Falchi e colombeIl governo diviso sul controllo del Pnrr da parte della Corte dei Conti

Il Parlamento attende gli emendamenti per bloccare il controllo concomitante dei giudici contabili e la proroga dello scudo erariale al 2026. In settimana ci sarà un incontro a Palazzo Chigi con i magistrati della Corte. Finora ha vinto l’ala massimalista della maggioranza

L’associazione dei magistrati contabili ha espresso ieri «sconcerto» e «stupore» di fronte alla volontà del governo di inserire nel decreto Pa emendamenti per prorogare lo scudo erariale fino al 2026 ed escludere il controllo concomitante della Corte dei conti sui progetti del Pnrr. Iniziative «estemporanee» ritenute «gravemente lesive del principio di autonomia e indipendenza della magistratura».

In realtà, come scrive Repubblica, nella maggioranza ci sarebbe tutt’altro che unanimità nella battaglia alla Corte dei conti intentata dal ministro per gli Affari comunitari Raffaele Fitto. Tant’è che in settimana una delegazione di giudici è attesa a Palazzo Chigi.

L’ala intransigente della maggioranza vorrebbe ridurre i poteri di controllo dei giudici contabili, capeggiata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Con lui c’è Raffaele Fitto, il ministro con la delega al Pnrr. Entrambi spingono per passare subito, già oggi, dalle parole ai fatti, con l’invio in Parlamento di due emendamenti al decreto per le assunzioni nella Pubblica amministrazione. Per mettere nero su bianco lo stop ai poteri della Corte sul Piano di ripresa e resilienza. Ma anche per allungare la validità dello scudo erariale, che scade a fine giugno, fino al 31 dicembre del 2025.

Ma ci sono anche le colombe, dentro il governo. La posizione del sottosegretario Alfredo Mantovano è decisamente più sfumata, tant’è che nelle scorse settimane ha offerto alla Corte la disponibilità per l’avvio di un tavolo sul tema dello scudo. E non è il solo nelle stanze della presidenza del Consiglio.

Poi ci sono i mediatori, che vogliono dare senso all’appuntamento a Palazzo Chigi, arrivando a un compromessp con la magistratura contabile. Per questo, dicono, sarebbe più opportuno presentare gli emendamenti dopo l’incontro. Ma a prevalere, almeno finora, è stata la linea massimalista. Gli emendamenti potranno essere riformulati, se non addirittura ritirati, aggiustando così il tiro. I tempi in Parlamento, però, sono risicati. Per questo l’incontro a Chigi avverrà entro il 2 giugno. Ma sarà l’esito del faccia a faccia a dire chi avrà vinto.

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