Vanilla LatteSe per la Littizzetto “Karim è un nome da dobermann”

Sono passati ormai oltre tre giorni. Il “fatto” - se tale si può definire – è accaduto domenica sera, e finora, salvo un paio di utenti Twitter e qualcuno su Facebook, nessuno pare essersene accort...

Sono passati ormai oltre tre giorni. Il “fatto” – se tale si può definire – è accaduto domenica sera, e finora, salvo un paio di utenti Twitter e qualcuno su Facebook, nessuno pare essersene accorto. Meglio così, in fondo. In una fase storico-giornalistica di facili indignazioni, bufere blitz e polveroni sprint, dal caso Barilla a Miley Cyrus, passando per migliaia di casi (mediatici) simili, in cui la parola d’ordine per il titolo è “shock”, forse è un bene, che nessuno abbia tentato di strumentalizzare, distorcere o cavalcare quanto successo. Per contro, in ogni caso stupisce un po’ che proprio nessuno abbia avuto qualcosa da ridire.

È domenica sera, sei ottobre. A farla da padrone, come da tempo a questa parte, è la seguitissima trasmissione “Che tempo che fa”, su Rai Tre. Un programma di (meritato) successo, un format vincente, un team rodato che funziona alla perfezione, al punto di ottenere – per la serata – il 10.29% di share. Il momento più atteso, ça va sans dire, è come sempre lo spazio dedicato a Luciana Littizzetto, in cui la comica-cabarettista-attrice entra nelle case degli italiani con la sua verve satirica e, con Fabio Fazio come “spalla”, affronta alcuni temi di attualità dei giorni precedenti. Tra questi, nell’ultima settimana, anche la poco edificante e alquanto bizzarra vicenda che ha avuto come protagonista l’ex “tronista” di Canale 5 Karim Capuano, il quale, stando alle cronache, avrebbe emulato il pugile Mike Tyson e “staccato a morsi un orecchio” di un vicino di casa durante una lite. Come comprensibile, la Littizzetto dedica all’episodio ampia attenzione, con una serie di battute sferzanti.

Nel fiume in piena, tra una “punch line” e l’altra, tuttavia, accade che la comica-cabarettista-attrice-scrittrice-conduttrice si lasci scappare la seguente frase: “Con un nome così c’è anche un po’ da aspettarselo! Ma ti puoi chiamare Karim? Karim è un nome da dobermann”. Ora, senza entrare nel merito di quanto accaduto tra Capuano e il suo vicino, senza puntare il dito contro la Littizzetto o contro la scelta delle battute da pronunciare, senza alcun intento polemico né tanto meno “parruccone”, sarebbe opportuno evidenziare che, aldilà della vicenda di cronaca, e aldilà del “titolare” di tale nome di battesimo, “Karim” (o “Kareem”, o “Kerim”) trae origine dell’arabo, significa “generoso”, ed è uno dei 99 nomi di Allah, essendo appunto una delle novantanove qualità della divinità dell’Islam. È molto diffuso, principalmente come nome, ma anche come cognome, e non solo nel mondo arabo. Inoltre, dire “Ramadan Karim” è un classico augurio di festività (“Generoso Ramadan”, appunto).

Data la sua elevata diffusione, per carità, non ci sarebbe probabilmente alcunché di male, come suggerito dalla Littizzetto (che siamo certi essere in assoluta buona fede), nell’usarlo come nome per un cane dobermann. Sorge tuttavia spontaneo chiedersi, oltre allo stesso Karim Capuano, come avrebbero reagito persone quali l’ex campione di basket NBA Kareem Abdul-Jabbar, la stella del calcio francese Karim Benzema, o Sua Altezza il Principe Shah Karim al-Husayni, ovvero il quarto Aga Khan, nel sentire la frase “Karim è un nome da dobermann”, se domenica sera fossero stati davanti a Rai Tre (cosa che tendiamo a dubitare). Sorge altrettanto spontaneo chiedersi quale polverone mediatico (immotivato, s’intende) si sarebbe sollevato se, un’affermazione del genere, fosse uscita dalla bocca di qualche personalità politica, da un Silvio Berlusconi (“inguaribile gaffeur, vergogna!”) o da un Roberto Calderoli (“inguaribile razzista, vergogna!”). Invece, nulla è successo. Proprio nulla. Salvo qualche utente su Facebook e Twitter, nessuno se n’è accorto, tantomeno (fintamente) indignato. Nemmeno una riga sui giornali, neppure online. Nessuna campagna di boicottaggio. Nemmeno una piccola interrogazione parlamentare, che di solito non si nega a nessuno. Niente di niente. Nemmeno la Kyenge che chiede le dimissioni della Littizzetto. Ma forse, a pensarci bene, è meglio così: un po’ di sana tregua, in attesa della prossima – finta – bufera.

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