Web FactoryIl caso IKEA: l’Omofobia è strumentale al social media marketing

Oggi, 17 Maggio 2012, è la giornata mondiale contro l'omofobia.NON casualmente, l'IKEA annuncia oggi il debuto delle coppie gay nel proprio welfare . L'IKEA non è nuova a strategia di questo gene...

Oggi, 17 Maggio 2012, è la giornata mondiale contro l’omofobia.

NON casualmente, l’IKEA annuncia oggi il debuto delle coppie gay nel proprio welfare . L’IKEA non è nuova a strategia di questo genere.

L’anno scorso l’IKEA aveva lanciato una campagna (non ufficiale) ponendosi come brand gay friendly attraverso (principalmente) i social network, ottenendo un grandissimo ritorno di visibilità e – soprattutto – di immagine attraverso i social media.

Quello che sto per dire non fa parte di casi di Studio né di comunicazione ufficiale IKEA, ma deriva dalla mia osservazione personale di studioso di social media o social media marketer, per cui potete prenderlo per buono o non credermi, non mi offendo.

L’IKEA aveva (e ha tuttora) seri problemi di reputation per la condizione dei suoi lavoratori, quasi tutti precari o con condizioni di lavoro miserabili (come vedete qui) . Non a caso l’unico articolo che ho trovato viene da UmbriaLeft, un piccolo sito di Sinistra umbro. Ai grandi siti e quotidiani (come Repubblica, per fare un esempio a caso) piacciono di più le storie buoniste radical chic.

Ora, la premessa è appunto che l’IKEA ha problemi a livello di immagine a causa del contratto dei suoi lavoratori. Questo è potenzialmente pericoloso, specialmente a Sinistra. Specialmente in un periodo di Crisi economica.

Che fare allora?

Qui l’IKEA ha dimostrato tutta la propria competenza a livello di marketing:

Studiando il mercato italiano ha scoperto che qui la questione omosessuale è più indietro degli altri paesi europei a livello di diritti civili.

Quindi ha elaborato una strategia di marketing a costo pressoché ZERO.

Ha creato una campagna di affissioni pubblicitarie (a costo irrisorio ovviamente), ben sapendo che in italia qualcuno si sarebbe indignato.

A questo punto entra in gioco l’on. Carlo Giovanardi, cattolico integralista non nuovo a scandalizzarsi per ottenere visibilità mediatica (in gergo noi del web marketing lo chiamiamo “attention whore“).

IKEA a questo punto ottiene un ritorno di immagine ENORME. La gente sui social network comincia a condividere post di solidarietà agli omosessuali, mette Like (o Mi Piace che dir si voglia) alla pagina dell’IKEA e addirittura mettere come foto profilo il logo IKEA o quella dei due ragazzi omosessuali che si tengono per mano. Questa è la realizzazione del sogno di ogni marketer: il cliente si fa portavoce del brand, ne assume i valori e parla attraverso esso. E tutto a costo zero (senza escludere l’impatto mediatico e televisivo, ma questo non è il mio campo).

Questo è stato realizzato attraverso l’attivismo da Social Network: la gente si ritiene generalmente migliore e progressista condividendo tra i propri amici (progressisti e di Sinistra) opinioni generalmente accettate sentendosi però come Oskar Schlinder che difende gli ebrei nella Germania nazista degli anni ’40.

Con questo non voglio dire che la mossa di IKEA non possa contribuire all’accettazione dell’omosessualità nel nostro retrogrado paese. Voglio solo far notare come IKEA ha volutamente messo in atto una strategia gay-friendly per riposizionare la propria immagine e coprire il fatto che tratti i propri dipendenti in maniera scorretta.

I gay quindi per IKEA hanno tutti i diritti di sposarsi e mettere su famiglia. Potenzialmente, perché se lavori da IKEA questo è impossibile.

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