Laboratorio SiciliaCrocetta tiene duro, chiude il super ufficio stampa ma per il sindacato è un grave criminale occupazionale

Rosario Crocetta, neo governatore della Regione Sicilia, passa dalle parole ai fatti. Lo aveva detto, lo aveva ripetuto ad oltranza, «chiuderò l'ufficio di Palazzo d'Orleans». L'ufficio stampa dei ...

Rosario Crocetta, neo governatore della Regione Sicilia, passa dalle parole ai fatti. Lo aveva detto, lo aveva ripetuto ad oltranza, «chiuderò l’ufficio di Palazzo d’Orleans». L’ufficio stampa dei 21 giornalisti, assunti con la qualifica di capo redattori. Quasi tutti assunti “per chiamata” senza “alcun concorso pubblico”, quando la regione era governata da Totò Cuffaro, detto “Vasa Vasa”, oggi detenuto nel carcere di Rebibbia.

Oltre al licenziamento anche l’inganno perché «la risoluzione del rapporto di lavoro – si legge nella lettera di licenziamento recapitata oggi agli addetti stampa – decorre dal 10 novembre scorso».

A difesa dei giornalisti interviene la FNSI che definisce “propaganda” il licenziamento di 21 giornalisti: «Oggi si sta consumando, infatti, un delitto occupazionale perfetto: ventuno licenziamenti in tronco, senza alcun confronto sindacale, con l’aggravante della ricerca ossessiva di un risultato politico spendibile solo sul terreno della propaganda e della semplificazione informativa».

Adesso i giornalisti “licenziati” sono pronti a reagire con una guerra giudiziaria. Ma il governatore potrà fare riferimento ad una recente sentenza della Corte dei Conti che riguarda proprio quell’ufficio stampa. «Il giornalista, – si legge nella sentenza della Corte dei Conti- nominato dal Presidente della Regione a prestare servizio come giornalista nel predetto Ufficio, instaura con la Presidenza della Regione un rapporto di collaborazione professionale caratterizzato da assoluta precarietà nel senso che, in un qualsiasi momento, il rapporto può essere oggetto di risoluzione da parte della stessa Presidenza della Regione conferente senza che occorrano l’allegazione e la dimostrazione di specifiche cause giustificative».

E se lo dice la Corte dei Conti altro che propaganda…

@GiuseppeFalci

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