Dura lex sed lex Verso un nuovo pluralismo del diritto europeo

Con la fine del monopolio dello Stato come fonte normativa, “Breve storia del diritto in Europa. Dal diritto romano al diritto europeo” (Il Mulino) riflette sulla necessità di elaborare una nuovo modello di giustizia per la società tutt’altro che uniformata che va delineandosi

AP/Lapresse

Gli studiosi del diritto europeo hanno evidenziato che molte delle sfide che attendono l’Unione Europea non sono tipicamente europee. Al contrario sono insite nel modo in cui il diritto moderno si è sviluppato in un mondo globalizzato.

Ad esempio, negli Stati Uniti il processo di armonizzazione del diritto ha avuto inizio quando l’attività commerciale degli Stati spinse molti a chiedere l’unificazione delle leggi. Per raggiungere questo obiettivo, i giuristi si riunirono per redigere codici, con la speranza che fossero adottati da gran parte degli Stati.

Dal 1892 la National Conference of Commissioners on Uniform State ha proposto un gran numero di questi progetti. Insieme all’American Law Institute, a partire dal 1944 la conferenza ha predisposto un Uniform Commercial Code.

Pubblicato nel 1951 il codice fu adottato, più o meno fedelmente, da tutti i cinquanta Stati, dal District of Columbia, dalle Virgin Islands statunitensi e da Porto Rico.

Ulteriori passi nella direzione dell’unificazione del diritto sono stati realizzati anche da organismi internazionali come l’Istituto internazionale per l’unificazione del diritto privato (Unidroit), costituito nel 1926 come organismo ausiliario della Lega delle Nazioni e che nel 1940 diventò un’organizzazione indipendente intergovernativa.

Unidroit ha l’obiettivo di modernizzare, armonizzare e coordinare il diritto privato e quello commerciale nel mondo. Attualmente conta sessantatré Stati membri e i suoi esperti hanno predisposto centinaia di proposte di convenzioni internazionali, modelli giuridici, regolamentazioni e linee guida.

A fronte del forte sostegno a un processo di armonizzazione, unificazione e modernizzazione del diritto, a livello mondiale si stanno sempre più manifestando alcune riserve soprattutto relative al cambiamento della natura stessa del diritto.

Queste riserve si concentrano su diversi aspetti. Il primo riguarda la delega dell’attività legislativa dai legislatori alle burocrazie degli Stati. Per effetto di questa delega alcune importanti funzioni regolatorie sono state trasferite a funzionari non eletti che, in qualità di dipendenti di commissioni statali, di uffici, agenzie,
ministeri e programmi pubblici non eseguono degli ordini, ma risolvono anche dispute e formulano nuove regole.

Questi funzionari decidono dei casi, creano raccolte di precedenti e formulano regolamenti riguardanti sia il diritto processuale sia quello sostanziale.

La fine del monopolio statale della regolamentazione è un fenomeno altrettanto nuovo, causato sia dall’attività normativa di organismi internazionali, società commerciali, associazioni sportive, giganti di Internet e organizzazioni intergovernative, sia dalla sempre maggiore diversità interna alle nazioni, che sfida la tendenza dominante proponendo giurisdizioni alternative che si rivolgono a particolari minoranze, confessioni religiose, o altri gruppi di cittadini.

Queste tendenze hanno portato i giuristi di tutto il mondo a domandarsi come gli ordinamenti nazionali possano in un contesto del genere far fronte alla produzione delle leggi e alla risoluzione delle dispute.

Come possono affrontare l’internazionalizzazione del diritto? Oppure, come si possono controllare, integrare e legittimare questi sistemi non statali? Un’unificazione giuridica è davvero possibile? È possibile che esistano degli accordi giuridici le cui parti sono culturalmente diverse e con tradizioni tanto peculiari? Questi accordi sono necessari o la progressiva globalizzazione si può gestire in un modo diverso dall’armonizzazione del diritto?

In altre parole, stiamo assistendo alla fine del potere regolamentare dei rappresentanti della nazione che votano in Parlamento? Stiamo assistendo all’inizio di una nuova era nella quale la volontà del popolo prevale ancora anche se in modi diversi? Si può garantire la democrazia non tramite il voto dei cittadini ma tramite l’aperta competizione di diversi organi e interessi?

La necessità di trovare risposte efficaci a queste nuove sfide si unisce al desiderio di individuare un nuovo paradigma capace di sostituire la vecchia concezione di una società fatta di cittadini uguali e indifferenziati, legati da un astratto vincolo sociale e che esprimono la loro volontà eleggendo dei rappresentanti in Parlamento.

Questo nuovo paradigma, invece, riconoscerebbe il potere dei gruppi e della solidarietà di gruppo, così come la
persistenza delle ineguaglianze e delle differenze, disfacendo le metafore proposte dalla Rivoluzione francese.

In questa nuova realtà di estremo pluralismo giuridico, dove l’ordinamento giuridico dello Stato-nazione coincide con una molteplicità di altri sistemi normativi, i giuristi non dovrebbero concentrare tutti i loro sforzi su un nuovo metodo per immaginare un nuovo universo giuridico per una società nuova?

 

Copertina Breve storia del diritto in Europa

“Breve storia del diritto in Europa. Dal diritto romano al diritto europeo”, Tamar Herzog, il Mulino editore, pp. 336, € 28,00

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