Diplomazia delicataNon negoziamo con Putin ma siamo aperti alla mediazione, dice il ministro degli Esteri ucraino

Intervistato dal Corriere della Sera, Dmytro Kuleba spiega che i crimini commessi dall’inizio dell’aggressione da parte dell’autocrate russo sono troppo gravi perché ci si possa sedere allo stesso tavolo. Ma è possibile una negoziazione tramite terzi

AP/Lapresse

La Russia ha compiuto tutto il male possibile contro l’Ucraina e il suo popolo sin dai primissimi giorni dell’invasione, iniziata il 24 febbraio 2022. Gli ucraini non hanno alternative a una guerra di sopravvivenza. Ma almeno il fattore tempo è un alleato di Kyjiv: le capacità militari dell’Ucraina crescono grazie agli aiuti degli alleati occidentali, quelle russe diminuiscono. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba è certo, «noi vinceremo la guerra».

Intervistato da Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera, Kuleba ha fatto capire che per Kyjiv «il peggio è già avvenuto, nulla può più sorprenderci», in una conversazione in cui si è parlato della controffensiva ucraina, delle elezioni americane, dei tavoli diplomatici internazionali, del ruolo fondamentale degli alleati che non possono far mancare il loro sostegno a Kyjiv e di prove di dialogo con la Russia. Su quest’ultimo punto, Kuleba ci tiene a specificare: Vladimir Putin non è un interlocutore credibile con cui intavolare una trattativa.

Ma le negoziazioni possono avere forme diverse: «Ci sono altri modi diplomatici per trattare indirettamente. Ma per noi è chiaro che non potremo mai vedere Putin e Zelensky seduti allo stesso tavolo», dice il ministro. Intanto, per iniziare un qualunque tipo di dialogo, la Russia dovrebbe ritirare le sue truppe da territorio ucraino. Poi si possono trovare strade diverse per una negoziazione, com d’altronde è già stato fatto con l’accordo sul grano l’anno scorso: «L’accordo sul grano – dice Kuleba – è stato mediato dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e dal presidente turco Erdogan. C’erano stati due accordi separati con noi e con Mosca, mai un’intesa diretta. Può essere una via: occorre creatività per trovare soluzioni. Noi le cercheremo con ogni mezzo, ma al momento mancano le condizioni: la Russia preferisce la guerra alla pace».

È anche per questo che la Cina, considerato il primo e più importante interlocutore di Mosca, si sta spendendo sul piano diplomatico per delle prove di negoziazione. «Fondamentale che la Cina fosse al summit di Gedda, è un messaggio politico positivo: presente a un incontro multilaterale in cui si discuteva il piano di pace ucraino. Anche se adesso non ci attendiamo svolte drammatiche. E comprendiamo anche la relazione speciale che intercorre tra Mosca e Pechino. Ciò richiede una diplomazia molto delicata per garantire che la Cina resti dalla parte della pace e dell’integrità territoriale ucraina», spiega Kuleba.

Intanto sul fronte militare la controffensiva ucraina procede lentamente ma senza sosta. Colpa anche delle posizioni difensive costruire dai russi nell’ultimo anno nei territori invasi. «Non è facile per i nostri soldati avanzare. Ma ce la faremo. Penso alla battaglia di Montecassino durante la II Guerra mondiale. All’inizio gli Alleati furono bloccati dalle formidabili posizioni tedesche, occorsero quattro mesi per batterle, poi arrivarono a liberare Roma. Siamo in una situazione simile, ci sono le trincee estive e quelle invernali: sono certo che vinceremo», dice sicuro il ministro degli Esteri, che può confidare sugli aiuti dei partner europei. «Gli aiuti – aggiunge – saranno sufficienti solo quando avremo vinto questa guerra, sino ad allora continueremo a chiedere armi e munizioni. Le relazioni tra Kyjiv e Roma sono al massimo storico. Ringraziamo la premier Giorgia Meloni: agisce da vera europea e da italiana che ha compreso la gravità della minaccia strategica rappresentata dalla Russia per l’Europa intera. In particolare, chiediamo all’Italia artiglieria, munizioni e sistemi antiaerei».

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