La salute del serpenteLa forbice di Monti taglia l’INRAN, Istituto Nazionale per la Ricerca Alimentare e la Nutrizione

Da Supermario a Edward mani di forbice, di panni ne ha rivestiti il nostro Monti. Ma le sue forbici avrebbero richiesto un più cerusico e mirato sfoltimento dei cespugli disordinati, preservando in...

Da Supermario a Edward mani di forbice, di panni ne ha rivestiti il nostro Monti.

Ma le sue forbici avrebbero richiesto un più cerusico e mirato sfoltimento dei cespugli disordinati, preservando intatte le siepi rigogliose e strutturate.

Ma il tempo non c’è e dunque l’accetta colpisce indistintamente a destra e a manca.

Sotto la scure è finito anche l’INRAN, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, un centro che esiste dal 1939 e che ha come fiore all’occhiello la messa a punto della ormai famosissima ‘dieta mediterranea‘ che è assurta ai ranghi di patrimonio immateriale dell’umanità per l’Unesco.

Ma l’istituto si occupa anche di informazione e di educazione nelle scuole, della stesura di linee guida nutrizionali, delle tabelle sulla composizione degli alimenti, delle abitudini alimentari, delle nuove tecnologie alimentari, della nutrigenomica così come delle malattie legate all’alimentazione.

E non mi paiono affari di secondo piano.

E l’INRAN dovrebbe scomparire per essere accorpato al CRA, il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura.

Ok, ma allora perchè non va bene ai ricercatori?

Perché, sottolinea l’istituto, “la ricerca in nutrizione deve essere pubblica, perché solo il finanziamento pubblico, nazionale e internazionale, permette di non dover rispondere a logiche produttive o di interesse particolare. Il Cra si occupa di tematiche produttive ed è un ente che, seppure con una missione lodevole, è più vicino al mondo della produzione agricola, e quindi più influenzabile dal mondo dell’impresa, che non sempre ama la ricerca”.

L’Europa, nonostante la crisi, sta mettendo risorse proprio sulla tematica dell’alimentazione e prevenzione delle malattie croniche e l’Inran è in questo uno degli enti di riferimento a livello internazionale”.

Ed ancora spiega Laura Rossi, ricercatrice, “l’accorpamento va bene, ma solo se si salvaguardano le competenze. Noi chiediamo di essere messi in una governance unica con altri enti che fanno ricerca nel nostro campo, come il Miur e la Sanità. La stessa cosa succede in Francia ad esempio, dove il nostro omologo è accorpato sotto il controllo (e l’investimento) di diversi Ministeri: quello dello Sviluppo economico, la Salute, la Ricerca scientifica e l’Agricoltura. La nostra proposta insomma è di metterci insieme e renderci massa critica, per poter fare sistema anche in un momento di crisi come questo. Accorparci al Cra senza un disegno preciso rischia di disperdere un patrimonio di competenze: cosa che l’Italia non può permettersi”.

Dunque uno dei quadri della galleria delle tante contraddizioni del nostro sistema che però non si contraddice mai quando si devono colpire le eccellenze della ricerca.

In questo anche il governo Monti appare miope e accomunato ai precedenti in fatto di tagli alla già indigente ricerca scientifica.

Eppure non si fa che parlare di epidemia di obesità, di sovrappeso, di cattive abitudini alimentari e soprattutto si parla di nutrizione e alimentazione come armi preventive di molte patologie sia croniche che degenerative.

Ma evidentemente è più facile far migrare i cervelli all’estero che coltivarli in casa propria. E in questo senso mi sfugge quale sia la teoria di sviluppo economico della scuola montiana in questo settore.

Se vi è piaciuto questo post potete seguirci su Facebook e su Twitter.