Gegenpressing In Germania è nato un governo di necessità

Cdu e Spd si stringono in un patto di sopravvivenza, ridisegnando welfare, fiscalità e immigrazione, mentre l’estrema destra cresce nei sondaggi

LaPresse

Quarantacinque giorni dopo le elezioni (tempi brevi per la media tedesca), l’Union e la Spd hanno ufficializzato un accordo di governo. Come atteso, l’intesa accoglie diversi punti considerati necessari da Friedrich Merz per rilanciare l’economia. Il Bürgergeld, il sussidio al reddito, spesso accusato dai cristiano-democratici di non favorire l’uscita dalla disoccupazione, verrà modificato per diventare più simile a Hartz IV, lo strumento che il Bürgergeld sostituiva e che la Spd ritiene si presti a diverse storture ai danni dei disoccupati.

Le tasse sui redditi diminuiscono (ma la Spd ha ottenuto che quelle sui redditi più alti restino invariate), mentre le imprese vengono aiutate, tramite agevolazioni sugli ammortamenti degli investimenti. Per quanto riguarda l’immigrazione, si prevede di aumentare la lista dei Paesi sicuri, con l’obiettivo di poter effettuare rimpatri, e si porta da tre a cinque anni il tempo necessario per la naturalizzazione di chi lavora stabilmente nel Paese.

Guardando alla divisione dei ministeri, invece, alla Spd vanno il ministero del Lavoro e quello dell’Energia e dell’Ambiente, con l’aggiunta delle Finanze e della Difesa (nel quale Boris Pistorius sembra destinato a reinstallarsi, vista la sua popolarità nel partito e nel Paese); la Cdu ha tenuto per sé l’Economia e gli Esteri, su cui si giocherà gran parte del bilancio del cancellierato, Friedrich Merz, orientato prima di tutto a rilanciare l’economia e il ruolo del Paese nel nuovo scenario. Alla Csu, sorella bavarese dei cristiano-democratici, andranno gli Interni e l’Agricoltura.

Sebbene sui contenuti dell’accordo sembra che siano i socialdemocratici quelli ad aver concesso di più (fatto, del resto, in linea con l’essere la parte più debole della coalizione, dopo uno dei peggiori risultati elettorali della propria storia), una lettura che cerchi esclusivamente di individuare chi vince e chi perde rischia di non inquadrare la consapevolezza da cui nasce l’accordo.

Dopo la modifica costituzionale al freno al debito per finanziare investimenti in difesa e infrastrutture, infatti, Merz ha dovuto affrontare una serie di critiche per aver toccato lo Schuldenbremse, vero dogma della destra tedesca, così come per aver concesso molto (a detta dei critici), ai socialdemocratici e ai Verdi (cinquecento miliardi di fondi per le infrastrutture, di cui un quinto legato alla transizione ambientale). Il risultato è stata una discesa nei sondaggi (dal ventotto per cento delle elezioni al venticinque per cento), corredata da una crescita ulteriore dell’estrema destra di AfD, che passa al ventiquattro per cento, e in alcune rilevazioni sarebbe addirittura primo partito.

Si tratta di dati che restituiscono bene il clima di un Paese diviso e, su alcuni temi, fortemente polarizzato. Il prossimo governo, dunque, avrà pochissimi margini di errore, dovendo dare risposte solide a un Paese da tempo in recessione e su cui si abbattono, ora, gli effetti dei dazi americani (salvo sospensioni, come abbiamo visto ieri). Per giunta, sapendo che ogni fallimento o conflitto interno potrebbe far crescere ulteriormente l’estrema destra in vista delle prossime elezioni, con tutti gli effetti del caso in termini di alleanze e governabilità.

In questo scenario, Cdu e Spd sono più unite da esigenze comuni che separate da priorità diverse: è significativo, del resto, che la stretta sull’immigrazione, da tempo richiesta da Merz, sia passata nell’accordo di governo senza significative resistenze a sinistra.

L’alleanza tra Cdu e Spd diventa, di fatto, un patto di mutua sopravvivenza, in cui i due partiti, pur lontani su molte questioni, devono cooperare senza troppi conflitti, per assicurare un futuro a sé stessi e ai valori politico-istituzionali che rappresentano, contro l’estrema destra che bussa alle porte.

Il governo Merz, per quel che riguarda i rapporti interni alla maggioranza, sarà un esperimento di responsabilità, con il destino dei partner di coalizione non separabile da quello, più ampio, del sistema tedesco.

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