Blog Notes di MartaKlein, Wahrol, il Kitsch. La spettacolarità nell’arte. D’altra parte l’annullamento dell’artista nella natura di Velasco Vitali. Chi è veramente attuale oggi?

Te mostre da me visitate e recensite negli ultimi giorni: Klein a Genova, Andy Warhol a Roma e "Kitsch. Oggi il Kitsch" in Triennale a Milano (www.artslife.com e www.touringmagazine.it). Cos'hanno ...

Te mostre da me visitate e recensite negli ultimi giorni: Klein a Genova, Andy Warhol a Roma e “Kitsch. Oggi il Kitsch” in Triennale a Milano (www.artslife.com e www.touringmagazine.it). Cos’hanno in comune tra loro la sovrabbondanza del Kitsch, l’attenzione per il momento di Klein e la popolarità dell’artista di Warhol? senza addentrarmi nelle teorie sociologiche di Debord per cui, in estrema sintesi, la società di oggi sarebbe “un immenso accumolo di spettacoli” e “lo spettacolo è la principale produzione della società attuale” (“La società dello spettacolo”, Parigi, Editions Buchet-Chastel, 1967 e in Italia nel 1968 “La società dello spettacolo”, ed. De Donato), è chiaro che il linguaggio artistico di Klein, Warhol e del Kitsch è avvicinabile per la ricerca di suscitare un’impressione immediata, un coinvolgimento completo del visitatore o comunque della persona a cui l’artista si rivolge. Non è il rapporto “frontale”, di confronto distante tra opera e chi la guarda quello che gli artisti suddetti cercano, ma una forma di impressione e di coinvolgimento diretto che richiama quello che da sempre cerca e ottiene lo spettacolo. Quindi, seguendo questo filo, arte contemporanea e spettacolo sarebbero avvicinabili e intimamente relazionati. Basti pensare anche a Marina Abramovich e le sue performances, o al linguaggio artistico della performance in generale.

Sotto un altro aspetto, anche Luca Beatrice nel suo ultimo libro “Pop. L’invenzione dell’artista come star” pone l’accento su una delle conseguenze della spettacolarità dell’arte contemporanea, ovvero il fatto che l’artista sia oggi portato a creare anzitutto di se stesso un’opera d’arte, per il suo modus vivendi e il suo comportamento nella società (non nel senso che vuole risultare un esempio positivo chiaramente. Le sue abitudini devono, semmai, destare curiosità e creare notizia, clamore).

A quanto pare, quindi, sia dalle mostre citate, che dagli artisti presi ad esempio e anche dalle ultime teorie critiche, l’arte di oggi va in cerca della spettacolarità e dell’impressione. Subito, a questo proposito, si unisce agli esempi sopracitati, ovviamente, anche la provocatorietà di Cattelan e molti altri esempi si potrebbero trovare.

Ciò detto, però, il punto su cui vorrei focalizzare l’attenzione è un altro: credo che la critica sia in grado, attualmente, di delineare così precisamente questo fenomeno della popolarità dell’arte e dell’artista di oggi proprio perchè forse sta raggiungendo il suo culmine, e probabilmente la sua fine è vicina. Se l’arte è relazionata veramente con la società, probabilmente in questi ultimi anni di illusioni crollate e di crisi economica, un’arte eccessivamente individualista o meglio esibizionista e allo stesso tempo Pop, non coinvolge più. Sto pensando a un ultimo artista fautore di una mostra visitata insieme alle prime di cui ho parlato, eppure completamente diversa: Velasco Vitali nei giardini dell’Isola Madre sul Lago Maggiore. Quest’artista si annulla nella natura in cui si inserisce. Parte dal luogo in cui si trova e dal rispetto per quello che già esiste per creare qualcosa di nuovo. La sua forza sta proprio nella delicatezza e la padronanza con cui sa usare il mezzo dell’arte, non nella violenza con cui lo forza. Bene, non è questa una nuova, veramente nuova, forma d’arte contemporanea? che forse meglio s’inserisce in relazione al tempo che stiamo vivendo e alle risposte che l’arte potrebbe suggerirci?

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