e socio-sanitari e per snellire le procedure per accertare le condizioni di disabilità. Ma soprattutto costringe il Governo a dare una definizione legislativa di “disabilità” coerente con l’articolo 1 della Convenzione ONU. Tradotto: una legge base per garantire la nascita di altre leggi specifiche sul tema. 

Padre architetto, madre direttore generale di una fondazione che si occupa della riabilitazione di bambini con neuropatologie complesse, Noja è cresciuta nel quartiere Solari di Milano, frequentando spesso con gli amici il Cinema Orfeo. Figlia unica, ma non si è mai sentita sola. «I miei genitori appartengono a una generazione in cui la vita comunitaria era forte. Sono cresciuta con le mie cugine, con le figlie degli amici dei miei genitori. Andavo a dormire da loro, loro venivano a dormire da me. Ho avuto sempre una casa accogliente. E molti miei compagni di classe di liceo del Manzoni sono ancora miei cari amici».

Proprio al liceo Manzoni la prima esperienza politica come rappresentante d’istituto, poi decide di frequentare Giurisprudenza e si accorge che anche nella accogliente Milano esistono barriere per chi ha una disabilità: «Sono andata all’Università Cattolica invece della Statale perché la Facoltà di Giurisprudenza alla quale mi sarei dovuta iscrivere non era accessibile. Ma non mi sono abbattuta: I miei mi hanno insegnato una distinzione fondamentale tra ciò che è impossibile e ciò che è difficile. Sono due cose diverse. Ho sempre avuto la consapevolezza che a me non era concesso di essere mediocre negli studi e in quello che facevo, perché per vincere i possibili pregiudizi dovevo presentarmi con un ottimo biglietto da visita».

Al biglietto da visita Noja aggiunge due esperienze negli Stati Uniti dopo la laurea che cambiano la prospettiva su ciò che può fare la politica per le persone con disabilità. E non solo. «A ventiquattro anni ho frequentato una school of law in California ed è stata la prima esperienza in cui mi sono sentita completamente libera di andare dappertutto nonostante la disabilità. Ricordo con nostalgia la sensazione di non dovermi mai preoccupare di chiamare prima il ristorante o il cinema perché tutto era accessibile. Una delle cose più pesanti per chi ha una disabilità è la fatica mentale di dover sempre programmare prima dove andare per verificare di poter vivere una esperienza come tutti gli altri». 

Dopo aver superato l’esame da avvocato a New York è tornata a esercitare per anni a Milano, fin quando nel 2018 è diventata deputata, mettendosi in aspettativa per evitare conflitti di interesse: «Avevo raggiunto dei successi professionali importanti e mi sentivo di aver acquisito delle competenze professionali al di fuori del mondo politico che potevo portare nella mia nuova esperienza».

Nel 2016 accetta pro bono la delega del sindaco di Milano Beppe Sala, per le politiche sull’accessibilità e nel 2021 viene eletta in consiglio comunale a Milano per la lista Riformisti, il primo esperimento che ha unito politici di Azione e Italia Viva in una unica formazione. «Prima da deputata radicata sul territorio e poi come consigliera ho scoperto la ricchezza civica di Milano. I cittadini milanesi segnalano con costanza alle istituzioni le cose che non vanno, e questo spinge l’Amministrazione a operare meglio. La politica deve assecondare il grande lavoro fatto quotidianamente dalla comunità perché oggi la rassegnazione è il sentimento più diffuso nella popolazione».

L’esperienza della lista Riformista è andata talmente bene che Carlo Calenda e Matteo Renzi hanno deciso unanimemente di puntare su di lei come capolista del Terzo Polo a Milano a sostegno della candidatura di Letizia Moratti, con cui è nata subito una grande intesa, soprattutto sul metodo di lavoro. «Anche lei è una secchiona come me e ho trovato molte affinità sulle tante cose da fare per la Sanità. Nel mio lavoro da parlamentare e come membro della Commissione Affari sociali. ho capito che in tema di sanità si possono fare molte cose a livello nazionale, ma è a livello regionale che serve implementare per migliorare davvero la vita dei cittadini. L’idea di lavorare in una Regione che per oltre il settanta per cento del suo budget si occupa di sanità è una bella sfida».

La sfida elettorale è particolarmente difficile visto che oltre al favorito Attilio Fontana, il Partito democratico ha deciso di candidare Pierfrancesco Majorino, invece di appoggiare Letizia Moratti. «Il Terzo Polo è l’unico a fare un’analisi schietta della situazione in Lombardia. Dalla situazione di Trenord (a cui vogliamo togliere il monopolio), alla Sanità (che vogliamo migliorare) fino ai termovalorizzatori (su cui abbiamo le idee chiare) abbiamo un programma dettagliato per cambiare in meglio la nostra regione, senza i trionfalismi della destra e i catastrofismi della sinistra».

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