A ciascuno il suoIl divano giusto trasforma il salotto da semplice angolo di casa a espressione di libertà

Provocare per innovare è una scelta imprenditoriale che ha consentito a Egoitaliano di conquistare in pochi anni i mercati internazionali, dopo aver consolidato quello italiano, confermando profonda conoscenza delle dinamiche che regolano il settore dell’arredamento

Una delle immagini della campagna "Divanisti anonimi" di Egoitaliano. Courtesy of Egoitaliano

Questo è un articolo del nuovo numero di Linkiesta Magazine, con gli articoli di Big Ideas del New York Times. Si può comprare già adesso, qui sullo store, con spese di spedizione incluse. In edicola a Milano e Roma e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia.

Ci sono il naturista, il feticista, la mimetica e il foodpornista. A ognuno il suo peccato, la sua ossessione, tutto è concesso, purché sia consumato sul divano. Con questa intuizione nasce la campagna di comunicazione di Egoitaliano, azienda “made in Matera” fondata nel 2007 da Nino e Piero. Specializzata nell’arredo, produce divani, poltrone e complementi che si distinguono per il tocco di colore vitaminico e per la totale libertà creativa che il cliente ha nel comporre il suo divano con infinite combinazioni di colori e pelli, tessuti e cuciture.

«Perché non esiste un “divanista” uguale all’altro. Io sono per esempio un divanista egoista», scherza Nino Scarcella, business director del marchio con sede produttiva nel Distretto Murgiano del Mobile Im – bottito che ha lanciato un brand fuori dai soliti circuiti del design, sia a livello geo – grafico (uscendo dal ben più noto distretto di Meda e Cantù) che creativo. «L’offerta aziendale si distingue per una ricerca stilistica fondata sulla contaminazione fluida tra design e ambiti differenti come quello della moda, dello street style e della cultura pop a cui si unisce un approccio sartoriale volto a rispondere alle differenti necessità dell’abitare in termini di colore, tessuti, dimensioni e forme», continua Scarcella.

«Volevo lanciare un progetto italiano per il pubblico italiano e, avendo seguito per una vita il mercato locale, vi vedevo una grandissima opportunità e pensai bene di far togliere le pantofole a zio Piero che era già in pensione e ricominciare da capo. Le competenze non ci mancavano, il resto è venuto da sé. La chiave però è la libertà. Ogni giorno abbattiamo i confini che il settore innalza quotidianamente. Per questo Egoitaliano è diverso da tutti gli altri, perché ha permesso la personalizzazione estrema del prodotto, affidandosi a una filiera flessibile e capace di assemblare ogni giorno un divano che non sarà mai uguale all’altro. Abbiamo portato il colore là dove il mainstream vuole tutto grigio o neutro. Il colore è il nostro segno distinti vo e ci siamo ispirati al mondo fashion per creare un brand innovativo. Una collezione moda si evolve di stagione in stagione, cambia tessuti e nuance, perché non farlo anche nel design?».

Provocare per innovare pare essere il mantra di casa. Una scelta imprenditoriale che ha consentito a Egoitaliano di conquistare in pochi anni i mercati internazionali, dopo aver consolidato quello italiano, confermando profonda conoscenza delle dinamiche che regolano il settore dell’arredamento. Per farlo è servita una rilettura dissacrante degli spazi, scardinando i paradigmi che stanno alla base della fruizione degli ambienti della casa, nello specifico del living, proponendo una nuova modalità di espressione personale e ironica. Tutto questo ha portato a un tasso di crescita annuo del dieci per cento dal 2017 al 2020, e a un fatturato pari a più di 33 milioni nel 2021 e a quasi 40 milioni nell’ultimo anno, dando lavoro a più di 250 dipendenti e presidiando il mercato con centoquaranta punti vendita in Italia distribuiti in Egostore, negozi monomarca a insegna Egoitaliano, non di proprietà diretta, e Gallery, spazi espositivi all’interno di punti vendita multi-prodotto.

«Siamo un’azienda responsabile, ecosostenibile, attenta al territorio. Per ridurre l’impatto ambientale abbiamo fatto diverse scelte, come usare solo mezzi elettrici aziendali, ma quello che oggi ci sta più a cuore è il progetto Flip in risposta all’impatto sociale ed etico che l’azienda deve avere. Da giugno è possibile con la formula Flip noleggiare invece che comprare il proprio divano. Per evitare di essere uno dei tanti produttori che alimenta le discariche, ci siamo ispirati al mondo automotive e dell’hi-tech creando un modello di business che si basa sullo sharing e sul recupero. Ciò permetterà al consumatore alla fine del periodo di noleggio (periodo minimo di 40 mesi, con rata mensile in cui è compresa la consegna, il ritiro e il kit di pulizia di benvenuto) di decidere se tenere il pezzo o restituirlo. In quel caso, la nostra società si impegna a riutilizzare i materiali recuperabili e a dare nuova vita al prodotto sul mercato del rigenerato. Siamo la prima società nel nostro settore ad avviare un progetto di questo tipo. Ci impegniamo a riprendere i prodotti in laboratorio e a riutilizzarli anziché buttarne il cento per cento. Stiamo inoltre rafforzando i progetti di collaborazione con il carcere di Matera per realizzare oggetti di recupero con il marchio Made in Carcere avviato qualche anno fa».

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