Si sapeva già che sarebbe stata la più complicata Coppa del Mondo di calcio della storia quella che dell’anno prossimo, con ben tre Paesi organizzatori. L’unico precedente con un più di un anfitrione, nel 2002, ne aveva riguardati solo due: Giappone e Corea del Sud. Ma adesso qualcuno inizia a chiedersi cosa potrà succedere nel momento in cui proprio Stati Uniti, Canada e Messico stanno venendo contrapposti per le guerre commerciali innescate dai dazi e ancora di più dalle sparate di Trump: tra minacce di intervenire militarmente in Messico contro i Cartelli e la reiterata intenzione di fare del Canada il cinquantunesimo Stato. «Fa sul serio» avverte un sempre più allarmato Justin Trudeau». Della cosa si occupa ad esempio il Wall Street Journal, secondo cui però «quanto le misure di Trump potrebbero influenzare un evento multinazionale che richiede coordinamento logistico e attraversamenti di frontiera fluidi resta poco chiaro». Appunto, proprio perché Trump non agisce secondo piani metodici, ma va avanti a colpi di battute estemporanee.
Tutto sommato, il giornale sembra avere una certa fiducia nella capacità di navigatore e maneggione di Gianni Infantino, e sui suoi rapporti con lo stesso Trump. Fu infatti durante il suo primo mandato che fu decisa l’assegnazione, anche ottenendo una promessa che i tifosi non sarebbero stati colpiti da divieti di ingresso come quelli che il presidente degli Stati Uniti ha tentato di imporre a musulmani. Il presidente arrivò a pubblicare tweet in cui non solo esprimeva il suo sostegno alla candidatura, ma al suo stile metteva anche in guardia i Paesi che non la sostenevano. E anche adesso appare entusiasta dell’iniziativa. «Ma la tensione aggiunge un ulteriore livello di complessità a quella che sarà la più grande Coppa del Mondo di tutti i tempi» osserva il Wsj. E il fatto che «la Fifa, che ha assegnato i diritti di ospitare il torneo durante il primo mandato di Trump, non ha risposto alle richieste di commento» non è che sia particolarmente rassicurante.
In particolare, non è chiaro se di qui all’inizio del campionato continueranno le retate che Trump ha ordinato per impacchettare ed espellere quanti più stranieri irregolari possibili. Ma già è stato denunciato che in queste scorribande sono stati arrestati anche cittadini statunitensi per il semplice fatto ad esempio di parlare spagnolo o di avere aspetti «esotici».
Perfino indiani navajo sono stati colpiti, loro che semmai potrebbero tacciare a Trump di essere un discendente di immigrati una terra dove loro stavano già da millenni. Poi, sì, una volta fatti accertamenti si viene rilasciati: non necessariamente con tante scuse. Ma intanto possono essere passate ore. Quale garanzia che anche i tifosi stranieri non faranno la stessa fine, e in particolare i messicani che pure sarebbero co-organizzatori? Ciò, senza per ora ipotizzare che Trump in uno dei suoi accessi ordini di chiudere le frontiere con i vicini da un momento all’altro.
Ovviamente, tutto ciò crea tensioni, come si è visto dal modo in cui durante una recente partita di hockey su ghiaccio i tifosi canadesi hanno fischiato l’inno statunitense senza pietà. E anche queste costituiscono una incognita. Ma già bastano le tariffe in sé a creare problemi. Significano infatti aumentare il costo di beni e servizi essenziali per il torneo, come materiali da costruzione, tecnologia e attrezzature, portando a maggiori spese per lo sviluppo delle infrastrutture e la pianificazione dell’evento.
Inoltre, le tariffe di ritorsione da parte di Canada e Messico potrebbero interrompere le catene di approvvigionamento, complicando ulteriormente la logistica e i preparativi. Senza contare che molti articoli essenziali per eventi sportivi su larga scala, tra cui elettronica, attrezzature sportive e merchandising, vengono importati dalla Cina. L’aumento dei costi dovuto alle tariffe potrebbe aumentare le spese per gli organizzatori di eventi, influenzando la disponibilità e il prezzo di forniture essenziali. E le interruzioni nelle catene di fornitura potrebbero causare ritardi, con un impatto sulla costruzione della sede, sui materiali promozionali e sull’esecuzione complessiva dell’evento.