L’antidoto al bipopulismoDraghi in Europa, Kyjiv nell’Unione e il futuro del mondo libero

Macron è l’unico leader europeo eletto con sale in zucca e vorrebbe l’ex presidente del Consiglio italiano alla guida della Commissione europea. È una grande idea, ma intanto bisogna superare il veto di Orbàn sull’Ucraina

LaPresse

Come spesso capita, è Emmanuel Macron l’unico leader della vecchia Europa ad avere una qualche idea in testa e un po’ di sale in zucca, ed è anche il solo ad avere le armate necessarie eventualmente a realizzarle. Secondo Repubblica, il presidente francese vorrebbe Mario Draghi alla guida della prossima Commissione europea che si formerà dopo la tornata elettorale di giugno 2024.

La sfida di Macron è complicata, anche se non insormontabile quanto quella di convincere Calenda, Renzi e Bonino a costruire un’alternativa comune al bipopulismo, ma è anche una mossa capace potenzialmente di sprigionare un entusiasmo senza precedenti per la causa europea, e vai a sapere che non possa avere un effetto prodigioso anche sulla litigiosità dei liberal-democratici italiani.

Mario Draghi alla guida dell’Europa è la cosa migliore che ci possa capitare dopo la caduta del Muro di Berlino, addirittura potrebbe essere «l’ultima migliore speranza sulla terra», come diceva Abramo Lincoln degli Stati Uniti, nel caso a novembre 2024 dovesse vincere le elezioni americane quel criminale di Donald Trump.

La leadership di Draghi in Europa è l’antidoto ai veleni populisti, alle interferenze esterne dei regimi autoritari e, nel caso a novembre perdessimo l’America, alla fine dell’alleanza atlantica che ha garantito, pace, sicurezza e prosperità in quasi tutto il mondo.

I partiti repubblicani italiani dovrebbero mobilitarsi senza alcun risparmio affinché l’ipotesi di Draghi alla Commissione diventi realtà, a cominciare dal Pd ma senza escludere Fratelli d’Italia e Forza Italia se davvero vorranno essere considerati, rispettivamente, riformisti, credibili e moderati.

Prima, però, c’è un appuntamento con la storia da non mancare. Il 14 e il 15 dicembre, il Consiglio europeo dovrà decidere sul continuare ad aiutare l’Ucraina aggredita illegalmente dalla Federazione Russa e, soprattutto, sull’avvio dei negoziati formali per far diventare al più presto l’Ucraina e la Moldavia il ventottesimo e il ventinovesimo paese membro dell’Unione (senza dimenticare l’allargamento alla Georgia).

Il testo delle conclusioni preparato dalla presidenza, e condiviso alla quasi unanimità, è perfetto. Ma al momento in cui scrivo, su questo testo pesa il possibile veto di Viktor Orbán.

Macron sta provando a convincere il leader ungherese, vedremo se ci riuscirà. In ogni caso il futuro dell’Europa si scrive in queste ore tra Parigi, Bruxelles e Kyjiv. Mario Draghi servirebbe già adesso, a ogni costo.

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