Post SilvioVegas spiega a Monti la “terza via” ma dimentica di esser stato al governo (e di essere in Consob)

Lungo, dotto, interessante scritto di Giuseppe Vegas su Il Foglio di oggi. Per mandare avanti la baracca - spiega il Presidente di Consob - il governo Monti ha finora usato due strade: o l’aumento ...

Lungo, dotto, interessante scritto di Giuseppe Vegas su Il Foglio di oggi. Per mandare avanti la baracca – spiega il Presidente di Consob – il governo Monti ha finora usato due strade: o l’aumento delle tasse, o i tagli alla spesa. Un Vegas in buona forma dialettica, che vola altissimo a partire dalla metafora iniziale – quella “terza via” del laburismo inglese che fece sognare tanta parte di quella sinistra che si scoprì orfana di Marx ma che non voleva morire moderata e centrista.

E quindi, nel merito, Vegas propone – andiamo in ordine sparso – di attribuire onori ed oneri dei tagli ai singoli dirigenti responsabili di area. Dare una scadenza alle leggi di spesa, in modo che debbano essere rivotate dal parlamento ogni tre/cinque, obbligando la democrazia italiana a prendersi la responsabilità di riaffermarne la necessità. Su su, fino a proposte estreme: abolizioni di ogni trasferimento dallo stato agli enti locali, ristrutturazione con emissione di bond a progetto del debito pubblico, e così via.

Un vasto programma, come si diceva ai tempi in cui la politica era una cosa seria, in cui non mancano spunti di riflessione preziosi che, se fossi Monti, prenderei in seria considerazione. Siccome non sono Monti, però, mi permetto di annotare sommessamente che Giuseppe Vegas è lo stesso che per qualche anno è stato sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi-Tremonti. Nulla ha fatto di quanto scrive. Del resto, nello stesso articolo, dice che il passato è passato. E va bene.

Ma al presente, Vegas fa il presidente Consob, cioè il garante del mercato, del risparmio e degli investimenti in borsa. Davvero, in questo periodo – tra Fonsai e il complicato quadro della partita Impregilo/Salini – non ha niente di più urgente da fare, che non elaborare lunghi e dotti scenari politologici?

Qui l’articolo pubblicato da Il Foglio

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