Distribuire le risorse Gran parte dell’umanità vive in condizioni che la minoranza più ricca si è lasciata alle spalle

Su cosa si regge un sistema globale in cui per fare arrivare un pollo in tavola è necessaria una quantità di energia pari a mezza bottiglia di greggio? Uno dei massimi esperti di scienze ambientali descrive in "Come funziona davvero il mondo" (Einaudi) i meccanismi complessi che permettono un benessere sbilanciato

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Foto di Kindel Media su Pexels

Qualsiasi periodo storico ha pretese di unicità, sebbene l’esperienza delle ultime tre generazioni – quelle successive alla fine della Seconda guerra mondiale – possa non essere stata cosí rivoluzionaria come quella delle tre che hanno preceduto lo scoppio della Grande guerra, non sono certo mancati gli avvenimenti e i progressi tecnico-scientifici.

Ciò che colpisce è che oggi ci sia un numero maggiore di persone che godono di un tenore di vita migliore, per un numero maggiore di anni e in condizioni di salute migliori, rispetto a qualsiasi altro momento della storia umana. Eppure i beneficiari di queste circostanze costituiscono ancora una minoranza (soltanto un quinto) della popolazione mondiale, quest’ultima ormai vicina alla cifra di 8 miliardi di persone.

La seconda conquista degna della nostra ammirazione è l’espansione senza precedenti sperimentata dalla nostra comprensione sia del mondo fisico che di tutte le forme di vita che lo abitano. Il campo della nostra conoscenza si estende da grandi generalizzazioni riguardanti sistemi complessi su scala universale (galassie, stelle) e planetaria (atmosfera, idrosfera, biosfera) fino a processi osservabili soltanto su scala atomica e genica: le linee incise sulla superficie del piú potente microprocessore hanno un diametro pari appena al doppio di quello del Dna umano.

Da ciò abbiamo derivato un assortimento in continua espansione di macchine, dispositivi, procedure, protocolli e interventi che sono alla base della nostra civiltà, e l’enormità della nostra conoscenza aggregata – e dei metodi che abbiamo adoperato per impiegarla a nostro vantaggio – va ben oltre le capacità di comprensione della mente di qualsiasi individuo. […]

L’atomizzazione della nostra conoscenza non ha certo reso piú semplice prendere decisioni di ordine pubblico. Le branche, altamente specializzate, della scienza moderna sono diventate cosí arcane che molti di coloro che se ne occupano sono costretti a studiare fino all’inizio o alla metà dei loro trent’anni prima di poter essere ammessi in questo nuovo ordine sacro.

Questi campi potranno anche avere in comune lunghi percorsi di apprendistato, ma troppo spesso non sono in grado di accordarsi su quale sia il miglior modo di procedere rispetto alla stessa questione. […] Ciononostante, le incognite e le diatribe non giustificano un livello di fraintendimento come quello condiviso dalla maggior parte delle persone per i processi sui cui è fondato il mondo moderno. […]

Ma le ragioni che stanno dietro a un simile deficit di comprensione vanno ben al di là del fatto che la vastità del nostro sapere collettivo incoraggia la specializzazione, con l’ovvio rovescio della medaglia di una cognizione incredibilmente superficiale – se non dell’ignoranza – delle basi. I processi di urbanizzazione e di meccanizzazione costituiscono altre due importanti ragioni. […]

L’altra importante ragione della sempre piú scarsa comprensione che abbiamo dei processi fondamentali che regolano la distribuzione di energia (sotto forma di cibo o carburanti) e di materie durevoli (che siano metalli, minerali non metallici o calcestruzzo) è che questi processi sono considerati antiquati – se non proprio sorpassati – e decisamente poco interessanti se confrontati con il mondo dell’informazione, dei dati e delle immagini.

Le proverbiali menti migliori non si dedicano alla scienza del suolo e non si mettono alla prova nel tentativo di sviluppare un tipo di cemento piú efficiente di quelli esistenti, preferiscono maneggiare informazioni immateriali, nella forma di elettroni che scorrono all’interno di una miriade di microdispositivi. Che si tratti di avvocati o economisti, programmatori o gestori di patrimoni finanziari, i loro ricchi e sproporzionati compensi sono dovuti ad attività che non hanno niente a che fare con la realtà materiale della vita sulla Terra.

Inoltre, molti fanatici dei dati arrivano a credere che questi flussi elettronici renderanno quelle bizzarre e obsolete risorse materiali non piú necessarie. La coltivazione dei campi sarà sostituita dall’agricoltura verticale urbana, e prima o poi i prodotti sintetici elimineranno una volta per tutte il bisogno di dover effettivamente coltivare o allevare il cibo. Il processo di smaterializzazione, alimentato dall’intelligenza artificiale, porrà fine alla nostra dipendenza da masse di metalli e minerali lavorati e modellati in forme particolari, e prima o poi potremo anche fare a meno dell’ambiente terrestre: chi mai ne avrà bisogno una volta che avremo terraformato Marte?

Ovviamente queste non sono soltanto previsioni estremamente premature, ma fantasie promosse da una società in cui le notizie false sono cosa comune e realtà e finzione si sono mischiate al punto che menti ingenue, inclini ad abbracciare visioni parareligiose, credono a storie che in passato osservatori meno diplomatici non avrebbero esitato a definire quasi, se non veri e propri, deliri.

Nessuno dei lettori di questo libro si trasferirà mai su Marte; noi tutti continueremo a cibarci di cereali di base, coltivati sul suolo in vasti appezzamenti di terra, piuttosto che nei grattacieli immaginati dai promotori della cosiddetta agricoltura urbana; nessuno di noi vivrà in un mondo immateriale in cui non si vedrà piú alcuna utilità in insostituibili processi naturali quali l’evaporazione dell’acqua o l’impollinazione delle piante.

Ma distribuire le risorse naturali per noi essenziali sarà un compito sempre piú impegnativo, dato che una larga parte dell’umanità vive in condizioni che la minoranza piú ricca si è lasciata alle spalle generazioni fa, e visto che la crescente domanda di energia e materie prime ha esercitato una pressione cosí intensa e cosí improvvisa sulla biosfera da comprometterne la capacità di mantenere l’equilibrio dei cicli naturali e delle riserve nei limiti compatibili con il suo corretto funzionamento nel lungo periodo.

© 2021 Vaclav Smil
© 2022 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino

Come funziona davvero il mondo

Da “Come funziona davvero il mondo” di Vaclav Smil, Einaudi, 440 pagine, 19,50 euro.

 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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