Punto di non ritornoCosa (non) sappiamo del nuovo piano Ue per i rimpatri

Martedì 11 marzo la presidente della Commissione Ursula von der Leyen presenterà al Parlamento europeo riunito a Strasburgo il nuovo regolamento per velocizzare l’espulsioni dei migranti irregolari. «A coloro che vengono rimpatriati con la forza verrà imposto un divieto di ingresso»

Unsplash

Nel centesimo giorno dall’inizio del suo secondo mandato alla Commissione europea, Ursula von der Leyen presenterà il nuovo regolamento Ue per velocizzare i rimpatri e rafforzare il controllo sui confini europei. Secondo le ultime indiscrezioni, tra le misure più restrittive che saranno illustrate martedì 11 marzo nella sessione plenaria di Strasburgo, ci sarà lo European Return Order: un divieto di ingresso a chi è stato espulso. «Vogliamo istituire un sistema veramente europeo per i rimpatri, proponendo un regolamento con regole più semplici e chiare, che impedisca la fuga e faciliti il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi senza diritto di soggiorno. A coloro che vengono rimpatriati con la forza verrà imposto un divieto di ingresso», ha dichiarato von der Leyen, senza però anticipare altri dettagli del regolamento. 

Attualmente meno del venti per cento dei migranti soggetti a un ordine di espulsione lascia effettivamente il territorio dell’Unione europea, anche a causa della poca cooperazione tra le polizie interne degli Stati membri che difficilmente operano un riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio.

Oltre al divieto di reingresso, il piano prevede anche la possibilità di detenere i migranti in attesa del rimpatrio, per evitare fughe o irreperibilità. «Dobbiamo assicurarci che chi deve essere rimpatriato non possa semplicemente scomparire», ha dichiarato il Commissario europeo per la Migrazione, l’austriaco Magnus Brunner. «Saremo più severi in caso di rischi per la sicurezza. Saremo assertivi, ma ci assicureremo anche di agire nel pieno rispetto dei nostri obblighi di diritto internazionale e dei diritti fondamentali», ha spiegato von der Leyen. 

Non sappiamo ancora se nel piano della Commissione ci sarà la creazione di hotspot e centri di detenzione (return hubs) fuori dal territorio europeo, in Paesi considerati “sicuri”, per ospitare i migranti in attesa di rimpatrio. O addirittura la legittimazione europea di centri creati dagli Stati membri con Paesi terzi, come quello creato dal governo italiano con l’Albania e sinora inutilizzato. 

La proposta ha raccolto il sostegno di diversi governi europei, in particolare quelli più esposti agli arrivi di migranti, ma ha anche suscitato perplessità in alcuni Stati, tra cui Spagna, Portogallo, Irlanda e Belgio, che temono una violazione dei diritti fondamentali e difficoltà nell’implementazione delle misure. Anche le organizzazioni umanitarie hanno espresso preoccupazione, sollevando interrogativi sulla compatibilità dei centri di rimpatrio extra-UE con il diritto internazionale. Le Ong temono che i migranti possano essere detenuti in condizioni inadeguate e che i loro diritti non vengano pienamente rispettati. L’Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali (Fra) ha avvertito che queste strutture potrebbero essere considerate accettabili solo se accompagnate da garanzie chiare e solide sul trattamento degli individui.

X