’O pernacchioTanti auguri Massimo, e ricordati che ti vogliamo bene

«Quando penso a Pasolini, e a come agiva rispetto alla società, alle cose, mi stimo molto poco». Non è un filosofo e neppure uno scrittore di fama internazionale ad averlo detto; ma Massimo Troisi ...

«Quando penso a Pasolini, e a come agiva rispetto alla società, alle cose, mi stimo molto poco». Non è un filosofo e neppure uno scrittore di fama internazionale ad averlo detto; ma Massimo Troisi – quel Massimo Troisi – che trincerato nella sua fama d’attore snocciolava frasi come queste con naturalezza, con la spontaneità che l’ha sempre contraddistinto. «Si è più registi», diceva «prima di andare a dormire, quando si va in bagno, parlando con la propria moglie, piuttosto che sul set». E lui, sul set, ci passava veramente tanto tempo. Uomo, napoletano DOC, attore di cinema, teatro e televisione. Un artista a tutto tondo che oggi, 19 Febbraio 2014, avrebbe compiuto sessantuno anni. Chissà come sarebbe stato averlo ancora qui, tra noi. Magari stamattina avrebbe detto pure lui la sua su Sanremo, oppure, molto più probabilmente, avrebbe glissato con una battuta. «Meglio cinquanta juorne da orsacchiotto» così non fai la figura del leone, ma manco della pecora.

Il suo ultimo film, Il Postino, gli valse una nomination agli Oscar. Era la prima volta, forse, che non interpretava un personaggio puramente napoletano: più romantico, più pensieroso; leggero come delle volte sono leggere certe idee, che pure a volerle evitare ritornano di continuo, punto e a capo. Massimo Troisi era la degna rappresentazione di Napoli città, di Napoli cultura e di Napoli comicità. Non era forzoso o forzato; si agitava, si stringeva nelle spalle, e parlava chiaro, franco, con quella spontaneità che rende grande un attore e indimenticabile un’interpretazione. I capelli ricci, il sorriso accennato, una fronte pronta a crucciarsi in qualsiasi momento, e dita che si univano, si allontanavano, «Toni’ ma che buo’?» e «Toni’, lascim sta’ ‘o giubbott»

La lettera di Non ci resta che piangere e le risate amare, tra padre e figlio, in Che ora è? con Marcello Mastroianni. «Ricordati che devi morire» e «sì, mo’ me lo scrivo»; il migrante che non migra ma che viaggia, lontano dai luoghi comuni e dalla superstizione, dal lavoro che non ci sta – «io ce l’avevo un lavoro» – e da una famiglia che ti sta addosso come una seconda pelle, stressandoti e stancandoti. E «vieni, vieni» che se vieni, Vaso, mi risolvi tutti i problemi. Vado in tv, divento famoso. Un regista, oltre che attore, che ha saputo andare a fondo del napoletano, preso come campione sociale, e dell’italiano più in generale. Massimo Troisi era, è stato e sarà questo. Tutte queste cose. E non ci sta altro da dire che questo: tanti auguri Massimo, e ricordati che ti vogliamo bene.

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