Falafel CafèIsraele, l’allarme dell’esercito: il 40% della popolazione senza maschere antigas

Altro che politiche di lungo respiro. Qui, se le cose dovessero precipitare, si rischia di perdere quasi la metà della popolazione. Il dramma, sia chiaro, è ancora allo stato potenziale. Ma cosa p...

Altro che politiche di lungo respiro. Qui, se le cose dovessero precipitare, si rischia di perdere quasi la metà della popolazione. Il dramma, sia chiaro, è ancora allo stato potenziale. Ma cosa potrebbe succedere se Hezbollah e l’Iran decidessero di attaccare Israele con armi chimiche o, peggio, con una bomba atomica?

«Sarebbe un disastro: il 40% della popolazione non potrebbe sopravvivere per la mancanza delle maschere antigas». A dirlo, con un tono più che preoccupato, è stato il tenente colonnello Lior Gabay, membro del Comando di difesa nazionale dello Stato ebraico. Chiamato a dire la sua alla commissione parlamentare degli Affari esteri e della difesa, Gabay non ha esitato a raccontare la situazione.

«Se le cose vanno avanti così, entro marzo dovremmo chiudere tutte le centraline di distribuzione dei kit con le maschere antigas perché non avremo più i soldi per comprare altre scorte», ha detto Gabay. «Con i fondi stanziati dal governo sono stati realizzati soltanto il 60% dei kit necessari ed è anche per questo che abbiamo dovuto interrompere la distribuzione delle maschere alla popolazione: non ce ne sono abbastanza».

Alla denuncia di Gabay ha fatto eco l’accusa di Zeev Belski, parlamentare di “Kadima”, il partito dell’ex premier Tzipi Livni. «Ci chiediamo perché il governo non abbia deciso di distribuire i kit prima alle popolazioni più esposte agli attacchi (quelle a nord e a nord-est, al confine con il Libano)», ha detto Belski.

Quella delle maschere antigas è diventato un problema prioritario da qualche settimana. E non solo per colpa delle tensioni con l’Iran. Di recente un alto funzionario del ministero della Difesa ha detto che il regime siriano di Assad potrebbe trasferire le armi sofisticate – comprese quelle chimiche – verso le basi libanesi di Hezbollah. E questi ultimi potrebbero anche pensare di usarle contro Israele. Del resto il passaggio di armamenti sulla linea Damasco-Beirut è una pratica consolidata ormai da anni.

Secondo alcune fonti d’intelligence occidentale, mai confermate, la Siria sarebbe il Paese con la più grande riserva al mondo di armi chimiche, tra cui alcuni degli agenti più letali, come il gas sarin e l’agente nervino VX (al bando dal 1993). Armi di distruzioni di massa.

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