Pagamenti tracciabiliChe cos’è la nuova tassa sulle fatture inserita dal governo nella legge di bilancio

Nel maxiemendamento alla manovra, l’esecutivo Meloni ha messo una ritenuta obbligatoria dell’un per cento che scatterà al momento delle operazioni tra imprese. L’obiettivo dichiarato è la lotta all’evasione, ma gli ordini professionali sono già preoccupati

(Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

Una nuova tassa che scatterà dal 2029, ma che sta già facendo discutere opposizioni e ordini professionali. Nel maxiemendamento alla legge di bilancio, il governo Meloni ha inserito una ritenuta obbligatoria dell’uno per cento che scatterà al momento dei pagamenti tra imprese (business to business). Un pagamento anticipato delle tasse che in teoria dovrebbe potenziare la lotta all’evasione e dovrebbe anche portare più soldi nelle casse dello Stato. Ma che ha già creato diverse polemiche.

Come funzionerà? In pratica, dal 2029, al momento di pagare una fattura elettronica, scatterà il pagamento obbligatorio dell’uno per cento sull’importo dovuto, al netto dell’Iva, nella forma di una ritenuta sulle imposte sui redditi. A pagare la trattenuta sarà il committente o il cliente.

L’obiettivo principale della norma è quello di aumentare la tracciabilità dei pagamenti e rafforzare quindi le informazioni a disposizione dell’Agenzia delle entrate. Ma la norma, secondo la relazione tecnica, dovrebbe portare anche gettito aggiuntivo per circa 1,5 miliardi di euro l’anno a partire dal 2029 in termini di Ires e Irpef.

Tra il 2021 e il 2023, sono sfuggiti al fisco circa trenta miliardi di euro (al netto dell’Iva) di fatture business to business che non hanno adempiuto agli obblighi di dichiarazione e pagamento delle imposte e dell’Iva. Applicando una ritenuta dell’uno per cento su questi flussi, si otterrebbe quindi un maggior gettito di circa trecento milioni annui.

A questo va aggiunto il recupero legato al mancato versamento di imposte già dichiarate. Per le imprese soggette all’Ires, si parla di 1,9 miliardi di imposta dichiarata ma non versata solo nel 2022. Secondo la relazione, al netto delle semplici anticipazioni di cassa per i contribuenti già in regola, gli effetti positivi arriverebbero a 1,469 miliardi l’anno dal 2029: 584 milioni sull’Irpef e 885 sull’Ires.

La scommessa è contrastare quindi sia l’omessa dichiarazione sia il mancato versamento delle tasse, facendo emergere le operazioni tracciate e innescando così, come si legge nella relazione, un «circolo virtuoso» poiché «il vantaggio derivante dalle condotte evasive diminuirebbe». Ovviamente la ritenuta aggiuntiva colpirebbe solo le fatture emesse, perché chi fa nero e quindi senza fattura non ci sarebbero né la trattenuta e neanche l’emersione del gettito fiscale.

Sono escluse dalla ritenuta preventiva le circa due milioni di partite Iva in regime forfettario e quelle che hanno scelto di mettersi a posto con il fisco aderendo al concordato preventivo o scegliendo la cooperative compliance, ovvero il regime di adempimento collaborativo volontario. Il resto delle partite Iva dovrà pagare la ritenuta in anticipo.

Il che sta già facendo preoccupare gli ordini professionali. In primis per l’impatto che potrebbe avere sulla liquidità e il flusso di cassa, soprattutto per chi chi vive di margini molto bassi. Ma anche per le complicazioni che si genererebbero nella gestione contabile. Oltre al fatto che al momento non esiste una lista pubblica per sapere se fornitori o clienti hanno aderito al concordato preventivo e quindi se dovranno pagare o no quell’un per cento. Attualmente le informazioni sull’adesione al concordato sono infatti comunicate dal singolo contribuente all’Agenzia tramite e risultano visibili nel cassetto fiscale e nelle ricevute telematiche, ma non sono informazioni consultabili da terzi.

Le critiche sono arrivate anche dalle opposizioni. «La chiamano “anticipo d’imposta”, ma è una tassa sulla liquidità: i soldi vengono presi prima che tu sappia se hai guadagnato, prima di chiudere il bilancio, prima ancora di pagare le imposte dovute», ha scritto sui social il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Stefano Patuanelli. «Colpisce autonomi, professionisti e piccole e medie imprese che lavorano onestamente e vivono di cassa, non di rendite. E ha gettito solo perché lo Stato ammette che senza prelievo anticipato una parte di quelle imposte non le incasserebbe mai. Tradotto: sei colpevole fino a prova contraria».

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