’O pernacchioVada come vada, Sorrentino ha vinto

Non lo so. Forse qualcuno ha già scritto una cosa del genere. Forse l'ho già scritta io e non me lo ricordo. Ma stamattina, a poche ore dagli Oscar, mi sento comunque di doverlo scrivere (riscriver...

Non lo so. Forse qualcuno ha già scritto una cosa del genere. Forse l’ho già scritta io e non me lo ricordo. Ma stamattina, a poche ore dagli Oscar, mi sento comunque di doverlo scrivere (riscrivere?) e di complimentarmi sinceramente con lui: Paolo Sorrentino, andrà come andrà, hai già vinto. Vinto – intendiamoci subito – nel senso più genuino, bello e sincero. Hai vinto come vincono certe persone che ogni giorno, senza nessun riconoscimento ufficiale, arrivano alla sera, stanche ed indolenzite, e sorridono. Continuano a sorridere, nonostante i calli, il sudore e la stanchezza. Hai vinto come vincono quei bambini che per la prima volta riescono a finire di leggere una frase intera senza interruzioni; hai vinto come l’uomo che si sente dire di sì dalla donna che ama.

Stanotte ci sono gli Oscar e una parte di Italia è già contenta così. Dopo anni – quasi decenni – torniamo a Hollywood da trionfatori. La Grande Bellezza, un film intimo e profondamente personale, ha diviso la critica e il pubblico. Ha attirato antipatie e noie; ha fatto parlare, discutere, incazzare. Ha dato e ha tolto. Ma ha sempre – in qualunque caso – emozionato. Perché anche lo sdegno e l’inspiegabile odio sono emozioni. E quando un’opera riesce a fare questo, ad emozionare, riesce nel suo intento. Non è vero che «bene o male, purché se ne parli». E non è vero che chi critica non capisce niente – che è un rosicone. Ma non è neppure vero il contrario e cioè che chi difende a spada tratta La Grande Bellezza è figlio di un orgoglio patriottico che da tempo fatica ad essere.

La verità è – l’ho già detto e lo ripeto – che vada come vada, Sorrentino ha vinto. Ha già vinto. Ha fatto breccia nei muri e nei cuori; ha portato un film italiano fuori dall’Italia, si è seduto e ha sorriso con i grandi del cinema internazionale, e lo farà anche stasera. Da ospite e non da intruso. Ha portato un pezzo della nostra tecnica – la fotografia de La Grande Bellezza è quanto di meglio si possa sperare sui nostri set – nel mondo. Ha portato una storia – una storia che ha scritto e che ha vissuto raccontando – nelle sale e nelle case di persone che Roma non l’hanno mai vista di persona.

«Dà un’immagine distorta di quella che è l’Italia», si è opposto qualcuno. «Pesante e lunghissimo», ha criticato qualcun altro. Ma nella speranza che queste persone abbiano davvero visto La Grande Bellezza, ci può stare anche questo, con questi toni e in questi modi. Ci può stare se adesso – se stasera – sei a Los Angeles, col cuore che pompa emozione ed ansia. Se non riesci a smetterla di sorridere. Se un po’, per poco, anche solo per questa notte, potrai dire «a modo mio, ho vinto». Ci può stare se Napoli, da oggi, sarà sulle bocche di tutti per qualcos altro: per un regista da nomination all’Oscar e per un attore protagonista, Toni Servillo, che con la sua voce ha incantato migliaia e migliaia di spettatori.

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