Inquietante distopiaLa «gentrificazione carina» secondo Giovanni Semi

Proponiamo un estratto del manuale (parodia) del sociologo dell’Università di Torino, uscito nel 2023 per Mimesis, per tutti quelli che vogliono continuare a vivere (e credere) nelle città, senza fuggire in mezzo alle montagne

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Facendo interamente nostri i radiosi propositi di uno della miriade di manifesti aziendali green, scegliete voi quale tanto sono tutti uguali, non possiamo che aggiungere qualche piccola nota di speranza per un futuro che a tratti, ma solo a tratti, ci sembra fottuto e invece di sicuro non lo è. Se lasciamo da parte la possibilità, certamente minima, di un’estinzione di massa del genere umano nei prossimi mesi, è bene attrezzarsi per vivere al meglio delle nostre capacità il tempo che verrà (o che ci rimane). Vivere bene vuol dire farlo in maniera sostenibile e perciò green. Il colore verde oltre a essere quello della speranza, è anche quello delle piante e le piante sono buone e belle e noi tutti vorremmo un mondo pieno di piante. Se coniughiamo green e bellezza, otteniamo gli orti urbani. Noi idealisti del green, se potessimo, dissemineremmo i nostri quartieri di orti urbani, piantumazioni creative, arnie su ogni balcone, nidi per cicogne su ogni camino, ristrutturando tutti i nostri immobili sulla base di modelli bio-architettonici, con boschi verticali ovunque e mobili in legno naturale rigenerato da falegnami 4.0. Vi è un solo, esiziale, problema: i Soldi®. Per risolvere il problema, talvolta frustrante, dell’assenza di soldi, proponiamo qui, in chiusura di questo agile testo, un paio di soluzioni autofinanziantesi e green.

Green Solution #1 Impact Community Garden (icg)
Con la crisi ambientale e idrica, gli effetti nefasti dell’aumento della temperatura atmosferica, il mutamento delle correnti e delle circolazioni di aria, unitamente alle frequenti e violente ondate di calore che si abbattono ovunque, vivere nelle pianure dove sorgono di solito le grandi città in Occidente è diventato, diciamo, poco healthy. Ci si presentano allora due opzioni: (a) fuggire molto rapidamente (se possibile con stile) o (b) dare un senso green all’Antropocene (possibilmente senza melodrammi, siamo occidentali dopotutto). Questa seconda opzione è largamente preferibile, in particolare per evitare inutili code verso le quote superiori ai 1500 metri, e lasciare in pace quelli che ci hanno già pensato e di solito sono persone che danno un grande valore alla solitudine o al frequentare soltanto altre persone di buon senso simili a loro. Vediamo dunque come dare questo senso green all’Antropocene.

Gli icg sono degli Impact Community Garden diffusi. A prima vista non sono troppo diversi dai parchetti dove portiamo i nostri amici a quattro zampe a fare una corsa e una rapida deiezione, dove scorrazzano i nostri pargoli con la e-Trabant (presto disponibile la versione anfibia per sfruttare anche i vari argini, periferici ma non troppo, bonificati dagli eroinomani) o dove ricarichiamo i nostri polmoni con la giusta mescola di azoto, ossigeno, argon, anidride carbonica e particolati. Come in molti casi, però, la prima vista inganna. Gli icg infatti differiscono radicalmente dai parchetti per tre caratteristiche:

1. Gli icg sono green
Con ciò si intende che la flora, la fauna, i funghi e gli umani che interagiscono simbioticamente all’interno degli icg dispongono di un Label apposito, fornito da un ente certificatore terzo, con natura giuridica di Fondazione scientifica, che consente loro di operare in armonia all’interno dell’area recintata e protetta dal sistema feci. Tramite appositi codici a barre, microchip e vernici con nanoparticelle per tracciamento automatico, chiunque entri o sia già all’interno di un icg sarà garantito nel suo essere green e dunque degno di interagire con altri ugualmente certificati.

2. Gli icg sono a impatto
Grazie alla collaborazione smart di alcune banche d’affari con una forte propensione alle ricadute territoriali della propria azione e una significativa responsabilità sociale d’impresa, gli icg possono essere finanziati con lo strumento innovativo e smart dei green social bond. Si tratta di strumenti finanziari a impatto, che coniugano cioè una grande attenzione al rendimento finanziario, al ritorno sociale e ambientale e al livello di rischio. Detta altrimenti: qualcuno ci deve mettere dei soldi per farne altri, con la scusa del green e sperando di non rimetterci.Come fare in modo che un icg trovi qualcuno disposto a metterci dei soldi? Ma grazie alla community!

3. Gli icg sono per la community
Per troppo tempo abbiamo pensato al concetto di comunità come a qualcosa di retrivo, conservatore o antiquato. Addirittura, nel passato alcuni la contrapponevano alla società come se le due cose non potessero benissimo coesistere. Abbiamo trovato una soluzione: se usiamo l’inglese e la smettiamo dunque di dire comunità sostituendolo con il più cool community, e lasciamo perdere l’obsoleta società per il cosmopolita e quasi finanziario society, possiamo benissimo farla finita con quella sterile dicotomia. La nostra society è una community, possibilmente smart e green. Suona decisamente meglio.

