Restiamo viveL’inganno del “rooming-in” e tutte le cose che non ci hanno detto prima di partorire

L’ipocrisia della maternità senza problemi, anche per sopperire alla carenza di personale nei reparti maternità

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Non è fantastico poter partorire in sale ospedaliere che fanno uso dell’aromaterapia? Vogliamo poi parlare di quando ci sono anche le luci biodinamiche per la cromoterapia? Che dire poi del parto in acqua, della musica in filodiffusione, del contatto pelle a pelle prolungato, della rava, della fava. Non è forse questo il migliore dei mondi possibili? La scienza esatta, l’avanguardia, l’evoluzione della medicina, tutto splendido, poi però capisci che il progresso non conta un cazzo perché a contare è solo la fortuna. Un neonato è morto soffocato al terzo giorno di vita perché la mamma si è addormentata mentre lo stava allattando.

È successo a tutte di addormentarsi col bambino nel letto: lo so io, lo sapete voi, lo sanno i vostri mariti, lo sanno le ostetriche, lo sa pure il primario, lo sanno tutti, ma noi abbiamo avuto fortuna, lei no. Il marito della donna ha detto che lei aveva chiesto di poter riposare, di poter lasciare il bambino al nido qualche ora, ma non è successo. E questo è quello che succede a tutte, perché non è un’eccezione, ma la prassi. Il buon senso viene sostituito dall’ideologia per diventare poi, di fatto, un abuso.

I nidi ospedalieri non ti aiutano, il neonato lo devi tenere con te anche la notte, perché adesso c’è il rooming-in perpetuo: sapete mamme, è meglio per l’allattamento al seno, per creare un legame madre figlio, sceme noi che abbiamo sempre pensato che nostro figlio ci avrebbe amato comunque, anche con il latte artificiale, anche da riposate.

Nella Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF del 1989 dallo splendido titolo “L’allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. L’importanza del ruolo dei servizi per la maternità” possiamo leggere: «Il contatto tra madre e figlio, che si realizza sia a livello epidermico che visivo immediatamente dopo la nascita, dovrebbe continuare offrendo alla madre la possibilità di tenere sempre il bambino con sé. La pratica del rooming-in dovrebbe quindi sostituire quella di tenere madre e figlio in camere separate e a contatto soltanto durante “visite” programmate. La prima pratica presenta una serie di importanti vantaggi: per esempio, facilita il crearsi di un legame affettivo, rende possibile l’allattamento al seno tutte le volte che il neonato sollecita nutrimento e permette un contatto più stretto con il padre e gli altri familiari». Immagino che tutti i figli che hanno ammazzato i genitori abbiano usato come attenuante al processo la mancanza di un legame affettivo con la mamma per colpa dell’assenza di rooming-in, no?

Non sono un medico, ma possiamo supporre che prima o poi un legame con questo neonato si creerà, o vivremo per sempre ignorate e malvolute? Tanto succede lo stesso, quindi possiamo anche dormire due ore, no? Le mamme che quindi chiedono aiuto alle ostetriche, puericultrici, infermiere per tenere il bambino stanno compromettendo qualcosa? Non vogliono bene al loro bambino? Il meglio però arriva sul finale: «Il rooming-in può essere gestito in vari modi, in base alla struttura dell’ospedale o del reparto di maternità. Il principio fondamentale è consentire alla madre libero e facile accesso al neonato grazie alla sua vicinanza fisica, sia che il piccolo divida il letto con lei, traendo così molti importanti vantaggi, sia che si trovi in un altro letto posto nella stessa stanza». Possiamo smetterla di dire in continuazione «ma lo dice l’OMS!»? Dai, smettiamola.

Ho letto un numero importante di articoli di professori stimati, pediatri luminosi, riviste illuminate sull’importanza del tenere il bambino sempre vicino, sempre, mentre nemmeno una riga sul: se siete stanche, se non ce la fate, chiedete aiuto al personale ospedaliero, perché pagate le tasse. Ecco, noi dobbiamo smetterla di berci tutte le stronzate che ci vengono dette. Dobbiamo smetterla ancora prima che ci vengano dette. Essere madre ti dà sempre un vantaggio nell’era dove l’identità vale tutto, dove tutte possiamo fare gli editoriali sui quotidiani anche perché abbiamo un figlio: non serve essere un medico per capire che anche se dorme tre notti al nido il bambino ti vorrà bene, non serve essere un medico per sapere che anche se gli dai il latte artificiale non succede niente, non serve essere un medico per capire che una donna dopo aver partorito deve dormire.

Nessuno sa quantificare il dolore del parto: una volta ho letto che bisogna pensare alla rottura in contemporanea di tutte le ossa del corpo. Questa è un’idea vaga, perché una donna si fa anche venti ore di travaglio, il che vuol dire rompersi tutte le ossa per venti ore di seguito. E anche lì, secondo me non rende l’idea. Capite anche voi che dopo esservi rotti tutte le ossa ogni cinque minuti per 24 ore dovete dormire, no? E allora quello che succede negli ospedali cosa diventa? Diventa accanimento, tortura, buttar via le mie tasse, violenza, abuso. Poi il capitolo delle manovre vietate durante il parto che vengono fatte lo stesso, delle epidurali negate, nelle episiotomie a sorpresa lo apriamo un’altra volta, ma va aperto.

Io vorrei che qualcuno, ad esempio, mi avesse parlato dei morsi uterini: non del parto in acqua (dove non puoi farti fare l’epidurale, perché sa signora, coi tubi è un casino, lasci perdere l’epidurale, nuoti nel suo sangue che fa bene alla pelle), non della possibilità di usare oli essenziali alla citronella, non della palla su cui sedersi durante il travaglio: perché nessuno mi ha detto che dopo aver partorito avrei continuato ad avere le contrazioni? E non posso nemmeno dormire? Eh signora, poi sarà peggio a casa, meglio che si abitui, non avrà davvero pensato che fosse facile? E nessuna di noi risponde mai, e invece bisogna iniziare a farlo, perché lì siamo sole, perché credetemi, avere un brutto carattere aiuta a sopravvivere.

E allora anche basta berci la stronzata della maternità come santità perché partoriscono pure le gatte, iniziamo a pretendere che i reparti maternità funzionino, che i corsi preparto non siano dei ted sull’allattamento al seno, sulla diade speciale madre figlio, sull’epidurale che è meglio di no perché siamo donne e ce la possiamo fare, sul cesareo no che è brutto e cattivo, e iniziamo a parlare delle nostre tasse e di come i nostri soldi vengono spesi. Il rooming-in anche notturno risponde a una mancanza di organico ospedaliero, perché non possiamo davvero pensare che la spiegazione sia che se no non si crea un legame affettivo tra madre e figlio. I nostri figli ci ameranno lo stesso, noi ameremo loro, ma per succedere dobbiamo rimanere tutti vivi.