Amore senza confiniAltro che wedding planner….

Organizzare un matrimonio “misto”, in cui i partner appartengono a religioni e culture diverse, non è per niente facile. Bisogna cercare di accontentare le aspettative di entrambe le famiglie: una ...


Organizzare un matrimonio “misto”, in cui i partner appartengono a religioni e culture diverse, non è per niente facile. Bisogna cercare di accontentare le aspettative di entrambe le famiglie: una mission impossibile, soprattutto se i genitori vivono in due sponde diverse del Mediterraneo e non hanno la minima idea di tradizioni ed usanze gli uni degli altri e non hanno mai messo il naso fuori dai propri confini.

Compromesso è la parola chiave e la soluzione che permette la buona riuscita della cerimonia: accontentare davvero tutti è impossibile, oltre che estenuante. Ascoltare i consigli degli amici, anche se fatti in buona fede, non è la cosa migliore, a meno che anche loro non abbiano dovuto confrontarsi con una situazione simile e quindi possano capirvi più di altri. Ma ogni coppia è una storia a sé, e ogni figlio conosce meglio degli altri cosa i suoi genitori si aspettano da lui per il grande giorno, quello da fare e quello da evitare.

Molti padri immaginano di accompagnare la propria figlia all’altare, sulle note di una marcia nuziale: sogno che viene infranto, quando la figlia annuncia che sta per sposarsi con un uomo musulmano. Il matrimonio in Chiesa infatti è subito da escludere, a meno che si scelga di fare un rito “misto”, che per il partner non cattolico ovviamente non ha nessun effetto religioso (qui alcune informazioni: http://www.nozze-matrimonio.it/matrimonio/matrimonio_misto.html )

Se invece è il lui, in questo caso musulmano, che ci tiene al rito religioso, ci si può rivolgere al centro islamico più vicino: bastano due testimoni e alla fine viene rilasciato un certificato di matrimonio avvenuto, ma che legalmente in Italia non ha valore. Motivo per cui dovrà comunque seguire, prima o poi, un’altra cerimonia legalmente riconosciuta.

Il rito civile è a mio avviso quello che può mettere d’accordo tutti.

Senza contare che, qualsiasi cerimonia si decida di fare, rimane il problema della festa. I festeggiamenti sono d’obbligo, il mero atto formale di sposalizio ad entrambe le famiglie non basta. E nemmeno una sola festa generalmente basta: nel caso appunto le famiglie degli sposi vivano in Paesi diversi, va fatta in entrambi i Paesi. Il matrimonio è un evento unico, e come tale va festeggiato (dei matrimoni arabi avevo parlato qui:http://www.linkiesta.it/blogs/amore-senza-confini/il-mio-grosso-grasso-matrimonioarabo )

Avere tutti i parenti ed amici al proprio fianco in entrambe le feste è difficile, sia per motivi economici che burocratici. Passi il costo del volo, che spesso comunque può equivalere a un mese di stipendio nel Paese del partner. Ma poi tutti questi parenti dove alloggeranno? Mandarli in albergo è da maleducati: non fa nulla se i neosposi vivono in un mini-appartamento, bisognerebbe ospitarli lì, perlomeno i genitori. Passiamo alla burocrazia: per ottenere un visto per un cittadino arabo non è così semplice, ci vogliono mesi: ci si rende davvero conto come noi europei ed occidentali in generale per viaggiare siamo fortunati: i tempi d’attesa per avere un passaporto non sono così lunghi. In alternativa al visto, si può fare la domanda di invito, che consiste nella richiesta di ospitalità per una persona straniera: ma anche qui, non si ottiene immediatamente e viene richiesta una fideiussione non indifferente a persona.

Così la soluzione migliore sembra proprio essere fare due feste separate, una festa per i parenti in Italia e l’altra con i parenti nel Paese del partner. Certo, per i genitori che non assisteranno alla firma del contratto di matrimonio, ci sarà sempre un po’ di dispiacere per questa assenza. Ma per il bene del figlio, meglio evitare di tenere il muso e cercare di comprendere che non si può arrivare dappertutto.

Per quanto riguarda me, manca ormai poco al grande giorno. Non è stata facile nemmeno la nostra organizzazione, ma alla fine abbiamo optato per un matrimonio civile qui in Italia. Per diversi motivi (organizzativi più che altro) i familiari di lui non saranno presenti: per questo abbiamo deciso di fare i festeggiamenti anche in Tunisia, l’anno prossimo.

Auguro a tutte le coppie che si trovano in questa situazione di riuscire a trovare una soluzione che possa mettere d’accordo entrambi: è un giorno importante.

Allora Almitra parlò di nuovo e disse: Che cosa puoi dirci del Matrimonio, maestro?…
Ed egli rispose, dicendo:
Voi siete nati insieme, e dovrete sempre stare insieme.
Starete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, starete insieme anche nella memoria silenziosa di Dio.
Ma che ci siano spazi nel vostro stare insieme,
E che i venti del cielo danzino tra di voi.
Amatevi vicendevolmente, ma il vostro amore non sia una prigione:
Lasciate piuttosto un mare ondoso tra le due sponde delle vostre anime.
Riempitevi la coppa uno con l’altro, ma non bevete da una sola coppa.
Scambiatevi a vicenda il vostro pane, ma non mangiate dallo stesso pane.
Cantate insieme e danzate e siate allegri, ma che ciascuno sia solo.
Come le corde di un liuto, che sono sole, anche se vibrano per la stessa musica.
Datevi il vostro cuore, ma non lo date in custodia uno dell’altro.
Perché solo la mano della Vita può contenere i vostri cuori.
E state insieme ma non troppo vicini:
Poiché le colonne del tempio sono distanziate,
E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

Da “Il profeta” di Khalil Gibran

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta