Italia 2014Sapessi com’è strano un orto (sociale) a Quarto Oggiaro

 Nel lavoro quotidiano di Davide Ciccarese, agronomo, convivono una componente un po’ sognante, ed una dannatamente pratica. Davide si occupa di orti, con uno spiccato taglio sociale, e lo fa a M...

Nel lavoro quotidiano di Davide Ciccarese, agronomo, convivono una componente un po’ sognante, ed una dannatamente pratica. Davide si occupa di orti, con uno spiccato taglio sociale, e lo fa a Milano, città che il verde ce l’ha intorno e spesso lo nasconde tra i palazzi, per tutelarlo, o per renderlo esclusivo, ad accesso privato.

Nel caso di Quarto Oggiaro, poi, c’è un lavoro lento e laborioso, la tessitura di una fiducia costruita nei giardini dei casermoni, dove un gruppo di aiuole di pochi metri quadrati si è trasformato qualche mese fa in un orto condiviso. “Ci lavorano giovani ed anziani, disoccupati e pensionati, poi c’è un ragazzo arrivato dalla Repubblica Centrafricana: si chiama Fatah, fa il panettiere a Milano ma sogna di tornare in Africa per lavorare la sua terra. Come me, è convinto che il futuro passi dall’agricoltura”.

I lavoratori dell’orto di Quarto Oggiaro

Dopo gli omicidi di questi giorni, su Quarto Oggiaro sembra calata una forma di calma apparente e al tempo stesso elettrica. Le strade sono un po’ buie, desolate tra palazzoni, cemento e strade a scorrimento veloce. Qualcuno azzarda al coprifuoco ed è facile cadere in analisi urbanistiche e sociologiche pronte all’uso, ma forse anche un po’ superficiali.

C’è invece una parte del quartiere che non nega i problemi e nemmeno dispensa ottimismo. Semplicemente continua a lavorare, lontana dai riflettori e dai taccuini. L’orto di Ciccarese è un pezzettino credibile. “Gli orti sono la metafora della scommessa sul futuro. Coltivi e ti prendi cura di ciò che sarà, con altruismo e passione, aspettando i frutti con il gusto innocente di un bambino che spera in un regalo. abbiamo già raccolto le melanzane, adesso tocca a cavoli e verze, ed è un grande successo: l’orto è onesto, restituisce sempre tutto quello che gli dai. E qui c’è stata passione e fatica. Questi pezzi di terra rubati al cemento sono una sintesi di un nuovo modo di vivere la città, costruire relazioni vere senza intermediazione. E farlo qui, in una periferia dove passa il presente e il futuro di Milano, ha ancora più valore”.

L’orto sociale di Quarto Oggiaro mi sembrava il posto migliore dove raccogliere cinque tipi diversi di semi per comporre un autentico “mappamodo” sul balcone di casa, un buon viatico per chi resta a casa in questi giorni di vacanza. Eccoli: il tarassaco cresciuto a Quarto che produce un bello spinacio, il peperoncino che in quattro mesi germoglia e unisce Milano alla Cayenna, un innesto di limone cinese (profumato e richiestissimo, insieme a tanti altri prodotti d’origine asiatica che si cominciano a coltivare anche alle nostre latitudini), piantaggine e ginkobiloba, che è una pianta bella grossa ed anche un bell’impegno. I semi puzzano tantissimo, ma ne vale la pena.

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