La salute del serpenteTolleranza al dolore: negli sportivi è più alta

Non sono una grande intenditrice di calcio, ma guardo le partite dell’Italia per sano patriottismo. Certo è che non conoscendo le regole del gioco, mi soffermo più volentieri su particolari che sfu...

Non sono una grande intenditrice di calcio, ma guardo le partite dell’Italia per sano patriottismo.
Certo è che non conoscendo le regole del gioco, mi soffermo più volentieri su particolari che sfuggono ai tifosi doc.
Dunque nell’ultima partita contro la Croazia che ahimè ci ha posto su un pericoloso filo del rasoio, mi son impressionata quando al 59’ minuto Thiago Motta ha preso una potente gomitata alla base del collo, tramortendo al suolo.
Oddio, ci vorrà una barella!
Penso al mio di collo egoisticamente e solo al pensiero avverto un gran dolore.
Oddio, ci vorrà una barella, mi ripeto!

Macché, con un po’ di ghiaccio e un rapido intervento sanitario il baldo giocatore si rialza e ricomincia la partita come se niente fosse accaduto.
Bionici, sono bionici, questi calciatori. La loro soglia al dolore non è paragonabile alla nostra di comuni cittadini.
Ebbene sì, sembra che le cosa stiano proprio in questo modo.

Lo spiega uno studio pubblicato su Pain da un gruppo di ricercatori dell’Università di Heidelberg guidati da Jonas Tesarz che hanno incrociato i dati di 15 studi diversi relativi a questo fenomeno.
Di questi 8 sono stati condotti negli Stati Uniti, 2 in Canada, 1 in Australia e 4 in Europa.
Dodici di questi, in particolare, si sono focalizzati sulla resistenza al dolore, mentre 9 hanno valutato la soglia del dolore.
In Sono stati monitorati 568 atleti e 331 persone considerate “normalmente attive” dal punto di vista del movimento fisico praticato.
La sorpresa è stata che la tolleranza al dolore degli sportivi agonisti è nettamente superiore a quella dei comuni esseri umani.
Già! Basta vedere che dopo falli e falli subiti si rialzano dritti come birilli.
E non solo ma è stato anche osservato che la tolleranza al dolore dipende dallo sport praticato.
Perché accade? Ci vorranno ulteriori studi a dimostrare questo ‘perché’, come spiega il ricercatore Tesarz : “Sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire l’esatta relazione tra l’attività fisica e le modifiche alla percezione del dolore e per identificare i fattori psicologici e i processi neurobiologici coinvolti. Tuttavia, l’aver capito che la percezione del dolore è modificabile dall’attività fisica apre la strada allo studio di metodiche non invasive e con pochi effetti collaterali per i pazienti con dolori cronici“.