Vanilla LatteMcDonald’s diventa simbolo della protesta in Thailandia. A sua insaputa.

 (Paula Bronstein/Getty Images) Per decenni, McDonald’s è stato identificato come una sorta di simbolo dell’imperialismo americano. Per molti, i locali della storica compagnia, sono sempre stati ...

(Paula Bronstein/Getty Images)

Per decenni, McDonald’s è stato identificato come una sorta di simbolo dell’imperialismo americano. Per molti, i locali della storica compagnia, sono sempre stati paragonabili alla stregua di vere e proprie ambasciate statunitensi, enclave yankee su suolo straniero, avamposti in tutto il mondo il cui unico fine era ed è quello di convertire le masse al verbo dell’hamburger, delle patatine e del capitalismo. Il suo popolare logo, così come quello di altri giganti quali Coca-Cola, Pepsi o Starbucks, è stato per infinite volte associato all’american way of life, spesso in maniera dispregiativa, se non in pura chiave anti-USA. Questa volta, però, le cose sembrano essere andate diversamente.

Perché negli ultimi tempi, come riportato dalla Associated Press, la più grande catena di fast food al mondo è diventata, suo malgrado, un simbolo della protesta in Thailandia. Nella nazione asiatica, che nelle scorse settimane ha vissuto l’ennesimo colpo di stato militare, parti del simbolo di McDonald’s sono state utilizzate – a insaputa della compagnia – come parte dell’iconografia delle proteste anti-golpe. In che modo? Molto semplice: la “M” gialla del logo di McDonald’s, ovvero “the golden arches” (letteralmente “gli archi dorati”, appunto, con buona pace di Cleo McDowell del film “Coming to America/Il Principe cerca moglie” con Eddie Murphy), è usata all’interno della parola “democracy”, democrazia, nel materiale diffuso e mostrato dai manifestanti. Non solo: un locale della catena sito al centro di Bangkok è persino diventato un punto di ritrovo degli attivisti del movimento di protesta, a seguito del colpo di stato del 22 maggio scorso, a causa della sua posizione strategica. Insomma, niente papaveri o gelsomini: questa volta, pare essere la rivoluzione del Big Mac.

Il coinvolgimento indiretto e non richiesto di McDonald’s nella diatriba thailandese non deve tuttavia essere piaciuto ai vertici della società Usa, i quali hanno fatto sentire la propria voce, rivolgendosi al movimento di protesta. McThai, sede locale della catena, ha infatti affermato di voler mantenere una “posizione neutrale” nei riguardi dei disordini dello stato del sud-est asiatico, mentre i portavoce della compagnia hanno reso noto di essere pronti ad adottare le “misure appropriate” nel caso i manifestanti dovessero continuare a utilizzare senza autorizzazione il logo di McDonald’s. Che, da simbolo di imperialismo, pare essersi trasformato in icona della democrazia. A sua insaputa.

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