Le frequenti partite sul campo accidentato della Catedral sono i momenti salienti della vita dietro le sbarre del Patrón. Un archivio di video sgranati mostra un Pablo tracagnotto che dribbla lungo la fascia destra accanto alla rete metallica. Finta indietro e all’interno con il piede sinistro, in quello che appare un ben rodato gioco di piedi, nel tentativo di liberarsi dalle attenzioni del suo marcatore. Nel filmato, il testo in sovraimpressione descrive la partita come un match tra Los Barrigas, «i Pancioni», e Los Picapleitos, «gli Attaccabrighe». Comunque sia, Escobar si diverte come un matto.
Non sono soltanto i giocatori colombiani, i calciatori dei suoi club o della sua città, che Pablo riesce a portare alla Catedral. C’è un giocatore in particolare, forse il più grande calciatore dell’epoca, su cui Pablo vorrebbe mettere le mani come il suo colpo più grande: Diego Armando Maradona.
Per Escobar Maradona è molto più di un giocatore: è un’anima affine, o almeno così si immagina. L’argentino e il colombiano hanno la stessa corporatura tarchiata sul metro e sessantacinque e sono entrambi mancini di piede; sono entrambi nati in famiglie numerose: il padre di Diego faceva il manovale, ma la sua famiglia era molto più povera di quella di Pablo; e poi è cresciuto a Villa Fiorito, uno dei quartieri più miseri di Buenos Aires. A lungo si è sospettato che l’ingaggio di Maradona con il Napoli, che lo aveva strappato ai giganti del Barcellona, fosse stato pagato dai soldi della camorra, e mentre si trovava in città Diego aveva stretto amicizia con la famiglia del boss Giuliano. Escobar è il più grande narcotrafficante del mondo e Maradona ha legami sempre più stretti con la malavita partenopea. La Napoli di Maradona e la Medellín di Escobar possono essere quasi città gemelle e se nel 1989 Pablo ci ha messo lo zampino per riuscire a portare la Copa Libertadores nella sua città natale, nel 1987 Diego, fresco di vittoria alla Coppa del mondo del 1986, è diventato un vero e proprio dio tra i napoletani regalando alla città il suo primo scudetto. Entrambi sono adorati da una grossa fetta di poveri e dalla classe operaia, entrambi sono ritratti come santi in murales e graffiti che adornano le mura delle loro città. Sia Pablo che Diego sono dei dongiovanni e adesso il calciatore e il narcoterrorista sono legati dalla cocaina.
Maradona ha portato il Napoli a vincere la Coppa Uefa del 1989 ma, forse per riuscire a sfuggire al rapporto tossico con i Giuliano, non vede l’ora di lasciare il club e la città. La sua richiesta di trasferimento è rifiutata ed è costretto a rimanere e a giocare. Maradona fa la sua parte, vincendo un secondo scudetto nel 1990. Ma la sua vita è sempre più un misto di feste, cocaina e dipendenza che Carmine Giuliano sfrutta per legarlo a sé.
Nel gennaio del 1991, mentre Escobar sta negoziando segretamente con il governo colombiano e si sta preparando alla sua eventuale resa, Maradona è rintracciato in una registrazione della polizia italiana mentre parla di ragazze con dei membri della camorra. L’eroe di Napoli viene presto messo sotto indagine e infine, quando le autorità riescono a dimostrare che ha offerto della cocaina a diverse prostitute, viene imputato per «detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio». Maradona patteggia una pena di quattordici mesi di sospensione e una multa di cinque milioni di lire al posto di vent’anni di prigione; ma per la legge adesso è uno spacciatore e la sua notorietà sposta i riflettori sulle attività della criminalità organizzata.
La goccia che fa traboccare il vaso è un test antidoping: dopo la partita contro il Bari, il 17 marzo 1991, Diego dà esito positivo e viene sospeso per quindici mesi dal club, da aprile 1991 a giugno 1992. La Fifa fa la stessa cosa e gli proibisce di rappresentare il suo paese, impedendogli di giocare la Copa América che l’Argentina vincerà grazie ai gol di Gabriel Batistuta.
Diego è smarrito. Fa le valige e se ne va da Napoli. Abbandonato dal suo club, ripudiato dallo sport che ama, decide di tornare a casa. Qualche settimana dopo viene arrestato a Buenos Aires mentre è in compagnia di amici: la polizia gli trova addosso della cocaina e stabilisce che si trova sotto l’effetto della sostanza. Viene sospeso per quattordici mesi. Nel momento più buio, è avvicinato da un intermediario. Il quale gli dice soltanto che una personalità molto importante è disposta a pagarlo «una cifra esorbitante» per giocare un’amichevole in Colombia contro gente del calibro di Higuita.
Il giocatore più famoso del mondo viene così portato sulle colline di Antioquia per incontrarsi con il narcotrafficante più famoso del mondo. Un Maradona sbalordito arriva alla Catedral e rimane di stucco quando si rende conto che si tratta di una prigione, sorvegliata da migliaia di guardie, o così pare. È nervoso, non sa cosa diavolo stia succedendo, forse è stato rapito o arrestato o peggio? Però l’interno della struttura è più simile a un hotel di lusso che a un carcere di massima sicurezza. Viene condotto in una stanza dell’edificio principale che funge da ufficio e lì la sua scorta gli presenta l’uomo noto solo come El Patrón. Diego, che non legge i giornali né guarda la tv, non ha idea di chi sia la persona che ha di fronte. Deve avere forse dieci anni più di lui, ma al calciatore caduto in disgrazia racconta quanto ami e ammiri il suo modo di giocare. È un fan. Ancora di più: gli spiega quanto si identifichi con lui, per il modo in cui entrambi hanno trionfato sulle avversità e la miseria.
Di sicuro è la partita amichevole più strana a cui Diego ha mai preso parte, ma lui e gli altri giocatori, professionisti e narcotrafficanti, sembrano godersi il match. Diego è ospite di Pablo per la serata: la festa è una delle più sfarzose che siano mai state organizzate alla Catedral durante la permanenza di Pablo. Perfino Maradona, che non è nuovo alle attenzioni del gentil sesso, rimane a bocca aperta di fronte alla sfilata di belle donne che compaiono, quasi per magia, per unirsi ai festeggiamenti. Il giorno dopo gli viene consegnato in contanti «l’ingaggio per la partita» e viene congedato da Escobar, il criminale più ricco del mondo.
