FailcaffèSe sai contare inizia a camminare: World Social Forum 2013

Anche a Tunisi l’argomento della lotta alla criminalità organizzata è fra quelli più sentiti. “Libera” è al WSF per condividere con il resto del mondo la grande esperienza della lotta alla mafia in...

Anche a Tunisi l’argomento della lotta alla criminalità organizzata è fra quelli più sentiti. “Libera” è al WSF per condividere con il resto del mondo la grande esperienza della lotta alla mafia in Italia

di Davide Ziveri

La prima Carovana internazionale antimafie (www.europeancaravanforlegality.eu) è partita nel 1994 e da allora è perennemente in movimento, perché se la comodità dell’indifferenza impedisce l’ascolto, occorreincontrare la gente per raccontare la verità della memoria.

Le scorse edizioni della carovana hanno fatto tappa in Svizzera, nei Balcani, nel Maghreb, al Parlamento Europeo: se è vero che la lotta alle mafie interpreta l’istanza della giustizia sociale, il vero bene comune, oggi la carovana si racconta al Forum Sociale Mondiale.

La carovana porta nelle piazze la campagna “Riparte il Futuro” che ha contato i costi della corruzione,in Italia e in Europa, risorse che vengono meno per i servizi fondamentali, corrodendo le relazioni dellecomunità. La corruzione uccide. È un crimine che lascia vittime silenziose, che non fanno notizia. Occorre ripartire dalla riforma della legge 416ter. In cinquanta giorni oltre 150mila firme dimostrano l’urgenza di agire per rinnovare davvero la politica e l’economia. Lo si vede nei braccialetti bianchi simbolo di questa lotta che indossano la Boldrini e Grasso nelle camere italiane. #100 GIORNI : inizia il conto alla rovescia.

LIBERA da 18 anni condivide e interpreta questo bisogno attraverso il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie per costruire alternative reali: questa esperienza concreta in viaggio con la carovana si offre come proposta agli amici di altri paesi per sperimentare insieme un impegno comune, racconta Monica Usai del settore Internazionale dell’associazione.

Il 3 Aprile prima tappa a Palermo grazie alla partecipazione attiva degli studenti, vero antidoto alla cultura mafiosa, dice Nicola Teresi. In classe una memoria drammatica e un impegno in cui mettersi in gioco, ma è proprio l’emozione che fa vincere l’indifferenza e la paura.

Tra questi giovani un ragazzo dal carcere minorile testimonia il coraggio per ripartire: “Ammunì ” (andiamo, in siciliano ndr)!

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