EndgameI video creati con l’IA sono realistici tanto quanto le future cause legali contro OpenAI

Il sistema "Sora" creato dalla azienda di Sam Altman è già capace di produrre video a partire da descrizioni testuali. Una rivoluzione simile a quella di ChatGPT, MidJourney, e DALL-E. Ma questa rivoluzione tecnologica potrebbe essere interrotta dai processi sul diritto d’autore

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Nel marzo del 2023 circolò online un breve video generato da un’intelligenza artificiale che mostrava Will Smith mangiare degli spaghetti. La clip era breve, sgranata e la figura umana, per quanto somigliante all’attore, si contorceva in modo grottesco, rendendo il tutto molto divertente. E inquietante. Ad appena un anno da quel momento, OpenAI ha pubblicato i primi video realizzati con le reti neurali di Sora, un sistema in grado di generare video sulla base di descrizioni testuali. Nulla di così nuovo, se non fosse per la qualità dei risultati, che in molti casi sembrano indistinguibili – almeno a prima vista – da filmati reali.

Il “momento Sora” pare destinato a diventare per il videomaking ciò che prodotti come ChatGPT, MidJourney e DALL-E sono state (e sono) per la scrittura e l’illustrazione. Difficile dire cosa succederà adesso, quante persone perderanno il lavoro, in quali settori e quando; quel che è certo, e ciò su cui vale la pena soffermarsi, è che siamo in una situazione straordinaria, un periodo di rivoluzione continua che non ha nulla a che vedere con l’avvento dei mass media o della stampa a caratteri mobili. La velocità e l’intensità del nostro momento sono inediti nella storia umana: come ha scritto il giornalista di The Verge Alex Heath, siamo nell’endgame. L’esito è incerto ed è tutto da decidere.

Di fronte a sconvolgimenti tecnologici tanto violenti, però, vale anche la pena aggrapparsi ad alcuni dettagli reali. Umani, noiosi. Come la questione legale, tutta da definire, che mette in forse il futuro delle IA generative: la causa in corso tra il New York Times e ChatGPT avrà un esito storico, qualunque esso sia, e potrebbe rappresentare un “momento Napster” per il settore, che potrebbe essere costretto a fermarsi, limitarsi. Chiudere, chissà. L’eventuale momento Napster, però, non è in grado di riavvolgere il nastro della storia: l’industria musicale non è mai stata più la stessa da allora, nonostante la morte del servizio di condivisione di file musicali. Certe cose rimangono.

Quel che stupisce, poi, guardando i filmati scelti da OpenAI per presentare Sora, è quanto somiglino dei videogiochi, ad esempio. Non è un dettaglio da poco, perché la questione legale si basa anche sul materiale su cui queste reti neurali sono state “allenate”. Secondo il New York Times, quello di ChatGPT non è fair use dei suoi articoli, ad esempio; ed è difficile guardare le demo di Sora e non pensare a quanti film e videogame siano stati usati per crearli. E con quali criteri. L’ipotesi che Sora apra nuove fronti della guerra legale tra OpenAI e il resto del mondo non è peregrina. È l’endgame: Sam Altman contro tutti.

La presentazione di questo nuovo servizio di “video-da-testo”, infine, arriva dopo settimane intense per il nostro Altman, co-fondatore e CEO di OpenAI, che pochi giorni fa ha letteralmente detto di cercare trilioni di dollari di finanziamento. Sette trilioni, per l’esattezza. Circa 3,3 volte il Prodotto interno lordo dell’Italia, ottava potenza globale. Non fu, quella, una richiesta normale, sensata; e non lo è nemmeno oggi alla luce di Sora, che, per quanto sconcertante, è comunque un prodotto sperimentale di cui non sono noti i costi per l’azienda stessa, che da tempo deve vedersela con la scarsa scalabilità di queste IA. Secondo Altman la soluzione sono nuovi chip di nuova generazione. Bisogna inventarli, però.

Grazie al cielo per l’industria delle IA, il “momento Sora” è arrivato proprio in una fase di stanca, in cui il Wall Street Journal aveva da poco parlato dei primi dubbi degli early adopter delle IA di Microsoft (grande investitrice in OpenAI) e il Financial Times ricordava ai suoi lettori che OpenAI, mentre cerca trilioni di dollari, deve ancora imparare a fare soldi, anche perché la concorrenza aumenta ogni giorno di più. Ma questi sono sospetti, dietrologie, dubbi legati alla continua ricerca dell’hype da parte di Altman & Co. Oltre a questo, rimane lo stupore, la meraviglia e l’inquietudine per questi video così credibili, così poco umani. Certo, non proprio per tutti.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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