Ora, nel nostro icg, finanziato da un green bond che potremmo chiamare Soy Feliz, apriremo un Urban Garden, intitolato a un’attivista indigena uccisa da una multinazionale degli Ogm, dove presteranno attività solidale e volontaria i bambini della locale scuola per l’infanzia, gli anziani del circolo ricreativo locale e un gruppo di richiedenti asilo. Le attività verranno gestite da una cooperativa amorevolmente appoggiata dalla Fondazione locale che organizzerà turni, corvée e si occuperà di fornire tutti i materiali necessari (le vanghe ecosostenibili). I volontari potranno dedicare il loro tempo libero alla coltivazione di soia biologica, in cambio di una tuta da lavoro (prodotta e disegnata nelle locali carceri private dagli ospiti che così si ripagano anche vitto e alloggio) e di un buono spesa gentilmente offerto dal discount locale e quivi spendibile (alcolici esclusi). È evidente quindi come il senso di community crea dei forti legami (bond) che esprimono sia il bond a impatto dell’investitore internazionale sia quello tra generazioni e genti diverse.

Green Solution #2 Civic Resilient Underland (cru)
Le green rule per un futuro che sia resiliente, adaptive e smart sono essenzialmente le seguenti (le following, potremmo anche dire): carbon neutrality, low resource, consumption, resilience, healthy, accessibility e inclusiveness. Detta altrimenti: ci dobbiamo scaldare con poco, resistere al peggio e magari restando uniti e sani di mente. Si tratta di un obiettivo che non esiteremmo a definire challenging e quindi lo facciamo: si tratta di un obiettivo challenging! Come portarlo a casa, in maniera green e smart? La risposta è nei cru, i Civic Resilient Underland che andiamo a illustrare. Sino a ora l’essere umano, per una sorta di limite mentale, ha spinto il proprio sguardo in due direzioni: l’infinito e l’Alto. Sul primo ha già detto tutto il Leopardi (Leopards), con la nota lirica facente parte dei suoi Canti (Chants) e dunque ci limitiamo a rinviarvi a essa. L’Alto invece è stato recentemente opzionato dai tycoon che hanno inaugurato il turismo spaziale e, finalmente, hanno iniziato la privatizzazione dell’universo, dopo che ci eravamo scioccamente limitati nei tre passati millenni a urbanizzare il solo orbe terracqueo.

Ma ci siamo dimenticati il sottosuolo! Negli ultimi tempi, però, anche grazie alla meritoria pubblicazione di agili volumi sul tema, su tutti Underland di Robert Macfarlane (sono quattrocento pagine che raccontano di oscure lande interiori, ma a noi basta il titolo), abbiamo avuto un’epifania: urbanizziamo il sottosuolo. L’importante è farlo in maniera green, smart e sostenibile. Ecco dunque i cru:

1. I cru sono civic
Le virtù civiche saranno fondamentali quando inizieremo la colonizzazione del sottosuolo. Noi italiani abbiamo capito da qualche secolo che su una cosa possiamo sempre contare: il nostro passato. Ecco dunque che il repertorio culturale, materiale e immateriale, di epoca romana tornerà utilissimo per rendere civic il nostro Underland. Da un lato, infatti, i romani avevano già ampiamente proceduto a scavare alcune delle nostre città per costruire i sistemi fognari e idrici, e soprattutto per stiparvi le spoglie dei loro cari defunti. Dobbiamo continuare l’opera: scendere più in basso, piano dopo piano, e soppalcare il sottosuolo per renderlo funzionale al drenaggio urbano, alla termoregolazione e all’assorbimento di CO2. Ci occorreranno legioni di architetti e chiederemo alle nostre migliori menti di progettare, costruire e abitare il Mondo di Sotto!

Ispirandoci ai nostri ingegnosi antenati, i cru saranno civic in ragione di una rielaborazione dei mores maiorum principali e cioè fides, pietas, maiestas, virtus e gravitas. I migliori dipartimenti di Humanities del paese parteciperanno a una versione accademica di Squid Game alla fine della quale il dipartimento vincitore riceverà fondi di ricerca infiniti e relativa libertà di reclutamento per produrre il Decalogo del Vir Bonus Subterraneus ac Resilientis.

2. I cru sono resilient
Gentrificando il sottosuolo lo renderemo più carino e resiliente. Seguendo i principi dell’urbanistica tattica, un numero potenzialmente infinito (è enorme, il sottosuolo, e su più piani!) di micro-interventi di agopuntura sub-urbana, a bassissimo impatto ambientale, senza alcun legaccio burocratico (il nostro limite? La fantasia!) genererà un potente impatto visivo e migliorativo dell’ambiente costruito.

In modo quasi estemporaneo sorgeranno piazze aperte là dove in epoca passata venivano interrati i fusti con gli scarti di lavorazione delle industrie chimiche. Gli abitanti, che sono poi quelli che non hanno potuto scegliere l’opzione a (fuggire molto rapidamente) e hanno invece preferito l’opzione b (dare un senso green all’Antropocene), proporranno direttamente gli interventi di urbanistica tattica, che siano i pallini colorati dipinti sull’asfalto del sottosuolo, le stazioni di bike sharing con cui muoversi agevolmente tra i vari livelli di Underland mediante lo Smart Mobility Underground System (smus) oppure gli spazi per il gioco dei bambini, che finalmente potranno usare secchiello e paletta in maniera disruptive & creative. Ah, e poi tantissimi tavoli da ping-pong. Nel mondo green di Underland non sarà più necessario fare rammendi urbani tra periferie esistenziali, ma basteranno sistemi di comunicazione a basso consumo di energia (scale a pioli) tra chi, più refrattario al cambiamento, insisterà a voler abitare nel Mondo di Sopra e chi, invece, non avverso al cambiamento, abbraccerà il Futuro®.

Breve manuale per una gentrificazione carina, Giovanni Semi, Mimesis / Eterotopie, 288 pagine, 10 euro