La grande fugaIl sogno della Cina di comprare il calcio europeo è tramontato

L’Inter è solo l’ultimo dei club sedotti e poi abbandonati con i debiti dagli imprenditori cinesi. La causa è la crisi economica del Paese orientale e l’ordine di Xi Jinping a limitare gli investimenti esteri

Lapresse Zhang Inter

Intorno alla metà dello scorso decennio sembrava che i miliardari cinesi potessero prendersi il calcio europeo, sia sottraendogli i suoi campioni sia entrando in possesso dei suoi club. Gli investimenti di quel periodo erano solo la punta dell’iceberg di un crescente interesse per le grandi aziende di Pechino nell’economia occidentale. Quasi un decennio dopo, sembra un mondo lontanissimo: la fine dell’epoca di Suning all’Inter, con il recente passaggio del club fresco campione d’Italia nelle mani del fondo statunitense Oaktree, è forse l’esempio migliore di quanto le cose siano cambiate.

La situazione dei nerazzurri si presta particolarmente bene a fare da emblema di questo fenomeno: delle varie proprietà cinesi del calcio europeo, Suning è stata l’unica capace di conquistare dei trofei, vincendo due scudetti, due Coppe Italia, tre Supercoppe italiane e raggiungendo una finale di Champions League. Successi che hanno fatto dell’Inter l’araldo della Cina calcistica, dopo il rumoroso declino del campionato locale. Ma allo stesso modo i seri problemi economici dei nerazzurri rappresentano bene anche l’altro lato della medaglia degli investimenti cinesi nel calcio europeo.

Suning ha finito per essere travolta dal crollo del mercato immobiliare cinese, in cui aveva pesantemente investito per cercare di far fronte alla contrazione del suo business principale, quello dell’e-commerce. Il suo destino, comunque, è stato di gran lunga migliore di quello di Evergrande, che nel 2018 era il più grande colosso al mondo nel settore immobiliare e nell’agosto 2023 ha dovuto dichiarare bancarotta.

Il crac di Evergrande è un’altra grande storia della crisi dell’economia e del calcio in Cina, dato che l’azienda possedeva anche la più importante squadra della Chinese super league, il Guangzhou, vincitore di otto campionati tra il 2011 e il 2019, e da cui sono passati pure Marcello Lippi, Alessandro Diamanti, Alberto Gilardino e Fabio Cannavaro. Nel 2022 è retrocesso in seconda divisione, dove milita tutt’oggi.

Il passaggio dell’Inter da Suning a Oaktree ha un sapore beffardo per un Paese che puntava a contendere agli Stati Uniti il predominio dell’economia mondiale, mentre adesso, almeno nel calcio europeo, le cose seguono la corrente opposta. Non è nemmeno un caso unico: nel luglio 2018, il fondo statunitense Elliott management corporation assumeva il controllo del Milan allo stesso modo, dopo quindici mesi di gestione cinese da parte dell’imprenditore Yonghong Li. Quest’ultimo era arrivato a Milano facendo grandi spese e grandi promesse, per poi rivelarsi profondamente indebitato e incapace di ripagare il prestito ottenuto dalla società americana per acquistare il club rossonero. Similarmente, Suning ha perso l’Inter per non essere stata in grado di restituire a Oaktree i soldi ottenuti in prestito nel maggio 2021 per fare fronte ai propri problemi finanziari.

Ma, da questo punto di vista, non è solo Milano a essere una città sfortunata. Anzi, all’estero c’è chi se la passa decisamente peggio, come i tifosi del Reading, in Inghilterra. Il club è stato acquistato nel maggio 2017 dagli imprenditori Dai Yongge e Dai Xiu, subito dopo aver sfiorato una clamorosa promozione in Premier League. Ma da allora il Reading ha preso a veleggiare nei bassifondi della seconda divisione, fino alla retrocessione dell’anno scorso, accompagnata da frequenti penalizzazioni in classifica dovute agli inadempimenti finanziari (la prima a novembre 2021, la seconda a marzo 2023, poi a settembre dello stesso anno e infine ancora lo scorso febbraio). Attualmente la proprietà cinese è piena di debiti, non riesce a rispettare le scadenze economiche e Dai Yongge sta disperatamente cercando di vendere il club.

Non si scherza nemmeno al Granada, nel club che dal 2016 è di proprietà di Desport, la società di Jiang Lizhang, già tristemente noto in quel di Parma: arrivato nel club emiliano nel 2017, aveva avuto problemi economici e già nel 2020 cedeva le sue quote. In Spagna è andata poco meglio, però: sotto la sua gestione, il club andaluso sta facendo su e giù tra prima e seconda divisione (in questa stagione è retrocesso), mentre dal 2022 ha debiti con il fisco spagnolo e si è reso irrintracciabile.

L’epoca d’oro del calcio cinese è durata pochi anni: nel 2016, i primi imprenditori del Paese hanno iniziato ad acquistare club in Europa, ma poco dopo il governo di Xi Jinping ha deciso di ordinare un passo indietro. Troppi soldi sono stati investiti nel calcio straniero, senza nessun reale ritorno economico e neppure d’immagine.

Già nel 2018, Wang Jianlin cedeva le sue quote (circa il venti per cento) dell’Atlético Madrid, mentre Tony Xia vendeva l’Aston Villa. Un anno dopo toccava a Ye Jianming con lo Slavia Praga, e infine nel 2022 a Gao Jisheng con il Southampton. In tutti questi casi, le cessioni erano state anticipate da crescenti problemi finanziari, stessa situazione che si è vista anche nel Sochaux, controllato dal Nenking Group, caduto un anno fa nella terza serie francese a causa dei suoi guai economici.

Sullo sfondo c’è ovviamente la più complessa situazione della crisi economica della Cina, la quale ha colpito duramente molti degli imprenditori che negli anni scorsi avevano rivolto il proprio sguardo al calcio del Vecchio Continente. Tuttavia, questo va di pari passo con un fenomeno di tutt’altro tipo, ovvero la decisione di Pechino, già dal 2017, di ridurre gli investimenti esteri per concentrarsi maggiormente su quelli interni.

A farne le spese, dunque, non è stato solo il calcio, anche se resta uno dei termometri più evidenti dei problemi strategici ed economici del Paese asiatico. Oggi, in Europa, sembra resistere solo il Wolverhampton di Fosun International, nonostante i risultati sportivi in calo e i crescenti dubbi sul futuro della proprietà.

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