Cose turcheErdogan vince ancora, ma è meno forte di prima

Il presidente uscente ha vinto per la terza volta il voto con il 52% dei voti, circa la stessa percentuale dei due precedenti appuntamenti elettorali, ma stavolta al secondo turno. Dovrà guidare un Paese spaccato a metà, tra crisi economica e difficili rapporti con l’Occidente

(La Presse)

Con circa il 52% dei voti, il presidente uscente Recep Tayyip Erdogan ha vinto le elezioni turche al ballottaggio contro lo sfidante social-democratico Kemal Kilicdaroglu, ottenendo il suo terzo mandato. Una vittoria, ma non un trionfo. È stata infatti la più sfida più difficile affrontata da Erdogan nella sua ventennale carriera politica ai vertici dello Stato

Il Sultano ha vinto per la terza volta il voto con il 52% dei voti, circa la stessa percentuale dei due precedenti appuntamenti elettorali, ma stavolta al secondo turno. «La nostra gente ci ha dato ancora fiducia, sarà il secolo della Turchia», ha detto in cima ad un autobus Erdogan, che però da domani dovrà governare un Paese spaccato a metà.

L’ampio fronte di opposizione guidato da Kemal Kilicdaroglu non ha prevalso, fermandosi al 47,9% ma ha costretto Erdogan a vincere al ballottaggio, come mai era successo nelle passate elezioni. «Continueremo la lotta, la nostra marcia continua», ha detto quello che tutti chiamano il “Ghandi turco”, che aveva riunito sotto il suo nome sei diversi partiti d’opposizione, invitando gli elettori a recarsi ai seggi per porre fine a «un regime autoritario» e per l’affermazione «della libertà e della democrazia».

Il suo appello non è bastato. Erdogan ha prevalso con la formula del «secolo della Turchia», celebrando il risultato nell’anniversario del centenario della fondazione della Repubblica laica di Turchia da parte di Mustafa Kemal Ataturk.

A differenza della vittoria di cinque anni fa, il presidente turco si troverà da domani costretto a dare risposte su problemi che si sono aggravati negli ultimi anni, sia in politica estera sia in politica interna. Dal difficile rapporto con l’Occidente con Ankara che non ha ancora dato il via libera all’ingresso della Svezia nella Nato alla situazione economica molto fragile, con un’inflazione che è sopra il 43%, mentre la lira turca ha toccato nei giorni scorsi un ennesimo record negativo rispetto al dollaro. La questione dei migranti siriani che ospita la Turchia, quasi 4 milioni di persone arrivate dopo l’inizio del conflitto civile nel 2011, è destinata a essere un altro tema caldo per la futura amministrazione, da ridiscutere con l’Europa.

Erdogan è riuscito a vincere mantenendo la sua base elettorale e guadagnando anche i voti che aveva ottenuto al primo turno Sinan Ogan, il politico di destra nazionalista che con poco più del 5% dei consensi si era classificato terzo e ha poi deciso di appoggiare il presidente uscente al ballottaggio. Kilicdaroglu, alla guida di un fronte di opposizione molto eterogeneo, aveva utilizzato toni concilianti durante la prima fase della campagna elettorale ma pare che non abbia pagato la scelta di virare su una retorica nazionalista nelle ultime due settimane. Posizione che lo ha reso meno popolare nelle regioni a maggioranza curda che lo avevano invece sostenuto al primo turno.

Erdogan ora guarda già alle elezioni locali del 2024, dove punta a riconquistare Istanbul e Ankara, che aveva perso con il voto di cinque anni prima. Gli auguri a Erdogan sono arrivati da diversi capi di Stato, da Putin a Zelensky, da Biden a Macron.

Oggi Erodgan potrebbe recarsi a pregare a Santa Sofia, da lui riconvertita in moschea nel 2020, in occasione del 570esimo anniversario della conquista ottomana di Costantinopoli.

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