Note di BelfagorDiario Notturno 4 – Banchieri restano i demiurghi dell’avvenire economico

I sistemi in cui si esprime la moderna sovranità degli stati attraverso il parallelogramma delle forze parlamentari - e quindi rappresentativo territoriali - che s’ incrocia con quello delle forze ...

I sistemi in cui si esprime la moderna sovranità degli stati attraverso il parallelogramma delle forze parlamentari – e quindi rappresentativo territoriali – che s’ incrocia con quello delle forze del potere situazionale di fatto dei poteri economici – che va dalle lobbies alla corruzione – si definiscono sistemi poliarchici; per non confonderli con il modello immaginario delle democrazie dove le rappresentanze parlamentari agirebbero pure e sole nel definire i voleri di un altrettanto immaginario popolo.

Ciò detto, seguendo Lindblom e prima di Lui i grandi costituzionalisti francesi à la Benjamin Constant, per i quali le istituzioni temperavano i poteri e le volontà malvagie degli uomini, ma non avrebbero mai potuto farle scomparire, ciò detto, come ci si può ostinare a dire, a credere, a pensare, che il potere di condizionamento più forte attivo oggi nei sistemi di governo mondiale risieda nella classe politica? Basta guardare a ciò che succede in due regimi assai diversi tra loro per comprendere che il potere di condizionamento più potente e attivo sta, invece, nell’ oligopolio finanziario mondiale e nei suoi dirigenti. Un esempio viene dalla Germania, dove tutte le associazioni bancarie si oppongono tenacemente a ogni tentativo governativo di ricapitalizzare le banche e di anticipare i capisaldi delle riforme proposte da Basilea III, proposte che, per i banchieri, dovrebbero essere applicate, udite! udite! solo nel 2019 e non anticipate, come richiesto imperiosamente ma inefficacemente dal governo tedesco. Josef Ackermann è stato chiaro, come chiaro deve esserlo il capo di Deutsche Bank: la banca farà “ogni cosa” per impedire i piani di ricapitalizzazione. C’è da crederci.

I cinesi fanno di più. Il governo non può più tacere dinanzi alla competizione che le banche si fanno tra di loro alzando a dismisura il tetto degli interessi corrisposti ai correntisti: politica che conduce al disastro l’ intero sistema bancario cinese. Anche se è il sistema bancario è statale e quindi tipico di un regime comunista, tale politica dissennata drena il capitale delle banche e le espone al rischio d’ implosione. Rischia di costringere la Cina a sprofondare in una spirale inflazionistica senza fine. Il governo ha formalmente proibito tali pratiche, ma ecco che i banchieri cinesi, da bravi comunisti senza Marx ( e senza Mao) se ne sono inventata un’altra: creano delle banche ombra che offrono ai clienti strumenti finanziari di tipo derivato, creando un’ indebitamento a leva che rischia, grazie a questo reticolo di “ informal lending”, di far esplodere ogni circuito formale di circolazione del capitale. A nulla valgono le direttive di un potere ben più compulsivo della poliarchia tedesca, ossia quello terroristico del Partito Comunista Cinese, or ora impegnato in una dura e invisibile lotta per il potere tra opposte fazioni

Capitalismo monopolistico di stato dittatoriale in salsa cinese e capitalismo renano. In entrambi i regimi i banchieri spiccano – avvoltolati alle cuspidi del potere – come i demiurghi dell’avvenire economico.

Giulio Sapelli

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