Il Corsivista“A regà ce vonno 40 euro”. La truffa dei tassisti a Capodanno

Se la notizia del “forfait” –chiamiamolo così- dei vigili di Roma la notte di capodanno ha fatto scalpore è perché nessuno forse ha parlato dei tassisti. Nella notte di San Silvestro, a Roma, che è...

Se la notizia del “forfait” –chiamiamolo così- dei vigili di Roma la notte di capodanno ha fatto scalpore è perché nessuno forse ha parlato dei tassisti. Nella notte di San Silvestro, a Roma, che è anche capitale d’Italia (vale la pena ricordarlo), i mezzi pubblici non passavano, molte stazioni metro chiuse  e altre che funzionavano “secondo disponibilità del personale” (così recitava l’annuncio dagli altoparlanti).

“Va bèh, è capodanno”- sento dire. “Anche gli autisti devono festeggiare l’arrivo del 2015. In fondo uno può prendere un taxi per spostarsi”. In effetti di taxi ce ne sono a bizzeffe. Girano per tutta la città, anche se la maggior parte sono pieni. Per prenderne uno bisogna comunque aspettare molto, il che –con il freddo di questi giorni- non è il massimo del confort. Inutile chiamare al telefono: le linee sono tutte occupate. Per ore.

A Termini -davanti l’uscita della stazione- un centinaio di persone aspetta il proprio turno per un’automobile. La cosa più sensata è quindi spostarsi verso piazza della Repubblica, distante solo qualche centinaio di metri, per cercare di evitare code fastidiose. Durante questo piccolo spostamento, col vento che taglia la faccia vediamo passare due taxi. Proviamo a fermarli, ma sono pieni. La pazienza inizia a fare i conti con il tempo che passa. Nella testa i fumi caldi della cena che aspetta insieme agli amici pressanti che riempiono le chat di Whatsapp con continue (quanto inutili) sollecitazioni.

Si ferma uno che probabilmente vede il pollice alzato con la coda dell’occhio. Quindi  fa retromarcia e abbassa il finestrino. Dobbiamo andare all’inizio della Casilina.   “A regà ce vonno 40 euro”- ci dice. “Ciè, se accendo il tassametro me dice 20 euro, ma sto a lavorà la notte de capodanno e se me devo guadagà 200-300 euro me n’annavo a divertimme”. Decidiamo di salire. Il freddo ci sta fottendo e lo stomaco è diventato una caverna. Lungo il tragitto vediamo molti semafori rossi, ma forse il gelo ci ha reso daltonici perché lui, il tassinaro, non ne vede nemmeno uno. Lui passa.

Arriviamo a cena. In ritardo clamoroso. Agli altri avevamo detto di iniziare. Mangiamo da soli in fretta e in furia. Ma sorvoliamo.

Usciamo per raggiungere il Colosseo. Vogliamo brindare lì, ma niente da fare. Un’ora ad aspettare sotto una pensilina dell’autobus. Siamo dieci fantasmi in mezzo al nulla. Da lontano i fuochi d’artificio ci dicono che è giunta mezzanotte, e qui le luci sono spente già da un po’. Ma il 2015 ci porta bene. Ecco due taxi, uno dietro l’altro. Alla guida del primo c’è “Tagliatella” (je piace magnà, si vede dalla pancia poggiata sul volante) e sul secondo un tassista napoletano. Contro ogni diceria sui napoletani lui è il più onesto. Il tassametro è acceso. Non c’è nessuna maggiorazione. Arriviamo al Colosseo con 3 euro a testa (per la cronaca, anche il tassametro di Tagliatella è acceso, onesto anche lui). 
Insomma brindisi, passeggiata lungo via dei fori imperiali e poi il bivio: andiamo a ballare? O torniamo a casa? La questione si pone per un semplice motivo: il tempo da investire nella ricerca dei taxi. Imperterriti e più giovani di me, i miei amici decidono che si deve andare perché il biglietto del locale è stato pagato. E via un’altra ora ad aspettare un taxi. Non che non ce ne siano abbastanza, ma ci chiedono tutti 40, 50 euro per fare 3 o 4 chilometri.  Ma il freddo è tanto e più paziente di noi e con la costanza di prima ci fotte di nuovo. Quindi saliamo sul taxi “prestige” che –dopo una contrattazione penosa- ci accompagna alla modica somma di 30 euro. Arriviamo, balliamo –per quanto il freddo sia ancora nelle ossa- e stanchi decidiamo di tornare a casa. Prima però ci attende un’altra (si spera l’ultima odissea) di questo primo dell’anno. Sono le 4 del mattino e fuori dal locale passano decine di taxi. Il copione è sempre lo stesso. Quei pochi liberi ci chiedono 50 euro. Decidiamo di resistere, ci illudiamo di resistere. Ancora un po’, (solo) due ore, perché i taxi sono come certi treni: “A volte passano e non tornano più”. Alla fine si accosta una macchina nera. Dentro un ragazzo, un “rumeno de Roma” come confessa il suo accento. “Regà ve ci porto io a casa. Me date a me 25 euro e vi acompagno”. Ma chi cazzo è questo? Ci chiediamo. Ma il freddo ha la capacità di bloccare i pensieri. E in automatico saliamo. “Io lo faccio sempre” –ci dice. “Adesso acompagno voi e carico altri”. 

Arrivati  a casa facciamo la scoperta dell’acqua calda. Una doccia rigenerante e a dormire. In fondo è capodanno, mi dico è andata così. Almeno al risveglio si va in metro. 

Auguri!

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