Meditazione musicaleIl massacro dei giovani iraniani, e un mondo che non può restare in silenzio

Migliaia di ragazze e ragazzi sono stati uccisi durante la repressione delle proteste contro il regime degli ayatollah, mentre la comunità internazionale resta a guardare. Per questo mercoledì 21 gennaio alle 19, alla Chiesa del Carmine di Milano, ci sarà un evento della comunità iraniana con artisti del coro e dell’orchestra del Teatro alla Scala per rompere l’indifferenza

AP/Lapresse

Da settimane in Iran il regime reprime con una violenza senza precedenti le proteste di una generazione che chiede più libertà. Migliaia di ragazze e ragazzi sono stati uccisi nelle strade, nelle piazze, davanti alle università, colpiti dalle forze di sicurezza mentre manifestavano contro una dittatura religiosa che controlla, punisce e reprime ogni forma di dissenso.

La settimana scorsa, per la prima volta la Guida suprema Ali Khamenei ha ammesso pubblicamente che durante le proteste sono morte migliaia di persone, «alcune in modo disumano e brutale». Ma invece di assumersi la responsabilità della repressione, ha attribuito le uccisioni a presunte «forze terroristiche» manovrate dall’estero, accusando Stati Uniti e Israele e invocando punizioni esemplari contro i manifestanti, definiti «servi» di potenze straniere.

Il numero reale delle vittime è ancora impossibile da verificare. Internet è quasi completamente bloccato, i media indipendenti non possono operare nel Paese e le informazioni arrivano all’estero con giorni di ritardo. Le stime più pessimistiche parlano di decine di migliaia di civili uccisi; diverse fonti parlano di oltre sedicimila morti. È una mattanza, soprattutto di giovani: studenti, studentesse, artisti, sportivi, ragazzi e ragazze che non accettano più le leggi e la violenza di una teocrazia che li soffoca.

Da qualche giorno le informazioni che filtrano dicono che le proteste sembrano essersi fermate. Ma non perché le richieste siano venute meno: più semplicemente, sfidare un simile livello di violenza è diventato impossibile per gli iraniani.

Colpisce, in tutto questo, il silenzio del resto del mondo. La tragedia dei giovani iraniani ha suscitato poca mobilitazione internazionale, poche prese di posizione nette, troppa indifferenza. Eppure si tratta di una delle più gravi violazioni dei diritti umani degli ultimi anni.

Per questo mercoledì 21 gennaio, alle 19, ci sarà un evento organizzato dalla comunità iraniana di Milano, alla Chiesa del Carmine (ingresso gratuito). Sarà un momento di meditazione musicale con gli artisti del coro e i professori dell’orchestra del Teatro alla Scala. L’idea del concerto commemorativo è di Ramtin Ghazavi, tenore iraniano del coro della Scala.

«Dopo il massacro di innocenti avvenuto durante le proteste pacifiche contro il regime islamico nel gennaio 2026», scrivono gli organizzatori, «invitiamo tutti coloro che vorranno unirsi ad un momento di meditazione musicale con i brani del repertorio lirico-sinfonico scaligero». Perché restare in silenzio significa accettare che un’intera generazione venga cancellata senza che nessuno reagisca.

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