Altro Che SportPiù soldi alle società per combattere il calcioscommesse…?

Per combattere il calcioscommesse, ovvero la tentazione dei giocatori di truccare le partite per lucrarci sopra, la soluzione è dare più soldi alle società di calcio.Così, perlomeno, sembrano pen...

Per combattere il calcioscommesse, ovvero la tentazione dei giocatori di truccare le partite per lucrarci sopra, la soluzione è dare più soldi alle società di calcio.

Così, perlomeno, sembrano pensare alla Gazzetta dello Sport – in particolare Marco Iaria che ne ha scritto il 4 aprile sulle pagine di quel giornale.

La sua proposta si basa su una redistribuzione dei proventi televisivi nello stile della premier League inglese: su 800 milioni di euro annui di importo complessivo, il 25% ovvero 200 milioni dovrebbero essere legati alla posizione in classifica alla fine del campionato.
Viste le cifre che girano su ogni partita (Andrea Masiello ha avuto in mano 250˙000 euro in contanti per la sola Bari-Lecce del maggio 2011, ha detto al magistrato che lo interrogava) sembra soltanto una soluzione tampone, ma è un’idea che potrebbe essere promettente.

Iaria parte dalla considerazione che in Italia la redistribuzione attuale dei proventi in base alla classifica riguarda solo il 5% dell’importo complessivo, ovvero 40 milioni di euro. Alla società che vince lo scudetto vanno 3,8 milioni, alla seconda in classifica 3,6 milioni e così a scalare con scaglioni di 200˙000 euro per ogni posizione. Ne consegue che tra la 6ª e la 17ª della classifica, ovvero le società che non si sono aggiudicate il diritto di partecipazione alle coppe europee e però non sono retrocesse in serie B, la differenza è al massimo di 2,4 milioni.
Se la redistribuzione fosse del 25%, be’, le cifre in gioco sarebbero ben più importanti: 19 milioni alla 1ª, 18 milioni alla 2ª e giù con uno scarto di 1 milione per ogni posizione in meno. E allora sì che un buon piazzamento, pur al di fuori delle coppe europee, farebbe la differenza.

Con cifre maggiori in gioco, le società avrebbero molto interesse a controllare che i propri giocatori si impegnino sempre al massimo, e non abbiano la tentazione di aggiustare i risultati di certe partite, magari quelle di fine campionato in cui vincere o perdere risulta attualmente «indolore».
Avendo più introiti, le società potrebbero pagare di più i calciatori, e con ciò salvaguardarli dalle tentazioni indotte dagli scommettitori che vogliono vincere facile truccando le partite. Anche se le cifre in ballo sono davvero grosse: per tornare alla confessione di Masiello alla magistratura, 250˙000 euro erano su una partita sola. Ogni settimana, in serie A, di partite se ne giocano 10, e un campionato dura 38 settimane. Vuol dire che la dimensione dell’imbroglio potrebbe essere superiore ai 100 milioni – di soli «investimenti» per convincere i calciatori.

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