Dal 25 al 30 novembre 2025 la Sala Grande del Teatro Franco Parenti accoglie Prima Facie, testo della drammaturga Suzie Miller che in pochi anni è passato da debutto australiano a un caso internazionale. La produzione della Compagnia Finzi Pasca porta in scena un monologo che ha segnato il dibattito pubblico in trentasette Paesi: lo spettacolo è stato infatti tradotto in venti lingue e insignito nel 2022 di due Laurence Olivier Award come miglior nuovo testo. Un percorso rapido, che riflette la precisione giuridica e la carica politica dell’opera, capace di incidere anche sul sistema legislativo britannico in materia di tutela delle vittime di violenza sessuale.
Sul palco Melissa Vettore interpreta Tessa, un’avvocata penalista che spesso si ritrova a difendere uomini accusati di violenza sessuale. Fino a che una notte si ritrova a dover affrontare il sistema legale dall’altra parte: quella delle vittime. Tessa conosce a fondo il funzionamento della macchina giudiziaria ed è costretta a confrontarsi con la fragilità del sistema giudiziario nel momento in cui la sua stessa vita viene travolta da un trauma. La sua sicurezza professionale infatti si incrina quando un trauma la costringe a guardare dall’interno ciò che fino a quel momento era materia di studio, analisi e arringhe. Il termine latino prima facie indica ciò che a una prima impressione appare vero. Miller lo usa per mettere a nudo il punto cieco del sistema: una verità che fatica a emergere, schiacciata da procedure pensate più per preservare l’impianto processuale che per accogliere la fragilità di chi denuncia.
Il regista affronta il testo con un impianto visivo costruito insieme a un team che firma luci, costumi, scene, video e musiche. Le luci sono curate dallo stesso regista; i costumi da Giovanna Buzzi; le scenografie e gli oggetti da Matteo Verlicchi; mentre i video sono di Roberto Vitalini; le musiche di Maria Bonzanigo. Il risultato è un ambiente che amplifica il ruolo della protagonista come fosse una cassa di risonanza. Finzi Pasca parla di “macchine che producono stupore”, non come orpello, ma come contrappunto necessario a una scrittura tesa, scandita, costruita su un ritmo che alterna lucidità tecnica e cedimenti emotivi.
L’attrice, già interprete di figure femminili segnate dalla vulnerabilità — da Camille Claudel a Isadora Duncan — attraversa Tessa con un equilibrio che evita la retorica e lascia affiorare la complessità del personaggio. La Compagnia Finzi Pasca lavora in continuità con la sua idea di “Teatro della Carezza” e di “Gesto Invisibile”, due concetti sviluppati in oltre quarant’anni di creazione. In scena, le discipline si intrecciano, in una commistione tra teatro, danza, opera, circo, e documentario. Le produzioni nate dal gruppo sono più di quaranta, e oscillano tra grandi cerimonie internazionali e spettacoli essenziali. Prima Facie rientra in questa seconda linea, pur conservando la precisione costruttiva che caratterizza la compagnia.
La storia non riguarda il trauma in sé, bensì lo sguardo che cambia. La legge, per Tessa, da alleata diventa struttura impermeabile. La protagonista non cerca vendette, non reclama risarcimenti morali: è la certezza nella solidità dell’impianto giudiziario a vacillare, e da quel momento anche il pubblico viene trascinato dentro la domanda centrale. Che cosa significa protezione?
Finzi Pasca sceglie di non alterare l’architettura drammaturgica originale. Costruisce invece una regia che accompagna la parola e la amplifica con un apparato tecnico misurato. L’obiettivo è lasciare che la vicenda scorra con la naturalezza di un racconto che ancora oggi si ripete con ostinazione. La scena diventa così un luogo di testimonianza. Il pubblico osserva la distanza tra esperienza e legge, tra ciò che è evidente e ciò che è percepibile solo “a prima vista”.
Prima Facie arriva al Parenti con la forza di un lavoro che interroga senza ricorrere a proclami. È un monologo che mette in fila fatti e crepe, e ricorda quanto il concetto di giustizia continui a oscillare tra norme e persone.