Quello che non c’èQuello che non c’è: la Civiltà

Milano, Agosto 2011: la città è desolata e deserta, attraversata da isolati mutanti e branchi di predoni. Il Consumo ha imposto che le sue cattedrali e alcune cappellette lascino aperte le vetrine....

Milano, Agosto 2011: la città è desolata e deserta, attraversata da isolati mutanti e branchi di predoni. Il Consumo ha imposto che le sue cattedrali e alcune cappellette lascino aperte le vetrine.

Entro in chiesa, in via Termopili. Alle volte ho bisogno di Dio, di assicurarmi della sua presenza. Pare sia andato in vacanza anche lui. O forse ha più da fare ad Oslo, a Londra, a Tokyo e Fukushima. Sto in casa sua qualche manciata di secondi, poi torno all’esterno. Un mendicante musulmano chiede l’elemosina ai cattolici; il mercato del venerdì è un suk, come lo definirebbero in via Bellerio, lungo il quale però i comportamenti peggiori hanno accento e tratti somatici italiani: una donna che ruba una camicia da un euro (uno, sì, uno), un ambulante che fa sparire un intero passo carraio col suo banco, una donna che fa cagare il cane lungo trenta metri di strada, senza raccoglierne nemmeno un centimetro. Certo, c’è anche il brasiliano operato che getta a terra la buccia della banana che ha appena ingoiato. Non è questione di provenienza geografica, è questione di educazione.

Alle presentazioni dei miei libri spesso mi sono trovato a ripetermi su questo aspetto: non è la componente etnografica, non l’appartenenza politica o ideologica ad essere importante per la convivenza cittadina: è l’educazione.

Le strade sono deserte. Le serrande chiuse. Un vecchio smarrito non riesce ad attraversare la strada. Mi soffermo ad osservarlo, ho un dejà vu che mi riporta a un film di zombi. Non posso fermarmi col furgone. Sulla coscienza mi grava non sapere che fine farà quell’uomo. La nostra civiltà è in decomposizione. La civiltà pare scomparsa.

Quello che non c’è è la civiltà. Non riesco ad essere più civile nemmeno io.

Quello che non c’è è Dio, dice qualcuno, ma sono convinto che stia soltanto nascosto: basta saperlo vedere, basta riuscire ad esprimerlo.

Quello che non c’è è il sindaco, in vacanza. Meno male, un problema in meno. C’è il “sindaco d’agosto”, il vice. Peccato…

Quello che non c’è è un post vigoroso, ma sono stanco: devo imbiancare, devo dormire, devo lavorare, devo concludere la stesura del mio prossimo romanzo.

Quello che non c’è è una risposta. Quello che non deve esserci, non cercarla. Seppur non esista.

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