Nonostante l’orrore e il coinvolgimento emotivo che ci tocca tutti trasversalmente, nessuno escluso, abbiamo un’occasione irripetibile per spiegare ai nostri giovani che esiste un solo tipo di Europa: unita, forte e solidale. Bisogna spingere sul pedale dell’acceleratore per tirare fuori dal motore di una macchina troppo spesso inzuppata di odio e oscurantismo, il pedale della solidarietà fra popoli.
Tocca tutti noi: Governi, Cittadini, Imprese.
Nessuno può sentirsi esente di responsabilità se non compiremo, tutti insieme, un passo importante verso un modello culturale imperniato dall’aggregazione e dall’integrazione fra popoli ed etnie, anziché dall’odio e dall’inciviltà tra gli stessi popoli.
Da semplice cittadino, mi auguro che si comprenda, una volta per tutte, che Bruxelles è Milano o Parigi o qualsivoglia altra città europea.
Bisogna percorrere la strada della fratellanza, ma per arrivare a questo obiettivo ambizioso, è necessario intraprendere una strada chiara e netta di unione, per combattere una cultura, figli di questi tempi, spuria di modelli e ideali, ahinoi.
Non ci faremo intimidire, non saremo succubi della paura.
Le nostre aziende continueranno a produrre e ad esportare, i nostri figli continueranno ad andare a scuola, a giocare e a divertirsi.
Ma il monito finale da ricordare è un altro: bisogna rammentare che prima di essere Italiani, siamo Europei e le lettere maiuscole utilizzate non sono casuali. Un’Europa unita significa un’Europa più forte e meno delegittimata di quella attuale.