Amore senza confiniL’accoglienza araba non è una leggenda

The alla menta con mandorle a Tunisi  L’accoglienza araba non è leggendaria: esiste davvero. L’avevo già sperimentata in Marocco, nel 2006, nel viaggio-premio post maturità, ma quest’estat...

The alla menta con mandorle a Tunisi

L’accoglienza araba non è leggendaria: esiste davvero. L’avevo già sperimentata in Marocco, nel 2006, nel viaggio-premio post maturità, ma quest’estate l’ho vissuta ancora di più in Tunisia.

Tutta emozionata per l’incontro con i suoceri, mi chiedevo come comportarmi, come mi avrebbero accolta, se ce l’avessero con me per non aver potuto partecipare al matrimonio del loro secondogenito. Ogni mio dubbio è sparito appena ho varcato la soglia della loro casa: il padre mi ha abbracciata, mentre madre ed amica mi hanno accolta al suono delle zagarut, le grida di gioia che le donne arabe emettono in occasioni speciali, come matrimoni, nascita di un figlio ed un modo per fare capire al vicinato che nella famiglia è successo un lieto evento.

Per non parlare del cassetto preparato per me con camice da notte, vestiti tradizionali e non, regali per mia mamma e nonna, e nei giorni seguenti il via vai continuo di amiche e conoscenti venute a vedere l’”aroussa”, la sposa. Ogni volta entravo in salotto per presentarmi, anche se le conversazioni erano impossibili: non parlo l’arabo, e il francese lo masticavano solo poche signore. Sono stata riempita di regali anche da parte di persone che non ho conosciuto, amiche della suocera che per complimentarsi per il matrimonio del figlio mi hanno regalato gioielli tipici (con qualche lamentela da parte di mio marito: “Ma per me niente? Mi sono sposato anche io”).

E il cibo? Una delizia dopo l’altra. “Cosa vuoi per pranzo?” Piatti di cous cous, tajine, mulukyha (per le ricette: http://www.cookaround.com/cucina-internazionale/tunisia/secondi-piatti) da leccarsi i baffi (e da aggiungere chili in più).

Nonostante l’ostacolo della lingua, in qualche modo si riusciva a comunicare: a gesti, con qualche parola in francese ed alcuna in tunisino, con mio marito o mio cognato che facevano da intermediari.

Anche l’incontro con il resto dei parenti è andato bene, ho conosciuto i nonni (che abitano al Kef, un paesino a 250 km da Tunisi) e gli zii. Ricorderò sempre con tenerezza il momento della partenza, in cui la nonna mi ha regalato un profumo da uomo…sì, da uomo, perché non ci ha fatto caso, e pur di non lasciarmi andare via a mani vuote, visto che eravamo arrivati senza preavviso, mi ha regalato quello che la casa offriva… ed è il gesto, il pensiero che conta.

Non sono mancate neppure persone che hanno voluto insinuare che è stato un matrimonio di comodo, solo per avere i documenti, con qualche conoscente che ha chiesto a mio marito di procurare anche a lui una moglie italiana (ed è stato mandato a quel paese), come chi ha tentato di mettere il tarlo nell’orecchio alla suocera perché il figlio era stato maleducato, sposandosi in Italia senza i genitori… per fortuna tentativi tutti falliti. Ci sono state anche persone che non l’hanno detto direttamente, ma si capiva, e che poi appena mi hanno visto dicevano a mio marito: “Ah, ma è giovane! Pensavo fosse più vecchia di te…”. Gli invidiosi ci sono sempre, così come persone che troveranno sempre il pelo nell’uovo per cercare di infrangere la felicità altrui… E ciò dimostra come i pregiudizi siano duri a morire, anche dall’altra sponda del Mediterraneo.