Legione non stranieraMacron e forse anche Crosetto rilanciano il servizio militare (su base volontaria)

Parigi punta a rafforzare le forze armate e a rinsaldare il legame tra Stato e cittadini. Anche il ministro della difesa italiana ha annunciato un disegno di legge per istituire una forma di leva volontaria che crei una riserva ausiliaria di circa diecimila unità

AP/Lapresse

«Alla vigilia del 14 luglio, di fronte alle nostre forze armate riunite all’Hôtel de Brienne e pronte a sfilare lungo il viale più bello del mondo, ho annunciato al popolo francese che in autunno sarebbe stato definito un nuovo quadro per il servizio nelle forze armate. Ora ci siamo». Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato così, ieri, di fronte ai giovani soldati presenti a Varces, il programma per ripristinare il servizio militare nel Paese. Una reintroduzione piena di cautele: la strada scelta da Parigi è quella della volontarietà, per un servizio che dovrebbe durare dieci mesi e coinvolgerà giovani di diciotto e diciannove anni.

«Questo servizio mira a tre obiettivi specifici: rafforzare il patto tra la nostra nazione e il nostro esercito, rafforzare la resilienza della nostra nazione e consolidare la formazione dei nostri giovani. Se da un lato abbiamo sostenuto l’ambizione di un servizio nazionale universale per rafforzare la coesione all’interno di una certa fascia d’età, dall’altro l’accelerazione delle crisi e l’inasprimento delle minacce mi portano a proporre oggi un servizio nazionale puramente militare che, senza essere universale, possa coinvolgere un’intera generazione», ha detto ancora il Capo dello Stato francese, aggiungendo che il programma inizierà gradualmente la prossima estate con i primi tremila volontari – per salire a diecimila nel 2030, poi cinquantamila nel 2035 – e avrà un costo totale di oltre due miliardi per i prossimi cinque anni.

In un’Europa attraversata dalla guerra, da nuove minacce ibride e dal timore che la protezione americana non sia più scontata, Macron ha deciso di rilanciare una forma di leva nazionale rivolta ai giovani, una risposta ai rischi che si addensano ai confini del continente.

Parigi dovrebbe coinvolgere su base volontaria tra le duemila e le tremila persone il primo anno, con un obiettivo ambizioso: arrivare a cinquantamila giovani entro il 2035. La durata prevista è di dieci mesi e la retribuzione sarà compresa tra i novecento e i mille euro mensili, una cifra modesta se confrontata con altri Paesi europei, ma pensata come incentivo iniziale.

Questa svolta, spiega Le Monde, è anche la certificazione di un fallimento politico e amministrativo. Il Service National Universel (Snu), voluto dallo stesso Macron nel 2017 come grande progetto di coesione nazionale, è stato archiviato dopo diverse critiche e un giudizio severo della Corte dei conti francese, che aveva parlato di obiettivi «incerti» e di una spesa destinata a superare i dieci miliardi. Un progetto nato per rafforzare il legame tra Stato e giovani, è finito invece per diventare un simbolo di inefficienza e ambiguità politica. Il nuovo programma di leva dovrebbe sostituire il Service National Universel.

Eppure, nonostante il fallimento precedente, l’idea del servizio militare continua a riscuotere un discreto sostegno in Francia. Sempre Le Monde ricorda che il ritorno della leva è accolto favorevolmente dall’ottantasei per cento dei francesi. Ma il dato cambia radicalmente quando si entra nei dettagli: solo il cinquantatré per cento sostiene l’idea di un servizio obbligatorio, percentuale che scende al quarantuno per cento tra gli under-35, cioè una parte della fascia direttamente interessata. Secondo gli analisti di Ipsos, questi dati hanno più a che fare con un ricordo idealizzato del passato – una specie di nostalgia per un tempo in cui «le classi sociali si mescolavano e si imparava la disciplina», si legge nell’articolo del quotidiano francese – che con una reale disponibilità al sacrificio.

Anche in Italia il tema è tornato con una certa forza, complice il nuovo clima di insicurezza e il riallineamento europeo sulle politiche di difesa. Da Parigi, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato l’intenzione di presentare un disegno di legge per istituire una forma di leva volontaria che crei una riserva ausiliaria di circa diecimila unità. 

Sul fronte internazionale, la decisione di Macron è perfettamente inserita nel contesto della risposta europea alle minacce della Russia e dei suoi alleati. Come scrive il Financial Times, la Francia vuole «rafforzare le sue capacità di difesa di fronte alle minacce provenienti dalla Russia» e il presidente ha sottolineato la necessità di «rinsaldare il patto tra Stato e cittadini» in uno scenario politico di guerra ibrida, attacchi informatici, interferenze elettorali, incursioni nello spazio aereo e sabotaggi alle infrastrutture. «È molto importante che la maggior parte dei nostri compatrioti capisca cosa sono i nostri eserciti, come funzionano o facciano parte almeno dei riservisti», aveva detto in settimana Macron.

Non ci sono obiettivi specifici, al momento, per l’esercito francese: solo l’intenzione di ampliare le capacità della riserva e rafforzare il potenziale umano delle forze armate. Non c’è quindi alcun legame diretto con l’invio di truppe in Ucraina, ad esempio. E anzi il presidente ha ribadito che il ripristino del servizio militare obbligatorio e universale è «un’idea promossa da coloro che non conoscono la realtà delle nostre forze armate».

Oggi l’esercito francese conta circa duecentomila soldati attivi e quarantacinquemila riservisti. È comunque uno dei pesi massimi tra gli eserciti dell’Unione europea e il progetto di Macron, per quanto poco efficace dal punto di vista strettamente militare – si puntano ai duecentodiecimila effettivi per il 2030, con ottantamila riservisti – è certamente un segnale politico rilevante.

La strategia francese sembra il primo tassello di una trasformazione più ampia. La guerra di Vladimir Putin al mondo libero sta «ridisegnando il panorama della sicurezza europeo», ha scritto Politico Europe. I Paesi più vicini alla Russia – come gli Stati baltici o la Finlandia – non hanno mai avuto grandi dubbi sul da farsi e hanno ripristinato o rafforzato il servizio militare obbligatorio appena ne hanno avuto la possibilità. La Francia ha scelto, almeno per ora, una linea più soft, spinta anche da limiti pratici molto concreti: gli eserciti scarni dell’Europa occidentale non sarebbero nemmeno attrezzati per accogliere centinaia di migliaia di nuove reclute. Per progetti di questo tipo non ci sono le risorse, ma nemmeno le caserme.

In altre parole, anche volendo, la Francia non sarebbe in grado di gestire un servizio di massa come quello del passato. Le strutture non ci sono più, i soldi nemmeno, e l’idea stessa di costringere un’intera generazione alla leva è politicamente improponibile, anche per un presidente che si appresta a concludere il suo mandato.

Più semplicemente, l’Eliseo sta ricordando ai suoi cittadini che la pace non è più una condizione garantita, e che la difesa non è più un affare solo per professionisti, ma diventa una responsabilità collettiva. «In questo mondo incerto in cui la legge è quella del più forte, la guerra è una realtà presente. La nostra nazione non ha il diritto di temere, farsi prendere dal panico, essere impreparata o divisa», ha detto Macron concludendo il suo discorso. «La paura, inoltre, non previene mai il pericolo. L’unico modo per evitarlo è prepararsi con un esercito completo, un esercito efficace e modernizzato, in grado di affrontare i rischi in ogni ambito. Un esercito con un nucleo attivo e una forza giovanile addestrata e selezionata».

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