La strada giustaTra oriente, esoterismo e spiritualità, i libri buoni stanno sotto la botola

Nella Libreria Rotondi di Roma le storie stanno sugli scaffali, ma anche nei sotterranei. In questo mondo di carta si tramandano scritti che parlano del bene, e così i librai diventano assistenti alla ricerca “direzione giusta” da seguire

Oriente, esoterismo, filosofie e religioni, testi rari: alla Libreria Rotondi ogni pagina racconta una storia tra alchimia e spiritualità. E c’è una stanza segreta da scoprire. Photo by Valerio Millefoglie

Questo è un articolo del nuovo numero di Linkiesta Etc dedicato al tema della Fede. Disponibile nelle edicole di Milano e Roma, negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia, e ordinabile qui (senza spese di spedizione) 

«Ormai non la vedo più», dice Aldo Rotondi varcando l’ingresso della Libreria Rotondi a Roma. È ipovedente e, riparato da un paio di occhiali da sole, della libreria ereditata dallo zio Amedeo e in cui ha lavorato per decenni, coglie le forme dei libri che quasi divengono un unico volume sfocato. «Non la vede la libreria, ma la sente», suggerisco, perché ciò che fa testo qui è il sentire: la spiritualità e l’esoterismo, l’alchimia e le religioni, i viaggi astrali e i sogni lucidi, il Cristianesimo, il Buddhismo e i culti misteriosi, Giordano Bruno e Carl Gustav Jung; tutte le categorie che si possono trovare incise su ogni scaffale, colmo di libri che spesso nel mondo di fuori non ci sono più perché fuori catalogo.

Photo by Valerio Millefoglie

Qui c’è un sopra e c’è anche un sotto. Mi ci conduce Francesco, pronipote del fondatore, portandomi nella seconda piccola sala dove ci sono degli scalini: «Stiamo andando nel misterioso sotterraneo che tutti chiamavano la botola, perché in origine c’era una botola e conferiva l’aspetto di una segreta. E in effetti è così». In questa terra di sotto le storie non sono solo nei libri, vi è custodita ad esempio la prima insegna originale, redatta con caratteri tondeggianti e che per questo motivo, per non aver utilizzato il carattere italico, fu proibita dal regime fascista. 

Francesco mi spiega che lo pseudonimo con il quale il suo prozio firmò 22 libri era Amadeus Volben: «Volben è l’acronimo di volontario del bene. Per lui ciò che accomunava tutte le religioni era l’amore universale. Su questo principio costruì la libreria, aperta nel 1941, attingendo a quei testi che traducevano in comportamenti pratici questa idea di bene». Ancora oggi si stampa il segnalibro storico ideato da Volben, con un decalogo di principi – “ciò che tu pensi si avvera. Non essere vittima di mali immaginari” – e con “12 libri importanti che consigliamo ai nostri amici”. Il dodicesimo è quello tutt’oggi più venduto: “Autobiografia di uno yogi” di Paramahansa Yogananda.

«Volben è l’acronimo di volontario del bene. Per lui ciò che accomunava tutte le religioni era l’amore universale. Su questo principio costruì la libreria, aperta nel 1941, attingendo a quei testi che traducevano in comportamenti pratici questa idea». Photo by Valerio Millefoglie 

«Prima che morisse» – mi dice Aldo una volta risaliti dalle segrete –, «si riuniva in questa piccola sala con i frequentatori della libreria per affrontare argomenti di spiritualità». La destinazione d’uso non è cambiata, nella saletta si tengono corsi di tarocchi, di magia e di sogni lucidi. Michelangelo, il libraio più giovane, figlio di un affezionato frequentatore della libreria, ha catalogato e digitalizzato le conferenze di Amedeo Rotondi, caricate sul canale YouTube della libreria.

Photo by Valerio Millefoglie

Barbara, l’altra pronipote, mi racconta che non è una semplice impresa di famiglia e che per lavorarci è necessario intraprendere un vero e proprio percorso di conoscenza; lo stesso che si propone ai lettori. «Tante persone ci raccontano di quando decenni fa vennero per prendere un libro e il nostro prozio si rifiutò di venderglielo e gliene propose un altro. Per far sì che non prendessero strade sbagliate». Suo padre Aldo conia un termine magnetico: «Non siamo librai ma assistenti alla ricerca». Questa strada del trovare qualcosa fra le pagine percorre anche le note a margine dei libri di Amadeus Volben, dove si cita il libretto “I volontari del bene”. Viene regalato a chi appunto incappa nelle note a piè pagina e ne fa richiesta alla libreria. Sulla quarta di copertina del libretto si legge “va conservato nel portafogli”.

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