La salute del serpente‘Effetti collaterali’ non solo thriller!

Ablixa. Chi è o che cosa è ablixa? E' il nome del co-protagonista, o piuttosto lo strumento che dipana la trama dell'ultimo film di Soderbergh, 'Effetti collaterali' che apre alcune riflessioni sul...

Ablixa. Chi è o che cosa è ablixa?

E’ il nome del co-protagonista, o piuttosto lo strumento che dipana la trama dell’ultimo film di Soderbergh, ‘Effetti collaterali‘ che apre alcune riflessioni sulla diagnosi e terapia psichiatrica.

Già il titolo ci porta sulla strada giusta, con preciso riferimento a quegli effetti collaterali tanto ben descritti dai nostri bugiardini medici e dunque Ablixa è il nome inventato di una molecola antidepressiva nella quale si potrebbe ben riconoscere il Prozac e gli altri inibitori della ricapatazione della serotonina.

Capostipite degli antidepressivi, su di esso 30 anni fa la casa produttrice Eli Lilly ebbe a dire:

La depressione non è pienamente compresa, ma un crescente numero di evidenze supportano l’opinione che le persone con depressione possono avere uno squilibrio di neurotrasmettitori del cervello, le sostanze chimiche che consentono alle cellule nervose di comunicare tra loro. Molti scienziati ritengono che uno squilibrio di serotonina, uno di questi neurotrasmettitori, può essere un fattore importante per lo sviluppo e la gravità della depressione. Prozac può aiutare a correggere questo squilibrio, aumentando proprio il livello di serotonina“.

Sì, perchè la serotonina è diventata, suo malgrado, il neurotrasmettitore del positivo, del benessere, facendola sembrare la panacea che controllail mal di vivere‘.

Ma chi diagnostica la depressione e con quali strumenti oggettivi la si identifica? Qui il nocciolo della questione ed anche uno degli elementi di riflessione del film.

La diagnosi di depressione può, secondo il regista, somigliare molto ad una frode che può essere manipolata a proprio piacimento da psichiatri senza scrupoli.

Del resto le diagnosi di tali malattie si rifanno a quello che gli americani considerano la loro Bibbia diagnostica, il manuale utilizzato dalla assicurazioni statunitensi per il rimborso delle spese mediche, l'”ipse dixit” della malattia mentale: il famigerato DSM, la cui V edizione, rivista ed aggiornata,, uscirà questo mese di maggio.

Un testo che quantizza e definisce le malattie psichiatriche in base alla frequenza con cui un eventuale sintomo può o dovrebbe comparire: per esempio nel disturbo da ‘disregolazione distruttiva dell’umore‘, i sintomi per la diagnosi, in un bambino tra i 6 e i 18 anni sono “presentare irritabilità persistente e frequenti episodi di comportamento esplosivo per tre o più volte alla settimana per più di un anno“.

Tornando al film, Emily, la protagonista, diventa vittima di un farmaco pericoloso fuori controllo e che la induce a gesti inconsulti ed inconsapevoli in un crescendo di situazioni thriller che sfuggono di mano allo stesso psichiatra impersonato da Judge Law.

La trama del film si ricompatta dunque intorno al medico che con la sua diagnosi soggettiva prima evita la galera ad Emily, poi, ribaltandola, la fa chudere in manicomio per un tempo indefinito, per salvare la propria carriera e la propria vita privata.

E Soderbergh solleva molti quesiti che non trovano risposte nel film, ma inducono a cercarle.

La prima di tutte è proprio questa: la mancanza di diagnosi oggettiva e scientifica per definire la depressione.

Da ciò ne derivano altre come l’uso proprio ed improprio degli psicofarmaci, il ruolo rilevante delle case farmaceutiche nel autorizzazione al tipo di indicazioni; solleva anche questioni sul sistema di giustizia penale e di omicidio, sulle scorciatoie facili per risolvere problemi personali.

Certo, risposte non ce ne sono, come sottolinea Sasha Bardey, psichiatra forense, coproduttore del film, oltre che supervisore della nota serie tv ‘Law and Order’ e lascia aperte tutte le problematiche descritte.

Pur trattandosi di un film, le situazioni riportate sono riconducibili a casi veri, ammette Bardey nelle interviste rilasciate all’uscita della pellicola negli USA.

Del resto i numeri rivelano che una persona su dieci negli Stati Uniti prende antidepressivi e il tasso nazionale del loro uso è quadruplicato negli ultimi 30 anni.

E non lasciano indifferenti al problema le stragi che si perpetuano: Kelly Patricia O’Meara è un premiata giornalista investigativa del Washington Times, che ha scritto numerosi articoli che denunciano la truffa delle diagnosi psichiatriche ed i pericoli degli psicofarmaci.

Uno dei suoi libri, ‘Guns & Doses‘ del 1999, descrive il legame tra essi e gli atti di violenza incontrollabili mentre nell’ultimo uscito, ‘Psyched Out: How Psychiatry Sells Mental Illness and Pushes Pills That Kill‘ (Psichiatrizzato: Come la Psichiatria Vende Malattie Mentali e Spaccia Pillole che Uccidono) denuncia per l’appunto l’inganno delle diagnosi psichiatriche e i pericolosi effetti collaterali legati alla prescrizione di psicofarmaci usati come cura.

Quindi ‘Effetti collaterali‘, al di là dell’essere un thriller che può appassionare i cultori del genere, apre uno spazio di analisi sull’abuso degli psicofarmaci, una pericolosa deriva che sta connotando gli Usa di questo periodo.

Ah ,dimenticavo, ‘effetti collaterali’ del film? Ansia, palpitazioni, non adatto a chi si impressiona facilmente!

Se vi è piaciuto il post potete seguirci su Facebook e su Twitter.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter