Linea del fronteLa controffensiva ucraina sarà un attacco generalizzato da più punti, spiega l’ex presidente Poroshenko

Mosca fa sapere di aver fermato il nemico, Kyjiv preferisce il silenzio. Per il quinto presidente ucraino, sconfitto nel 2019 da Zelensky, è questione di «giorni, ore». Una risposta multipla «per riprenderci quel che è nostro». I soldati, spiega, «sono i nostri migliori mediatori»

AP/Lapresse

«Le forze ucraine hanno lanciato una grande offensiva. Il movimento coinvolge truppe, carri armati, mezzi blindati, carri trasporto truppe». È stata Mosca ad annunciare l’avvio della controffensiva ucraina, ma per dire di averla respinta vittoriosamente, con gravi perdite per il nemico. Insomma, propaganda.

La versione di Kyjiv, invece, è minimalista. Si preferisce il silenzio. Nel video diffuso dal ministero della Difesa ucraino, si vedono i soldati che si mettono le dita sulla bocca e dicono «ssh», invitando al silenzio su quando potrebbe iniziare una controffensiva contro la Russia attesa da tempo.

Gli analisti dicono che le prime mosse sarebbero partite nell’Est e nel Sud, nelle regioni di Donetsk e di Zaporizhzhia. Gli ucraini non cercano il grande sfondamento, ma sondano con assalti limitati in punti diversi del fronte per capire dove i militari di Mosca sono più deboli. L’obiettivo – spiega Repubblica – è prendere alle spalle gli invasori e liberare i 90 chilometri che collegano la Russia alla Crimea. Come avvenuto lo scorso anno a Kharkiv e Kherson.

«Non chiamatela controffensiva, sarà un attacco generalizzato, da più punti, per riprenderci quel che è nostro», dice al Corriere Petro Poroshenko, quinto presidente ucraino, sconfitto nel 2019 da Zelensky. Manca poco. «Non settimane, ma giorni. Ore», dice. E mentre va avanti la missione di pace della Chiesa, con il cardinale Matteo Zuppi arrivato a Kyjiv, l’ex presidente ucraino dice: «Spiace per il Papa, persona fantastica che stimo, ma abbiamo mediatori migliori di lui. Quelli che hanno convinto Putin a ritirarsi da Bucha e Irpin, da Kharkiv e Kherson: i soldati delle Forze Armate ucraine. Sono loro i nostri migliori mediatori».

Poroshenko racconta: «Ho speso di tasca mia già 70 milioni di dollari: camion, generatori, elmetti, mitragliatrici pesanti, robot blindati per recuperare i feriti dalla linea del fuoco, anche i vostri corrazzati Iveco. Posso rimanere senza un soldo, ma non scappo dalla mia patria. Quando l’anno scorso i russi ci hanno invaso, ho chiamato Zelensky. “Io non me ne vado, gli ho detto, così non puoi andartene neanche tu perché saresti politicamente distrutto. Da questo momento in poi, però, sappi che non sono più il leader dell’opposizione, ma sono solo un soldato, come te».

L’ex presidente ha firmato gli accordi di Minsk dopo l’invasione del 2014 del Donbass. «Gli accordi di Minsk prevedevano l’uscita degli invasori russi, la restituzione di prigionieri e una serie di azioni che Putin non ha mai attuato», racconta. «Minsk è fallita, ma è stata comunque utile. Immediatamente dopo la firma ho invitato istruttori Nato, comprato armi, mezzi. Durante la mia presidenza abbiamo costruito un esercito. Così nel 2022, quando Putin ci ha invaso ancora, avevamo 150mila uomini che erano pronti a resistergli. È stato il presidente Biden a cancellare le sanzioni che impedivano di darci le armi, dobbiamo sempre ricordarcelo, ma siamo stati noi ad aver costruito uno scudo umano di resistenza. Non avrei mai pensato di dar ragione a un dittatore come il bielorusso Lukashenko, ma lo faccio. Due giorni fa Lukashenko ha detto: il nostro peggiore errore è stato non distruggere l’Ucraina nel 2014, non aveva armi, soldi e una coalizione a aiutarla. Con Minsk ho comprato il tempo e ora abbiamo armi, soldi e alleati».

Ora l’ex presidente vede tre possibili scenari di pace: «Vittoria, soluzione israeliana, soluzione afghana. La prima è semplice: cacciamo l’armata russa e Putin perde il potere. La seconda è caldeggiata da tanti che ci dicono siamo stanchi di guerra, vi difenderete come fa Israele, ormai avete tante armi. Il problema è che noi non abbiamo contro i palestinesi, ma una potenza nucleare. Terzo: ci abbandonate come avete fatto con l’Afghanistan. Possibile, ma a quel punto Putin arriverà anche da voi».