La Fantascienza è adessoLa rete della vanità

Siete su Facebook, non dovete fare nulla di particolare, il solito ozio 2.0 fatto di fugaci conversazioni, tag, mi piace, sfilza di meme, rifiuti di partecipazione ad eventi e tutto il resto. Poi ...

Siete su Facebook, non dovete fare nulla di particolare, il solito ozio 2.0 fatto di fugaci conversazioni, tag, mi piace, sfilza di meme, rifiuti di partecipazione ad eventi e tutto il resto. Poi magari Facebook vi comunica che alcuni vostri amici hanno messo mi piace ad uno status, pare sia di un vostro conoscente appena laureato. Non è tra i vostri amici, ma in poco venite sommersi da foto in cui sono taggati vostri amici, quindi senza volerlo vi beccate st’informazione: taldeitali si è laureato, pensate “e sticazzi?”.

Poi passa qualche giorno, siete fuori da un locale pre-serata a bere una birra o un cocktail, incrociate “taldeitali” che si è appena laureato, si ferma a parlare con i vostri amici. Vedete i suoi occhi brillare, è chiaramente contento di essersi messo alle spalle le nottate per la tesi e i docenti capricciosi ed irritanti di anni di università, non lo conoscete così bene, ma in fondo vi fa piacere, quindi sorge un dilemma “glieli faccio o no sti auguri per la laurea?”.

Non volete fare la figura dello stalker, però insomma vi siete ritrovati il suo status e tutte quelle foto senza neanche volerlo, è che Facebook funziona così, vuole che tu ti faccia i c**zi altrui. Alla fine pensate “ma si, ma che me frega, mò glieli faccio gli auguri”. Lui nel mentre non ha ancora minimamente nominato la laurea con gli altri, vi inserite con un “oi auguri per la laurea” e lui vi guarda male “e tu come lo sai?”, rispondete “eh no ho visto su Facebook” e magari vi beccate un compatito “ah ok”.

Uno dei maggiori problemi riscontrato dalle persone, senza neanche che se ne rendano conto, è che sono totalmente incapaci di capire quanti dati forniscono alla rete, spinte da un’irrefrenabile voglia di apparire, di gridare al mondo “ehi sono qui! Guardate cosa sto facendo”, le persone ignorano l’ovvia conseguenza di spiattellare al vento tutti i propri fatti.

Ironico come il buon Orwell, assieme a tanti altri, profetizzava in un mondo in cui saremmo stati costantemente spiati, quando invece neanche serve, siamo noi stessi a voler dire tutto di noi a tutti, però quando ce lo fann notare trattiamo tutti come uno stalker maniaco.

Il comico americano Jack Vale ha girato una candid proprio per dimostrare questo, un “social media experiment” tutto da godere.

 https://www.youtube.com/embed/5P_0s1TYpJU/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Adesso che avete visto il video e magari credete che siamo tutti ridicoli vi prego di soffermarvi su quest’altro, è il classico scherzo del “ehi ti faccio una foto ma in realtà è un video”.

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