Power upIl successo di Super Mario sta nella normalità del suo personaggio principale

Il film tratto dal videogioco cult racconta che, in un mondo straordinario che ti chiede prestazioni massime, si può anche essere come il famoso idraulico: basso, anacronistico, figlio di migranti e con un nome poco originale

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Super Mario Bros è approdato su Prime Video dopo un clamoroso successo al cinema, scia naturalmente di un ancora più clamoroso successo del videogioco che ha ormai quarant’anni e più di quaranta milioni di copie vendute.

Mario è un italoamericano piccolo e baffuto, fa l’idraulico, indossa una salopette e un cappello rosso. Si accompagna al fratello Luigi, più giovane e più slanciato, ma meno carismatico. Nel cartone, i due fratelli si sono appena messi in proprio, stanchi delle angherie dell’ex datore di lavoro, Spike, un tipo rozzo e prepotente che spesso bullizza Mario per la sua piccola statura.

I bros sono un disastro, troppo onesti per fare carriera, anche se Mario ce la mette tutta, dotato di una forza di volontà sproporzionata rispetto alla sua stazza.

Ad accoglierli, alla fine di una giornata deprimente, c’è la chiassosa e numerosa famiglia: la mamma per cena ha cucinato le tagliatelle ai funghi, cibo che Mario disprezza. E infatti, pochi minuti dopo, allo spettatore risulta chiaro che l’idraulico di New York i funghi non li digerisce (o forse si tratta di avvelenamento?).

Dopo cena lui e il fratello si mettono in testa di andare a sistemare un tubo che dà filo da torcere alla città, ma vengono catapultati in un mondo psichedelico fatto di omini fungo – i Toad – una principessa rosa con la frangetta a cuore – Peach-, una tartaruga dittatrice – Bowser- che si è impadronito della stella magica (un super power-up, cioè uno dei tanti superpotere che chi ha dimestichezza col gioco conosce), per conquistare i regni e soprattutto conquistare il cuore di Peach.

Luigi finisce in un mondo oscuro, viene imprigionato dai Koopa, esercito di tartarughe di Bowser, e aspetta che il fratello venga a salvarlo, come è sempre accaduto nella loro vita da outsider. Mario chiede l’aiuto di Peach, che a sua volta chiede l’aiuto di Mario per salvare il regno dei Toad dalle mire espansionistiche e crudeli di Bowser, e lo istruisce.

In pratica gli dice: tu hai tanta buona volontà, ma non sai come usarla. I power up sono super poteri che ti fanno ora diventare grande e grosso, ora agile come un gattino. Non basta un power-up per farcela: devi saperlo usare. A che ti serve la forza se non sai usarla? Ma Mario è intelligente, è un polimekanos, uno che sa riparare tubi ma anche salvare destini.

Qui, dunque, la potenza del film, amatissimo da milioni di bambini. Super Mario è il riscatto proletario in un mondo che quando non è dominato da bulli predatori è egemonia di supereroi di insopportabile perfezione. Perché le cose tendono sempre a funzionare così: una cosa o ti piace perché vi aspiri o perché ti riconosci.

I bambini più saggi sanno che i belli impossibili come Thor, Capitan America, Iron Man, sono modelli irraggiungibili, ma certo non gli fa schifo sognare di essere come loro. Si travestono, comprano spara ragnatele che spruzzano acqua, ma è chiaro che nessun bambino sano di mente pensa davvero di essere Batman. Sa che è un gioco e gli va di giocare.

Quello che accade con Mario è diverso, perché Mario è un normale (a cominciare dal nome) in un mondo straordinario che ti chiede prestazioni massime. Mario è basso, nessuno lo vede per strada, è anacronistico e appartiene a una famiglia italoamericana, dunque a una minoranza in una città che fagocita tutti.

Nel gioco degli specchi, in questo sogno allucinato che coglie Mario subito dopo la cena a base di funghi, Peach è Mario, la principessa diversa, unica umana in un regno di funghi, Spike è Bowser, e le peripezie sono quelle di una città che è una giungla.

Da una rapida e casereccia statistica compiuta da me medesima, ho notato che la scena che più di tutte galvanizza i giovanissimi spettatori è quella in cui Mario ingoia il fungo che lo fa diventare grande, il che significa che lo fa diventare alto come tutti gli altri.

Mario chiude gli occhi prima di lanciarsi in corsa verso qualcuno o qualcosa, come a voler dire: non ho il coraggio di vedere dove andrò sbattere, ma ho il coraggio di farlo. Anche questo gesto imitatissimo dai bambini.

Si può perciò dire che Super Mario Bros insegna due cose importanti: la prima è che non importa quanto sei alto fuori, ma quanto sei alto dentro; la seconda è mai andare a letto subito dopo un pasto abbondante, si sogna brutto.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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