Coast to coastLa rinascita economica della Basilicata è trainata dal turismo lento

Da quando nel 2019 Matera è stata capitale europea della cultura si è visto un incremento significativo di nuovi arrivi nella regione, con una spesa stimata di 293 milioni di euro nel 2023. E oltre trecento stranieri hanno acquistato una casa nel piccolo borgo di Irsina

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Allerta spoiler: questo non vuole essere il solito articolo celebrativo di quella meraviglia scavata nella roccia che è Matera. Non tratterà quindi dei paesaggi mozzafiato e del presepe naturale patrimonio Unesco che rendono la città capitale europea della cultura 2019 unica al mondo. O meglio, non lo farà direttamente ma proverà ad analizzare come e se la spinta della città dei Sassi – che negli ultimi anni ha vissuto una crescita esponenziale grazie soprattutto al buon lavoro che c’è stato nel declinare il riconoscimento europeo – ha prodotto benefici diffusi in una regione ricca di bellezze e risorse naturali ma con tanti limiti e, per questo, con tanto potenziale inespresso. 

Un fenomeno in crescita
La candidatura di Matera è stata costruita attorno alla felice intuizione di coinvolgere tutto il territorio regionale. Molti comuni, in entrambe le Province, si sono sentiti parte del progetto e questa impostazione è stata d’ispirazione anche per altre realtà come Procida e Pesaro, capitali italiane della cultura i cui dossier hanno preso spunto proprio da Matera.

Utilizzando la cassa di risonanza della città dei Sassi, la Basilicata ormai da qualche anno sta provando a sviluppare un nuovo asset economico attorno al turismo. Secondo Demoskopika nel 2023 verrà generata una spesa turistica in Regione di 293 milioni di euro con un incremento di più del venti percento rispetto all’anno precedente. Matera resta l’attrazione principale ma anche il turismo “lento” dei piccoli borghi, delle distese di natura selvaggia, dell’artigianato e del buon cibo si sta ritagliando uno spazio interessante.

Quella che decenni fa era stata una terra di confino, da dove Carlo Levi scrisse il celebre romanzo Cristo si è fermato a Eboli, ora attira molti turisti non italiani. Francesi, americani e tedeschi guidano la classifica delle presenze straniere e alcuni decidono anche di rimanere. C’è un paesino di quattromila abitanti a pochi chilometri da Matera che da qualche anno sta incrementando il numero degli immigrati residenti. Si tratta di Irsina, borgo arroccato su una collina che ha subito un importante spopolamento dal 1960 in poi ma che ultimamente sta vivendo uninversione di tendenza. Sono quasi trecento gli stranieri (provenienti da dodici Paesi diversi) tra americani, canadesi, inglesi e belgi, prevalentemente pensionati, che hanno deciso di acquistare una casa nel comune lucano. Il fenomeno ha attirato anche lattenzione della CNN

I tanti mondi fuori Matera
Fino a qualche anno fa il turismo in questa regione così poco antropizzata era limitato principalmente alle coste: quella ionica del metapontino -dove a due passi dal mare è ancora possibile trovare un antico tempio greco dedicato alla dea Hera e la zona di Maratea sul Tirreno. In mezzo ai due mari però esistono diversi mondi. L’utilizzo del plurale deriva dal fatto che spostandosi di pochi chilometri ci si ritrova di fronte a paesaggi completamente differenti tra loro. La provincia potentina è prevalentemente montuosa, ricca di vegetazione e caratterizzata da paesini arroccati sulle montagne. Come ad esempio Pietrapertosa e Castelmezzano situati nelle cosiddette dolomiti lucane, un rilievo montuoso che raggiunge i millecinquecento metri di altezza. O anche il parco del Vulture, l’area vulcanica dove nascono le uve dell’Aglianico (il Barolo del sud), che regala perle nascoste come San Fele e i laghi di Monticchio.

Spostandosi verso Matera si trovano paesi molto suggestivi come Tricarico, il comune natale di Rocco Scotellaro, o Craco, la città fantasma completamente disabitata dagli anni ottanta e divenuta ora una meta turistica, oltre che un ambìto set cinematografico. Bernalda, il salotto della Basilicata, è il Comune di cui è originario Francis Ford Coppola. Qui si è sposata la figlia Sofia e qui il regista americano ha restaurato un palazzo storico all’interno del quale nasce un albergo a cinque stelle. Proprio con il cinema questa Regione sembra avere un feeling particolare. Fu Pasolini con il Vangelo secondo Matteo uno dei primi a scoprire il fascino e la suggestività del territorio lucano che ha ospitato, tra gli altri, la Passione di Cristo di Mel Gibson o l’ultimo 007 con Daniel Craig. 

La crescita turistica (e di conseguenza economica) potrebbe essere fondamentale per la sostenibilità di molti comuni costretti a combattere contro un calo demografico costante in una Regione che ha meno abitanti della città di Genova. Il trend continua a essere negativo e stando ai dati ISTAT nel 2022 la decrescita è stata superiore all’otto percento, contro il tre percento della media nazionale. Un problema che si riflette ovviamente anche sui servizi ai cittadini in un territorio abbastanza esteso. L’altra criticità rilevante è legata all’assenza o inefficienza delle infrastrutture, la cui causa può essere attribuita solo in parte alla particolare conformazione del territorio. La chiusura contemporanea  delle uniche tre linee ferroviarie presenti in Regione nel mese di agosto, ad esempio, non è il massimo in termini di programmazione.

Idrocarburi e transizione ecologica
Il turismo potrebbe quindi diventare un nuovo asset economico da affiancare a quelli più tradizionali come l’attività estrattiva. La Regione è infatti molto ricca di risorse naturali: qui si trova il più grande giacimento a terra di petrolio e gas d’Europa gestito da Eni che dai pozzi in Val D’Agri estrae il trentotto percento della sua produzione in Italia. In Basilicata c’è anche il più grande bacino idrico d’Italia.

Stando ai dati di Eni, nel 2022 la Basilicata ha incassato dalle compagnie petrolifere circa centosessanta milioni di euro in royalties come compensazione per l’estrazione di greggio e gas. Negli anni queste entrate sono state utilizzate in vari modi: dalla tessera idrocarburi (una carta carburante assegnata gratuitamente ai cittadini) fino al bonus gas che dall’anno scorso permette ai lucani di non pagare in bolletta la materia prima. Una previsione, quest’ultima, già in cantiere da tempo e che il Governatore Bardi è stato bravo capitalizzare, anche politicamente, facendosi trovare pronto nel momento in cui il costo dell’energia pesava sulle famiglie in maniera importante.

Recentemente Eni ha presentato cinque progetti sulla transizione ecologica investendo sul territorio regionale novanta milioni di euro per progetti non oil. La Regione sta già mostrando performance superiori alla media del resto dell’Italia meridionale per potenza installata e consumata derivante da energie rinnovabili con un particolare incremento nelleolico. L’obiettivo è crescere ancora. L’idea parte dal modello norvegese che utilizza i ricavi derivanti dalle estrazioni per autofinanziare la transizione ecologica e trasformarsi in punto di riferimento per la produzione di energia da fonti rinnovabili. L’obiettivo è la creazione del più grande polo per la mobilità sostenibile del sud Italia con la realizzazione di una rete di ricarica su tutto il territorio regionale. A questo si aggiungono poi i progetti sulla produzione di biometano da scarti agricoli, un incubatore di start-up, la produzione di olio vegetale a fini energetici e un programma di rigenerazione urbana sostenibile.

Dal PNRR arriveranno in Basilicata più di un miliardo e mezzo di euro, a cui vanno aggiunti quelli del fondo di coesione, che dovrebbero servire a fare da moltiplicatore a questo tipo di progetti. La strada intrapresa è interessante soprattutto alla luce del fatto che prima o poi petrolio e gas si esauriranno. Lidea di essere allo stesso tempo hub nazionale degli idrocarburi e punto di riferimento nellenergia pulita è intrigante ma occorreranno sforzi importanti. Vale comunque la pena tentare.

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