Anamorfosi“Niente passa invano”

"E amore niente niente, amore niente passa invano/ nessun dolore, amore, amore niente passa invano".Massimo Bubola, Niente passa invano Quando ci si imbatte in certe canzoni bisogna ritenersi fortu...

“E amore niente niente, amore niente passa invano/ nessun dolore, amore, amore niente passa invano”.

Massimo Bubola, Niente passa invano

 https://www.youtube.com/embed/ERkp8hvWfcw/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Quando ci si imbatte in certe canzoni bisogna ritenersi fortunati, perché nell’articolazione di tre parole, “Niente passa invano”, il cui risultato è una bellezza, passa forse l’insegnamento più importante di un certo lavoro su di sé. E non si tratta affatto di credere che le cose della vita siano tutte riconducibili ad un ordine perfettamente sensato, perché l’esperienza umana più autentica è piuttosto quella dell’assurdo, del non senso, ed è proprio con questa dimensione che è difficile convivere; rinunciare alla pretesa di assoggettare l’esistenza al regime della comprensione universale comporta lo sforzo di incontrare il proprio non sapere, il mistero dell’altro e delle sue parole scivolose, l’incognita di un futuro mai definitivamente garantito.

Il linguaggio non può imbrigliare nelle sue maglie tutta la complessità dell’amore che si ha e che si perde, del dolore che viene e che va, della vita che dà e che toglie come solo lei sa fare. Ed è questo il paradosso, che le parole non possano sempre regalare un guadagno di senso, nemmeno nell’esperienza di un’analisi anche lunga. È un tempo veramente perduto quello speso nell’abbaglio di questo miraggio inconsistente, che spesso si accompagna all’autoflagellazione fine a se stessa, alla rabbia muta che si fonda sulla certezza che la colpa sia di qualcuno, alla depressione che non è un vuoto, ma un tutto pieno di pensieri neri.

Niente passa invano se si sceglie di attraversarlo e di farsene qualcosa, anche se si è tentati dal comfort dell’autoperpetuazione delle proprie lacrime. È così che si inchioda il tempo, quando si cede alla fascinazione dell’immobilità, credendola molto meno faticosa del movimento che invece promuove la vita.

A questo servono dunque le parole dette bene: a differenza delle chiacchiere smontano le trappole delle illusioni.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter