’O pernacchioMimetiche e cheerleaders: il Napoli di De Laurentiis

Si deve essere rotto qualcosa, come un piatto che cade per terra o un rametto che, calpestato, si spezza. Crack! Un rumore secco, netto: l'"annunciazio' annunciazio'" di un cambiamento epocale, che...

Si deve essere rotto qualcosa, come un piatto che cade per terra o un rametto che, calpestato, si spezza. Crack! Un rumore secco, netto: l’“annunciazio’ annunciazio'” di un cambiamento epocale, che dice addio al passato e benvenuto al futuro. De Laurentiis, il Napoli e la sua nuova faccia, fatta di completini mimetici e di cheerleaders sorridenti, sono il campanello d’allarme; i napoletani, una tifoseria da fare invidia a quelle storiche dell’alta Inghilterra e un pubblico che s’entusiasma per un paio di schioppi sono la tanto (o poco?) attesa conseguenza.

A Napoli il calcio è probabilmente l’unica cosa che funziona: c’è da scommettere che se un giocatore o l’intera squadra facessero una reclam in tv, una cosa tipo “vogliamoci bene, niente più risse in strada”, la gente li starebbe ad ascoltare. E non perché sia la cosa giusta da fare, per carità. Ma perché a chiederglielo sarebbero i loro beniamini, i loro eroi: il futuro migliore che ci possa essere per un ragazzo. Non siamo in Brasile, ma si sta, almeno con la testa, come nelle favelas. Il calcio è l’unica speranza, l’unica cosa bella, l’unica cosa pulita che resta ai napoletani. E guai a toccargliela. È per questo che De Laurentiis, cineasta riconvertitosi a presidente calcistico, gode di tanta fama: perché ha capito come prendere la gente. Ha annusato, ha aspettato e alla fine ha puntato: non alla gola, ma al cuore. Dove il sangue arriva più copioso.

Con le nuove divise, un tripudio di verde e marrone come non se ne vedeva dai tempi del Vietnam, e con le cheerleaders, un toccasana per gli occhi e per lo spirito, De Laurentiis ha fatto di nuovo bingo. Ha tirato i dadi e ha vinto: anche stavolta ha letto la sua tifoseria – una parte di essa, la parte importante – e ha capito come farla contenta. Come Cesare col suo panem et circenses. Ad alcuni l’uomo, il presidente e l’imprenditore possono non piacere. Ma quei pochi non sono tifosi paganti. O se lo sono, pure se contrari, ci vanno lo stesso allo Stadio, perché quando gioca il Napoli la città è in festa. Si ferma tutto. E la gente, tutta insieme, tutta unita, trattiene il respiro. Ad ogni azione, si sentono le urla di un popolo, non del singolo. Il Napoli, quando è in casa, è come se giocasse in 12: dalle tribune e dalle curve, c’è il tifoso che l’avverte, che gli dice “uomo!” e che gli dà forza. La stessa forza che permise a Davide di battere Golia.

A De Laurentiis tanto di cappello: è un sociologo e un lettore attento dell’umore napoletano. Delle sue scelte commerciali, vedi divise e vedi majorettes, si può dire tutto, veramente; ma non che non siano furbe o azzeccate. Se il Napoli vince, i napoletani festeggiano. E se i napoletani festeggiano, la notte passa veloce. Sicuramente più veloce del solito.

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